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- Un progetto tra L'Altramontagna e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico promuove la consapevolezza attraverso testimonianze dirette, analizzando incidenti con le voci dei protagonisti. Il concorso «Ti racconto il mio soccorso», ideato da Melania Lunazzi, offre spunti per la prevenzione.
- Riccardo e Walter vivono un'odissea a «Punta Gastaldi» (3214 metri), trasformando un'escursione impegnativa in una lotta per la sopravvivenza a causa di un incidente in discesa che ha richiesto l'intervento dell'elisoccorso.
- Walter subisce una frattura esposta alla tibia e una lussazione al piede. Riccardo, con coraggio, riduce la lussazione senza anestesia e lo aiuta a scendere, affrontando una lingua di neve gelata senza piccozza né ramponi, e riportando una torsione al ginocchio.
Un progetto collaborativo tra L’Altramontagna e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha dato vita a una serie di testimonianze dirette, con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere una maggiore consapevolezza nella frequentazione degli ambienti montani. L’iniziativa, che ha visto la pubblicazione di diversi racconti, si propone di analizzare gli incidenti attraverso le voci di chi li ha vissuti in prima persona, sia come soccorritori che come persone soccorse. Questi racconti, confluiti nel concorso “Ti racconto il mio soccorso”, ideato da Melania Lunazzi, offrono spunti preziosi per prevenire situazioni di pericolo e affrontare le sfide della montagna con maggiore preparazione. La prossima premiazione si terrà durante il festival L’Altramontagna, un evento dedicato alla cultura e alla sicurezza in montagna.
L’odissea di Riccardo e Walter a Punta Gastaldi
Tra le storie raccolte, spicca l’esperienza di Riccardo Botta e del suo amico Walter a Punta Gastaldi, una vetta di 3214 metri. Un’escursione che doveva essere impegnativa ma non eccessivamente difficile si è trasformata in un’odissea, segnata da un incidente in discesa che ha richiesto l’intervento dell’elisoccorso. La loro avventura inizia a notte fonda, con la luna a illuminare il cammino. L’alba li sorprende lungo i tornanti di Pian del Re, dove il sole accarezza le cime innevate. Raggiunto il passo Giacoletti, sono rapiti dalla bellezza del panorama, che spazia su vette vicine e lontane. Dopo due ore di ascensione, raggiungono la cima, un punto panoramico privilegiato sulla parete nord del Viso e sull’arco alpino occidentale. La vista è mozzafiato, ma l’arrivo di nubi minacciose li spinge a ripartire.

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L’incidente e il soccorso
La discesa si rivela fatale. Mentre Riccardo segue Walter, esperta guida, un urlo squarcia il silenzio. Walter è caduto, precipitando per diversi metri e riportando gravi ferite, tra cui una frattura esposta alla tibia e una lussazione al piede. Riccardo, nonostante lo shock, reagisce con prontezza. Valuta le condizioni dell’amico, tampona l’emorragia e cerca di stabilizzarlo. Si trova di fronte a un dilemma: lasciare Walter per andare a cercare aiuto o restare con lui. La decisione è difficile, ma la gravità della situazione lo spinge a tentare una manovra rischiosa: ridurre la lussazione al piede di Walter senza anestesia e in condizioni precarie. Con coraggio e determinazione, Riccardo riesce nell’impresa, alleviando il dolore dell’amico. Inizia quindi una faticosa discesa a due, con Walter appoggiato a Riccardo, che a sua volta è provato dalla fatica e dal dolore al ginocchio.
La prova finale e l’arrivo dei soccorsi
La discesa è resa ancora più difficile da una lingua di neve gelata che sbarra loro il cammino. Riccardo, senza piccozza né ramponi, si fa strada a fatica, creando dei gradini nella neve per permettere a Walter di seguirlo. Uno sforzo eccessivo provoca una torsione al ginocchio di Riccardo, che teme il peggio. Nonostante il dolore, i due amici continuano a scendere, sostenendosi a vicenda. Finalmente, dopo ore di angoscia, raggiungono una zona più sicura, dove possono attendere l’arrivo dell’elisoccorso. L’elicottero, con le sue pale che sollevano un vortice di polvere e vento, rappresenta la salvezza. Walter viene recuperato e trasportato in ospedale, mentre Riccardo, con il ginocchio infortunato, deve affrontare un’ultima fatica: recuperare lo zaino, caduto in un dirupo.
Riflessioni sulla montagna: tra pericoli e consapevolezza
La storia di Riccardo e Walter è un monito sull’importanza della preparazione, della prudenza e della consapevolezza in montagna. Un incidente può accadere anche agli escursionisti più esperti, e la capacità di reagire con prontezza e lucidità può fare la differenza tra la vita e la morte.
Un aspetto fondamentale da considerare è la pianificazione dell’escursione. Conoscere il percorso, valutare le proprie capacità fisiche e tecniche, informarsi sulle condizioni meteorologiche e portare con sé l’attrezzatura adeguata sono elementi essenziali per affrontare la montagna in sicurezza.
Un concetto più avanzato riguarda la gestione del rischio. In montagna, il rischio è sempre presente, ma può essere mitigato attraverso una serie di strategie, come la scelta di percorsi adatti alle proprie capacità, l’utilizzo di tecniche di progressione sicure e la capacità di riconoscere e valutare i pericoli oggettivi (ad esempio, la caduta di sassi, le valanghe, le condizioni del ghiaccio).
La montagna è un ambiente meraviglioso, ma anche insidioso. Affrontarla con rispetto, consapevolezza e preparazione è il modo migliore per godere delle sue bellezze e tornare a casa sani e salvi. La storia di Riccardo e Walter ci ricorda che la montagna non perdona l’imprudenza, ma premia la preparazione e la solidarietà.







