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- Stefano Verlicchi, fotografo di 65 anni, è deceduto sulle Dolomiti mentre cercava di immortalare le Tre Cime di Lavaredo illuminate dalla luna.
- L'escursione è iniziata alle 17:30 del 4 gennaio ed è terminata tragicamente a causa di un malore improvviso.
- Verlicchi era fondatore del «Circolino Fotografico» e collaboratore attivo della compagnia teatrale dei fratelli Parmiani e della scuola di musica Malerbi, dimostrando il suo forte legame con la comunità di Lugo.
Il dramma si è consumato nel tardo pomeriggio del 4 gennaio, mentre Verlicchi, insieme a un compagno, si dirigeva con una slitta verso le suggestive Tre Cime di Lavaredo. La sua ambizione era quella di catturare con la fotocamera le vette simbolo, illuminate dalla luna, un connubio tra i suoi due grandi amori: la montagna e l’arte fotografica.
L’escursione, iniziata verso le 17:30, ha avuto un epilogo inatteso quando Verlicchi ha cessato di rispondere alle parole dell’amico. Un malore improvviso lo ha sopraffatto, rendendo inutili gli sforzi di rianimazione del compagno e del team di soccorso giunto in elicottero. La notizia ha gettato nello sconforto la comunità di Lugo, dove Verlicchi era una figura benvoluta e stimata.

Una Vita Dedicata alla Passione e alla Comunità
Stefano Verlicchi non era solo un appassionato di montagna e fotografia, ma anche una persona profondamente legata alla sua comunità. Fratello di Paolo, titolare di un’impresa edile lughese, Stefano aveva continuato a collaborare con l’attività di famiglia anche dopo il suo pensionamento, avvenuto quattro anni prima. La figlia Silvia ricorda con affetto come, la domenica mattina, il padre avesse dedicato del tempo a insegnare alle nipotine a sciare, prima di congedarsi nel primo pomeriggio per la sua spedizione fotografica.
La sua dedizione alla fotografia lo aveva spinto a fondare il “Circolino Fotografico”, un punto di riferimento per i cultori locali. Era inoltre un collaboratore attivo della compagnia teatrale dei fratelli Parmiani e della scuola di musica Malerbi, manifestando così il suo impegno nel tessuto culturale cittadino. Verlicchi era anche tra i promotori del gruppo Facebook “Se di Lugo se…”, una piattaforma che ha raccolto una miriade di messaggi di condoglianze e testimonianze di affetto dopo la notizia della sua dipartita. Ivan Guerra, attuale responsabile del gruppo, lo ha ricordato come un amico e un individuo generoso, che ha arricchito la vita della comunità online con le sue foto e i suoi racconti.
- Un fotografo che amava la montagna e la sua comunità...❤️...
- La montagna è meravigliosa, ma a volte crudele... 💔...
- E se invece la sua passione fosse stata una fuga...? 🤔...
Il Ricordo di un Uomo Attivo e Sociale
La notizia della scomparsa di Stefano Verlicchi ha generato un dolore profondo in coloro che lo conoscevano. Il fratello Paolo sottolineava la sua indole particolarmente dinamica, la sua grande capacità di socializzazione e la sua abilità nel creare facilmente rapporti di amicizia. La sua passione per la montagna e la fotografia rappresentava un elemento distintivo del suo carattere, un modo per dare voce alla sua creatività e al suo amore per la bellezza del mondo che lo circondava.
La sua collaborazione con la Contesa Estense dimostra il suo impegno nel preservare le tradizioni e il patrimonio culturale del territorio. La sua perdita rappresenta un grave lutto non solo per la sua famiglia, ma per l’intera comunità di Lugo, che ha perso un uomo altruista, appassionato e sempre pronto ad aiutare gli altri. Al momento, non è ancora stata stabilita la data delle esequie, in attesa del via libera delle autorità competenti. Stefano Verlicchi lascia nel dolore la consorte Diana, i figli Silvia e Matteo, assieme al fratello Paolo e all’anziana madre. Avrebbe compiuto 66 anni il 25 febbraio prossimo.
Un’Eredità di Passione e Dedizione
La tragica scomparsa di Stefano Verlicchi ci rammenta la caducità dell’esistenza e quanto sia importante nutrire le proprie passioni con fervore e impegno. La sua vicenda è un esempio di come la montagna e la fotografia possano fondersi armoniosamente, diventando un mezzo per entrare in contatto con la natura e immortalare la sua magnificenza. La sua eredità è un invito a vivere intensamente ogni istante, a non abbandonare i propri sogni e a condividere il proprio entusiasmo con gli altri.
Amici, appassionati di montagna e fotografia, la storia di Stefano ci scuote profondamente. Ci ricorda che la montagna, benché offra paesaggi incantevoli, esige rispetto e prudenza. Un malore repentino può colpire chiunque, anche chi è in ottima forma e pieno di vitalità. È essenziale essere preparati, conoscere i propri limiti e non minimizzare i pericoli.
Una nozione base di alpinismo è l’importanza di un’adeguata preparazione fisica e di un’attenta valutazione delle condizioni meteorologiche prima di intraprendere qualsiasi escursione. Una nozione avanzata è la conoscenza delle tecniche di autosoccorso e la capacità di riconoscere i sintomi di malori improvvisi, come l’infarto o l’ictus, che possono essere fatali in ambienti isolati come la montagna.
Riflettiamo sulla nostra passione per la montagna e su come possiamo viverla in modo più sicuro e consapevole. La montagna è un luogo meraviglioso, ma anche insidioso. Impariamo a rispettarla e a proteggerci, per poter continuare a godere della sua bellezza senza correre rischi inutili.
Stefano Verlicchi lascia la moglie, Diana, assieme ai figli Silvia e Matteo; lo piangono anche il fratello Paolo e la sua anziana madre.







