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- Nell'estate del 2025, gli interventi di soccorso alpino sono aumentati del 20% rispetto alla media, evidenziando una crescente necessità di risorse e una riflessione sulla percezione della montagna.
- In Val di Fassa, si possono registrare fino a 8 interventi di soccorso al giorno in determinati periodi, sottolineando la pressione sulle squadre di soccorso e l'importanza di una gestione efficiente delle risorse.
- Un dato allarmante è l'incremento del 20% dei decessi in montagna nell'estate del 2025, con 83 vittime nel primo mese, evidenziando l'importanza della prevenzione e della consapevolezza dei rischi.
# tra abnegazione e oneri economici
Il soccorso alpino, pilastro della sicurezza montana, si trova al centro di un acceso dibattito che ne mette in discussione la natura stessa: servizio pubblico essenziale o attività gravata da oneri significativi? Tale interrogativo sorge dall’analisi dei costi, dei rischi e delle implicazioni legali che caratterizzano gli interventi di soccorso in ambiente impervio. In un’epoca in cui la montagna è sempre più accessibile, ma non sempre frequentata con la dovuta preparazione, è fondamentale interrogarsi sul futuro di questo delicato sistema.
L’incremento degli interventi di soccorso, attestato dalle statistiche degli ultimi anni, pone l’accento sulla necessità di valutare attentamente le risorse impiegate e le modalità di finanziamento. Se da un lato l’abnegazione e il coraggio dei soccorritori alpini sono universalmente riconosciuti, dall’altro è innegabile che le operazioni di salvataggio comportino costi non trascurabili per la collettività e per i singoli individui coinvolti.
Le tariffe applicate in alcune regioni italiane, ad esempio, rappresentano un tentativo di responsabilizzare gli utenti della montagna, ma sollevano al contempo questioni di equità e di accesso al servizio. È lecito chiedersi se tale sistema non rischi di penalizzare chi, pur trovandosi in difficoltà, non dispone delle risorse economiche per far fronte alle spese di soccorso.
Un’analisi comparata dei sistemi di soccorso alpino in diversi paesi europei potrebbe fornire spunti interessanti per individuare modelli più efficienti e sostenibili. L’adozione di un’assicurazione obbligatoria per gli alpinisti, ad esempio, potrebbe rappresentare una soluzione per garantire la copertura dei costi senza gravare eccessivamente sulla fiscalità generale.
Infine, è imprescindibile promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla pratica delle attività montane, incentivando la preparazione adeguata e l’adozione di comportamenti responsabili. Solo in questo modo sarà possibile ridurre il numero degli incidenti e, di conseguenza, l’onere gravante sul sistema di soccorso alpino. L’estate del *2025 ha visto un aumento del 20% degli interventi rispetto alla media. Questo dato allarmante deve far riflettere su come viene percepita la montagna oggi.
## I costi del soccorso: un mosaico regionale
La questione dei costi del soccorso alpino in Italia si presenta come un intricato mosaico, caratterizzato da una marcata variabilità regionale. A differenza di quanto si possa pensare, non esiste un’uniformità di trattamento sul territorio nazionale, bensì una pluralità di approcci che riflettono le specificità e le scelte politiche delle singole amministrazioni regionali.
Nelle regioni a statuto speciale, come la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, la gestione del soccorso alpino è affidata a enti locali che godono di autonomia finanziaria e organizzativa. Ciò si traduce in una maggiore flessibilità nella definizione delle tariffe e delle modalità di erogazione del servizio. In altre regioni, invece, il soccorso alpino rientra nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con conseguenze dirette sul finanziamento e sulla gratuità degli interventi.
Le tariffe applicate in alcune regioni del Nord Italia, come il Veneto e la Lombardia, rappresentano un tentativo di contenere i costi e di responsabilizzare gli utenti della montagna. Tuttavia, tale sistema solleva diverse criticità, a partire dalla difficoltà di definire criteri oggettivi per valutare la “non necessità” del ricovero ospedaliero. In molti casi, infatti, la decisione di trasportare un infortunato in ospedale spetta al medico del soccorso alpino, che si trova a dover conciliare l’esigenza di garantire la salute del paziente con la necessità di evitare costi eccessivi per la collettività.
Inoltre, il sistema delle tariffe rischia di penalizzare chi, pur trovandosi in difficoltà, non dispone delle risorse economiche per far fronte alle spese di soccorso. Tale rischio è particolarmente elevato per i turisti stranieri e per i residenti in regioni che non prevedono tariffe agevolate.
Al di là delle tariffe, è importante considerare anche i costi indiretti del soccorso alpino, come quelli relativi alla formazione del personale, all’acquisto e alla manutenzione delle attrezzature, e alla gestione delle centrali operative. Tali costi sono sostenuti dalla collettività attraverso la fiscalità generale e rappresentano una voce di spesa significativa per le regioni montane.
L’analisi dei costi del soccorso alpino non può prescindere da una valutazione dei benefici che tale servizio apporta alla società. Il soccorso alpino, infatti, non si limita a salvare vite umane, ma contribuisce anche a promuovere la sicurezza e la fruibilità della montagna, incentivando la pratica delle attività outdoor e lo sviluppo del turismo. Il presidente del Soccorso Alpino Nazionale, Maurizio Dellantonio, ha evidenziato che la metà delle persone soccorse si rifiuta di pagare il servizio, anche quando la loro vita è stata salvata.

## I rischi per i soccorritori: eroi al fronte
Il soccorso alpino non è solo una questione di costi e di responsabilità, ma anche e soprattutto di rischi. I soccorritori alpini, uomini e donne che dedicano la propria vita a salvare gli altri in ambienti impervi, affrontano quotidianamente pericoli che mettono a repentaglio la loro incolumità.
Le operazioni di soccorso in montagna si svolgono spesso in condizioni estreme, caratterizzate da temperature rigide, scarsa visibilità, vento forte e terreno accidentato. I soccorritori devono essere in grado di muoversi con agilità e sicurezza su roccia, ghiaccio e neve, utilizzando tecniche di alpinismo e di soccorso specifiche.
Inoltre, i soccorritori devono essere in grado di gestire situazioni di emergenza, come valanghe, frane, cadute e malori, prestando le prime cure agli infortunati e organizzando il trasporto a valle. Il tutto, spesso, in tempi ristrettissimi e con risorse limitate.
I rischi per i soccorritori non derivano solo dalle condizioni ambientali, ma anche dalla complessità delle operazioni di soccorso. In molti casi, infatti, i soccorritori devono operare in zone impervie e difficilmente accessibili, utilizzando elicotteri o tecniche di calata con corde. Tali manovre richiedono una grande esperienza e una perfetta coordinazione tra i membri della squadra, per evitare incidenti.
Nonostante la preparazione e l’esperienza, i soccorritori alpini non sono immuni dai rischi. Le statistiche degli ultimi anni, pur unfortunate, testimoniano che anche tra i soccorritori si registrano incidenti, a volte anche mortali.
La consapevolezza dei rischi è fondamentale per i soccorritori alpini, che devono essere in grado di valutare attentamente le condizioni ambientali e di adottare le misure di sicurezza necessarie. Allo stesso tempo, è importante che la società riconosca il valore del lavoro svolto da questi eroi silenziosi, garantendo loro il supporto e le risorse necessarie per operare in sicurezza. In Val di Fassa, in determinati periodi, si possono registrare fino a otto interventi al giorno.
## Responsabilità legali: un equilibrio delicato
La questione delle responsabilità legali in caso di incidenti in montagna rappresenta un tema particolarmente delicato e complesso, che coinvolge diversi soggetti e interessi. Da un lato, vi è la responsabilità individuale di chi pratica attività montane, tenuto a comportarsi in modo prudente e responsabile, valutando attentamente i rischi e adottando le misure di sicurezza necessarie. Dall’altro, vi è la responsabilità dei soccorritori alpini, chiamati a intervenire in situazioni di emergenza per salvare vite umane. Infine, vi è la responsabilità delle autorità competenti, tenute a garantire la sicurezza e la fruibilità della montagna.
La responsabilità individuale di chi pratica attività montane è sancita dal Codice Civile, che prevede l’obbligo di risarcire i danni causati a terzi per colpa o negligenza. In caso di incidente, quindi, l’infortunato potrebbe essere chiamato a rispondere dei danni causati ad altri, ad esempio per aver provocato una valanga o per aver intralciato il lavoro dei soccorritori.
La responsabilità dei soccorritori alpini è limitata ai casi di dolo o colpa grave. Ciò significa che i soccorritori non possono essere ritenuti responsabili per errori di valutazione o per manovre errate compiute in situazioni di emergenza, a meno che non abbiano agito con dolo o con una grave imprudenza.
La responsabilità delle autorità competenti riguarda la manutenzione dei sentieri, la segnaletica, la prevenzione dei rischi naturali e la gestione delle emergenze. In caso di incidente causato da una negligenza delle autorità, ad esempio per la mancata segnalazione di un pericolo o per la mancata manutenzione di un sentiero, l’infortunato potrebbe chiedere il risarcimento dei danni all’ente responsabile.
Al di là delle responsabilità legali, è importante sottolineare che in montagna vige un obbligo morale di prestare soccorso a chi si trova in difficoltà. Tale obbligo è sancito anche dal Codice Penale (articolo 593), che punisce l’omissione di soccorso con la reclusione fino a tre mesi. L’articolo 593 del Codice Penale, in materia di omissione di soccorso, stabilisce che chiunque, imbattendosi in un individuo apparentemente senza vita, o in una persona ferita o in pericolo, non presta l’assistenza necessaria o non allerta prontamente le autorità, è soggetto a pena detentiva fino a tre mesi. Qualora tale condotta omissiva provochi una lesione personale, la pena viene aggravata; in caso di decesso, la pena è raddoppiata. Dunque, pur non essendo tenuti a fornire un primo soccorso di natura “sanitaria”, è imprescindibile contattare immediatamente un servizio di soccorso qualificato.
Tuttavia, è importante precisare che l’obbligo di soccorso non impone di mettere a rischio la propria incolumità. Chi si trova di fronte a una persona in difficoltà, quindi, deve valutare attentamente la situazione e agire nel limite delle proprie capacità e possibilità, senza esporsi a pericoli eccessivi. Bisogna quindi evitare di andare in montagna da soli, soprattutto se non si è esperti.
## Verso un futuro sostenibile per il soccorso alpino
Il futuro del soccorso alpino si prospetta ricco di sfide e di opportunità. Da un lato, l’aumento della frequentazione della montagna e i cambiamenti climatici impongono di ripensare i modelli organizzativi e di finanziamento del servizio. Dall’altro, le nuove tecnologie e le nuove competenze offrono strumenti innovativi per migliorare l’efficacia e la sicurezza delle operazioni di soccorso.
Una delle sfide principali è quella di garantire un accesso equo e universale al servizio, superando le disparità regionali e le difficoltà economiche che possono ostacolare la fruizione del soccorso alpino. In tal senso, l’adozione di un’assicurazione obbligatoria per gli alpinisti potrebbe rappresentare una soluzione per garantire la copertura dei costi senza gravare eccessivamente sulla fiscalità generale.
Un’altra sfida importante è quella di promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla pratica delle attività montane, incentivando la preparazione adeguata e l’adozione di comportamenti responsabili. A tal fine, è necessario investire in campagne di informazione e di sensibilizzazione, rivolte soprattutto ai giovani e ai neofiti della montagna.
Le nuove tecnologie, come i droni, i sistemi di geolocalizzazione e le app per smartphone, possono svolgere un ruolo importante nel migliorare l’efficacia e la sicurezza delle operazioni di soccorso. Tali strumenti, infatti, consentono di individuare rapidamente gli infortunati, di valutare le condizioni ambientali e di coordinare gli interventi in modo più efficiente.
Infine, è fondamentale valorizzare il ruolo dei soccorritori alpini, garantendo loro una formazione adeguata, un equipaggiamento all’avanguardia e un supporto psicologico. Il lavoro svolto da questi eroi silenziosi, infatti, è di fondamentale importanza per la sicurezza e la fruibilità della montagna, e merita di essere riconosciuto e sostenuto da tutta la società.
L’estate del 2025 ha visto un incremento del numero di decessi in montagna, arrivando a 83 solo nel primo mese di vacanza. Il dato, superiore del 20% rispetto alla media, ha generato un allarme nel settore.
Il soccorso alpino è quindi una realtà complessa, che richiede un approccio multidisciplinare e una visione strategica. Solo in questo modo sarà possibile garantire un futuro sostenibile per questo servizio essenziale, tutelando la sicurezza e la fruibilità della montagna per tutti.
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Amici appassionati di montagna, il tema del soccorso alpino è qualcosa che ci tocca da vicino. Che si tratti di una semplice escursione o di una scalata impegnativa, la sicurezza è sempre al primo posto. Una nozione base che dobbiamo sempre tenere a mente è l’importanza della preparazione: conoscere il percorso, avere l’attrezzatura adatta e informarsi sulle condizioni meteo sono passi fondamentali per evitare di trovarsi in situazioni di pericolo.
Ma c’è anche un aspetto più avanzato da considerare: la consapevolezza dei propri limiti*. Non tutti i sentieri sono adatti a tutti, e a volte è meglio rinunciare piuttosto che rischiare. Ricordiamoci che la montagna è meravigliosa, ma può anche essere insidiosa, e il rispetto è la prima regola per viverla in sicurezza. Riflettiamo quindi su come affrontare le nostre avventure, perché ogni scelta consapevole contribuisce a rendere la montagna un luogo più sicuro per tutti.







