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- Il permafrost del Monte Bianco si sta sciogliendo a causa dell'aumento delle temperature globali, aumentando il rischio di frane e crolli. Studi scientifici indicano un aumento significativo della frequenza di eventi franosi negli ultimi anni.
- La stazione di Skyway a Punta Helbronner, a 3.462 metri di altitudine, è oggetto di un progetto di monitoraggio del permafrost per valutare la stabilità del terreno.
- Lo scioglimento del permafrost ha causato una riduzione stimata di almeno 8.000 presenze turistiche nell'estate del 2022 nell'area di Skyway, su un totale di oltre 250.000 presenze annue.
- Il Club alpino italiano (Cai) ha lanciato il progetto della rete dei rifugi sentinella del clima e dell'ambiente, installando 29 centraline meteoclimatiche nei rifugi delle Alpi e degli Appennini.
- La Svizzera ha istituito la prima rete di monitoraggio nazionale del permafrost (PERMOS) nel 2000 e il Club Alpino Svizzero (CAS) ha riscontrato che oltre un terzo dei 152 rifugi montani è minacciato dal disgelo del permafrost.
Il Monte Bianco, simbolo indiscusso dell’alpinismo europeo, si trova ad affrontare una sfida senza precedenti: lo scioglimento del permafrost. Questo fenomeno, direttamente collegato all’aumento delle temperature globali, sta modificando radicalmente il volto della montagna, mettendo a rischio la sicurezza degli alpinisti e il futuro del turismo alpino. Il permafrost, terreno perennemente ghiacciato che agisce come collante naturale delle rocce d’alta quota, sta perdendo la sua stabilità, causando frane, crolli e l’accentuazione dell’instabilità dei ghiacciai.
Le conseguenze di questo cambiamento climatico sono tangibili e misurabili. Studi scientifici indicano un aumento significativo della frequenza di eventi franosi e crolli di roccia negli ultimi anni. Questo incremento è direttamente proporzionale all’aumento delle temperature medie, che ha accelerato il processo di scioglimento del permafrost. La situazione è particolarmente critica nelle zone più elevate del massiccio, dove il permafrost è più vulnerabile all’aumento delle temperature.
La fusione del permafrost non è solo un problema ambientale, ma anche un rischio concreto per le infrastrutture montane. Rifugi alpini, funivie e sentieri, spesso costruiti su terreni precedentemente stabili grazie al permafrost, si trovano ora in una situazione di crescente pericolo. La stabilità di queste strutture è compromessa, richiedendo interventi di monitoraggio e manutenzione costanti per garantire la sicurezza degli utenti. Tra i numerosi rifugi alpini impattati dal disgelo del permafrost si annovera il Mutthorn, ubicato nel Canton Berna, tra Kandersteg e Lauterbrunnen.
La Regione Valle d’Aosta, consapevole della gravità della situazione, ha avviato un progetto di monitoraggio del permafrost nell’area della stazione di Skyway a Punta Helbronner, a 3.462 metri di altitudine. Questo progetto, coordinato dal Servizio attività geologiche e affidato all’Università Bicocca di Milano, prevede l’installazione di sonde di temperatura all’interno di un pozzo profondo 80 metri, per misurare il differenziale termico tra la superficie e le profondità del terreno. I primi dati raccolti da queste sonde saranno cruciali per comprendere meglio le dinamiche del permafrost e prevedere eventuali crolli.
La crisi climatica in atto sta avendo un impatto significativo sul turismo alpino. Skyway, la funivia che porta i visitatori a Punta Helbronner, ha subito interruzioni delle attività a causa delle condizioni di instabilità in alta montagna. L’assenza di guide alpine e alpinisti ha causato una riduzione stimata di almeno 8.000 presenze per l’intera stagione estiva del 2022, su un totale di oltre 250.000 presenze annue nell’area. Questo calo di presenze evidenzia la necessità di un approccio più responsabile e sostenibile al turismo alpino, che tenga conto dei rischi legati al cambiamento climatico.
Le guide alpine: sentinelle della montagna che cambia
Le guide alpine, figure emblematiche dell’alpinismo, sono testimoni diretti dei cambiamenti che stanno interessando il Monte Bianco. La loro esperienza e conoscenza del territorio sono fondamentali per affrontare le nuove sfide poste dallo scioglimento del permafrost. Le guide alpine si trovano a dover modificare i percorsi tradizionali, valutare costantemente i rischi e adottare nuove tecniche di sicurezza per proteggere sé stessi e i loro clienti.
“La montagna non è più quella di una volta,” racconta una guida alpina con anni di esperienza alle spalle. “I percorsi che un tempo erano considerati sicuri, ora presentano pericoli nascosti. Il permafrost che si scioglie rende le rocce instabili, aumenta il rischio di caduta massi e modifica la morfologia dei ghiacciai, rendendo difficile l’orientamento.”
Le guide alpine sono costrette a studiare nuovi itinerari, spesso più esposti e tecnicamente impegnativi, per raggiungere le cime del Monte Bianco. Questo richiede una preparazione fisica e tecnica ancora più accurata, nonché una conoscenza approfondita delle condizioni meteorologiche e del terreno. La sicurezza è la priorità assoluta per le guide alpine, che devono essere in grado di valutare i rischi e prendere decisioni rapide e consapevoli per proteggere i loro clienti.
Il Club alpino italiano (Cai) svolge un ruolo fondamentale nella formazione delle guide alpine, offrendo corsi di alpinismo e arrampicata su roccia e ghiaccio. Questi corsi forniscono agli iscritti le competenze necessarie per affrontare la montagna in sicurezza, anche in condizioni difficili. Il Cai, consapevole dei cambiamenti climatici in atto, ha lanciato il progetto della rete dei rifugi sentinella del clima e dell’ambiente, installando 29 centraline meteoclimatiche nei rifugi delle Alpi e degli Appennini. Queste centraline raccolgono dati relativi alla temperatura, all’umidità, al vento e alla luminosità, fornendo informazioni preziose per lo studio del clima e la previsione dei rischi naturali.
La collaborazione tra guide alpine, scienziati e istituzioni è fondamentale per affrontare le sfide poste dallo scioglimento del permafrost. Le guide alpine, con la loro conoscenza del territorio, possono fornire informazioni preziose agli scienziati, che a loro volta possono sviluppare modelli previsionali più accurati. Le istituzioni, come la Regione Valle d’Aosta, possono investire in progetti di monitoraggio e prevenzione dei rischi naturali, per proteggere la sicurezza degli alpinisti e il futuro del turismo alpino.
Inoltre, il Cai, insieme ad altre organizzazioni, ha lanciato un appello a chi frequenta l’alta quota affinché, in caso di ritrovamenti di manufatti o oggetti appartenuti ad alpinisti del passato riemersi dai ghiacci, avvisi le autorità competenti per la loro conservazione nei musei. Questo gesto sottolinea l’importanza di preservare la memoria storica dell’alpinismo e di sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti che stanno interessando le montagne.
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Tecnologie avanzate per il monitoraggio dei rischi
Per mitigare i rischi derivanti dallo scioglimento del permafrost, sono state sviluppate e implementate diverse tecnologie avanzate di monitoraggio. Queste tecnologie permettono di raccogliere dati precisi e in tempo reale sullo stato di salute della montagna, consentendo di prevedere eventuali crolli e frane.
Tra le tecnologie più utilizzate, vi sono i sensori di temperatura, che vengono installati in profondità nel permafrost per misurare le variazioni termiche. Questi sensori forniscono informazioni preziose sulla stabilità del terreno e sulla sua vulnerabilità all’aumento delle temperature. I dati raccolti dai sensori vengono trasmessi in tempo reale ai centri di controllo, dove vengono elaborati da esperti per valutare il rischio di crolli.
Un’altra tecnologia importante è rappresentata dai droni, che vengono utilizzati per sorvolare le pareti rocciose e i ghiacciai, acquisendo immagini ad alta risoluzione. Queste immagini permettono di individuare crepe, fessure e altri segni di instabilità, che potrebbero essere precursori di crolli. I droni sono particolarmente utili per monitorare aree remote e difficilmente accessibili, dove l’intervento umano sarebbe troppo rischioso.
Oltre ai sensori e ai droni, vengono utilizzati anche modelli matematici complessi, che simulano il comportamento della montagna in diverse condizioni climatiche. Questi modelli permettono di prevedere l’evoluzione del permafrost e il rischio di crolli, fornendo informazioni preziose per la pianificazione di interventi di mitigazione del rischio. I modelli matematici vengono costantemente aggiornati con i dati raccolti dai sensori e dai droni, per migliorare la loro precisione e affidabilità.
L’utilizzo di queste tecnologie avanzate richiede competenze specifiche e una stretta collaborazione tra scienziati, ingegneri e tecnici. La Fondazione Montagna Sicura, con sede in Valle d’Aosta, svolge un ruolo importante nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie per il monitoraggio dei rischi naturali in montagna. La Fondazione collabora con università, centri di ricerca e aziende private per sviluppare soluzioni innovative e migliorare la sicurezza degli alpinisti e delle comunità montane.
Inoltre, alcune comunità stanno sperimentando metodi di raffreddamento passivo per creare e conservare il permafrost.
Un approccio consiste nel controllare la dispersione di calore convettivo dal terreno e nell’impiegare l’aria ambiente fredda per raffreddare il permafrost attraverso condotti di ventilazione e termosifoni. Questo approccio, sebbene ancora in fase sperimentale, potrebbe rappresentare una soluzione promettente per proteggere le infrastrutture costruite su terreni instabili.
[IMMAGINE=”A geometric abstract image of the Monte Bianco, a stylized alpine guide figure, and permafrost degradation represented by fragmented geometric shapes. The style should be iconic, inspired by neoplastic and constructivist art, with clean vertical and horizontal lines. Use a palette of cool, desaturated colors. The mountain should be represented as a simplified triangular shape. The alpine guide as a human figure composed of geometric forms. The permafrost degradation must be represented via geometric fragmentation shapes. The image must be simple and unitary, easily understandable, and should not contain any text.” ]
Sfide future e sostenibilità dell’alpinismo
Il futuro dell’alpinismo sul Monte Bianco è strettamente legato alla capacità di affrontare le sfide poste dallo scioglimento del permafrost. È necessario adottare un approccio più consapevole e responsabile alla montagna, che tenga conto dei rischi legati al cambiamento climatico. Questo richiede un impegno da parte di tutti gli attori coinvolti, dalle guide alpine agli alpinisti, dalle istituzioni ai gestori delle infrastrutture turistiche.
Un aspetto fondamentale è la formazione e l’informazione degli alpinisti. È necessario sensibilizzare gli alpinisti sui rischi legati allo scioglimento del permafrost e fornire loro le competenze necessarie per affrontare la montagna in sicurezza. Questo può essere fatto attraverso corsi di alpinismo, guide informative e campagne di sensibilizzazione.
Un altro aspetto importante è la gestione sostenibile del turismo alpino. È necessario promuovere un turismo responsabile, che valorizzi le risorse naturali e culturali del territorio, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Questo può essere fatto attraverso la promozione di attività a basso impatto ambientale, la gestione dei rifiuti e la sensibilizzazione dei turisti.
Infine, è fondamentale investire in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per il monitoraggio e la mitigazione dei rischi naturali in montagna. Questo richiede un impegno da parte delle istituzioni, delle università e delle aziende private. La collaborazione tra diversi attori è fondamentale per sviluppare soluzioni innovative e migliorare la sicurezza degli alpinisti e delle comunità montane.
La Svizzera, con la sua lunga tradizione di alpinismo e la sua attenzione alla sostenibilità ambientale, rappresenta un modello da seguire per la gestione delle sfide poste dallo scioglimento del permafrost. Il Paese ha istituito la prima rete di monitoraggio nazionale del permafrost (PERMOS) nel 2000 e ha sviluppato tecnologie innovative per la stabilizzazione del terreno. La collaborazione tra scienziati, guide alpine e istituzioni è un esempio virtuoso di come affrontare le sfide del cambiamento climatico in montagna.
Il Club Alpino Svizzero (CAS) ha riscontrato che oltre un terzo dei 152 rifugi montani è minacciato dal disgelo del permafrost.
Inoltre, altri 42 edifici simili sono a rischio a causa di possibili frane originatesi da zone di permafrost.
In conclusione, il futuro dell’alpinismo sul Monte Bianco dipende dalla capacità di affrontare le sfide poste dallo scioglimento del permafrost. Adottando un approccio più consapevole, responsabile e sostenibile alla montagna, sarà possibile preservare la bellezza e la sicurezza di questo simbolo dell’alpinismo europeo per le generazioni future.
Verso un alpinismo consapevole: un futuro possibile
Di fronte alle trasformazioni imposte dal cambiamento climatico, l’alpinismo deve evolvere verso un approccio più consapevole e rispettoso della montagna. Questo significa non solo adottare nuove tecniche di sicurezza e monitoraggio dei rischi, ma anche ripensare il modo in cui viviamo e interagiamo con l’ambiente alpino. È necessario promuovere un alpinismo che valorizzi la conoscenza del territorio, la collaborazione tra alpinisti e scienziati, e la sostenibilità ambientale.
L’alpinismo del futuro dovrà essere un alpinismo di ascolto, capace di interpretare i segnali della montagna e di adattarsi alle sue trasformazioni. Questo richiede una profonda conoscenza del territorio, delle sue dinamiche geologiche e climatiche, e delle sue fragilità. Gli alpinisti dovranno essere in grado di valutare i rischi, di scegliere i percorsi più sicuri, e di rinunciare alla salita in caso di condizioni avverse.
Un alpinismo di collaborazione, che valorizzi la sinergia tra alpinisti e scienziati. Gli alpinisti, con la loro esperienza sul campo, possono fornire informazioni preziose agli scienziati, che a loro volta possono sviluppare modelli previsionali più accurati e tecnologie di monitoraggio più efficienti. La collaborazione tra alpinisti e scienziati può portare a una migliore comprensione dei fenomeni che interessano la montagna e a una gestione più efficace dei rischi naturali.
E, infine, un alpinismo di sostenibilità, che minimizzi l’impatto ambientale delle attività umane sulla montagna. Questo significa adottare pratiche di turismo responsabile, ridurre i rifiuti, utilizzare mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, e sostenere le economie locali che valorizzano le risorse naturali e culturali del territorio. Un alpinismo sostenibile è un alpinismo che guarda al futuro, che preserva la bellezza e la fragilità della montagna per le generazioni a venire.
In fondo, l’alpinismo è sempre stato una sfida, una ricerca di equilibrio tra l’uomo e la natura. Oggi, questa sfida è diventata ancora più complessa, ma anche più stimolante. Affrontare le sfide del cambiamento climatico in montagna significa non solo proteggere la sicurezza degli alpinisti, ma anche preservare un patrimonio naturale e culturale di valore inestimabile. Significa costruire un futuro in cui l’alpinismo possa continuare a essere un’esperienza di crescita personale e di connessione con la natura, nel rispetto dei suoi limiti e delle sue trasformazioni.
È un tema complesso quello che abbiamo esplorato, vero? Ma è fondamentale capire che la montagna è un sistema delicato e interconnesso. Un consiglio semplice ma cruciale per chi si avvicina all’alpinismo è di informarsi sempre sulle condizioni meteo e del percorso prima di partire. Sembra banale, ma può fare la differenza tra una giornata indimenticabile e un’esperienza pericolosa.
E per chi è già esperto? Beh, la sfida si fa ancora più interessante. Approfondire le conoscenze sulla geologia del territorio e sui meccanismi del permafrost permette di comprendere meglio i rischi e di valutare le strategie di salita più sicure. Magari potresti anche partecipare a progetti di monitoraggio ambientale, diventando parte attiva nella tutela della montagna.
Spero che questo articolo ti abbia stimolato a riflettere sul tuo rapporto con la montagna. Ricorda, siamo tutti responsabili della sua salvaguardia.
- Studio sui rischi naturali emergenti in alta montagna, per monitoraggio ghiacciaio Whymper.
- Pagina dell'Università Bicocca sulla ricerca nei ghiacciai, team e progetti.
- Bilancio di Sostenibilità di Skyway Monte Bianco: azioni di decarbonizzazione intraprese.
- Analisi dell'impatto del cambiamento climatico sulle Alpi, incluso il permafrost.







