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- Nel 2024, il CNSAS ha effettuato 12.063 operazioni di salvataggio, assistendo 11.789 persone, evidenziando una continua pressione sul sistema di soccorso alpino.
- Le principali cause degli incidenti sono cadute o scivolamenti (43,2%), incapacità durante l'attività (26,5%) e malore (12,7%), sottolineando l'importanza della preparazione fisica e tecnica.
- La provincia di Bergamo ha visto un drammatico aumento dei decessi in montagna nel 2025, passando da 7 a 24, evidenziando la necessità urgente di sensibilizzazione e prevenzione.
Un campanello d’allarme
L’assistenza in ambiente montano in Italia sta affrontando un contesto in continua trasformazione, caratterizzato da un sensibile aumento degli interventi. Questo incremento, che si protrae ormai da anni, solleva diverse questioni sulla sostenibilità del sistema e sull’abilità di rispondere adeguatamente alle sempre maggiori necessità. I dati del *Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) relativi al 2024, in effetti, sono inequivocabili: sono state portate a termine 12.063 operazioni di salvataggio, offrendo supporto a 11.789 persone. Nonostante una leggera contrazione rispetto al culmine del 2023, con 12.349 azioni, queste cifre confermano una tendenza al rialzo che non si può ignorare.
Molteplici sono le cause che concorrono a questo fenomeno. Innanzitutto, si osserva una maggiore frequentazione delle zone montane, sia da parte di escursionisti navigati che di principianti. Il fascino di panorami intatti e la ricerca di esperienze a contatto con la natura incoraggiano un numero sempre crescente di individui a intraprendere attività all’aria aperta, spesso senza una preparazione idonea. L’aumento del turismo montano, associato alla crescente popolarità di discipline come l’alpinismo, lo sci alpinismo e la mountain bike, inevitabilmente si traduce in un aumento del rischio di incidenti.
Le difficili condizioni ambientali in cui operano i soccorritori alpini rappresentano un’ulteriore complicazione. Le temperature estremamente basse, la presenza di neve e ghiaccio, il vento intenso e la scarsa visibilità rendono le operazioni particolarmente ardue e pericolose. A ciò si aggiungono le difficoltà logistiche connesse al raggiungimento di aree scoscese e isolate, spesso accessibili solamente con l’impiego di elicotteri.
La condizione fisica e la preparazione tecnica dei soccorritori sono essenziali per fronteggiare queste situazioni di emergenza. Gli operatori del CNSAS sono professionisti altamente qualificati, capaci di intervenire in qualsiasi ambiente e condizione. Tuttavia, l’aumento degli interventi mette a dura prova anche le loro capacità, richiedendo un impegno costante e un’elevata disponibilità.
Un’analisi approfondita delle cause degli incidenti rivela che la maggior parte degli interventi è dovuta a cadute o scivolamenti (43,2%), incapacità durante l’attività svolta (26,5%) e malore (12,7%). L’escursionismo si conferma come l’attività più a rischio (44,3% dei casi), seguito dallo sci alpino e nordico (14,0%) e dalla mountain bike (6,8%). Questi dati evidenziano l’importanza di una maggiore sensibilizzazione sui rischi della montagna e di una preparazione adeguata prima di intraprendere qualsiasi attività.
La provincia di Bergamo, in particolare, ha registrato un incremento significativo dei decessi in montagna nel 2025, con 24 vittime rispetto alle 7 del 2024. Questo dato allarmante sottolinea la necessità di un’azione tempestiva per contrastare l’impreparazione e la sottovalutazione dei pericoli da parte di molti escursionisti.

L’impreparazione e la sottovalutazione dei rischi: un mix pericoloso
L’analisi degli interventi di soccorso alpino evidenzia una problematica sempre più diffusa: l’impreparazione e la sottovalutazione dei rischi da parte di molti frequentatori della montagna. Questo fenomeno, amplificato dalla diffusione di informazioni superficiali sui social media e dalla mancanza di una cultura della sicurezza, contribuisce in modo significativo all’aumento degli incidenti.
Testimonianze dirette di soccorritori alpini mettono in luce situazioniParadossali, come quella di escursionisti sorpresi in quota con scarpe da ginnastica o senza l’equipaggiamento adeguato. Queste condotte imprudenti, spesso dettate dalla superficialità e dalla scarsa consapevolezza dei pericoli, mettono a rischio non solo la sicurezza personale, ma anche quella dei soccorritori.
L’influenza dei social media, in particolare, sembra giocare un ruolo determinante in questo fenomeno. La diffusione di immagini patinate e di esperienze idealizzate della montagna può indurre molti a sottovalutare le difficoltà e a intraprendere escursioni senza una preparazione adeguata. La ricerca di una “foto perfetta” o di un’esperienza da condividere sui social network può spingere molti a superare i propri limiti e a mettersi in situazioni di pericolo.
“Purtroppo, nonostante gli appelli, c’è sempre poca attenzione e poco senso di responsabilità“, afferma Damiano Carrara, delegato del Soccorso Alpino della IV Orobica. “Costatiamo la presenza di individui sprovvisti di equipaggiamento, che non organizzano le loro uscite, non consultano le previsioni meteorologiche e si basano unicamente su immagini viste sui social. L’ultimo emblematico caso qualche giorno fa, quando siamo andati a prendere tre persone che erano arrivate sotto il rifugio Curò con le scarpe da ginnastica“.
Anche Maurizio Dellantonio, capo del Soccorso Alpino nazionale, evidenzia un aumento dei turisti impreparati: “Con il caldo record e la spinta dei social, sentieri invasi dai turisti. La gente spesso commette errori e agisce d’impulso, pensando oggi che sia degradante chiedere informazioni. Così abbiamo recuperato un cuoco a 3100 metri che di notte scalava una montagna con le scarpe da ginnastica“.
Queste testimonianze, purtroppo, non sono casi isolati, ma rappresentano una tendenza sempre più diffusa. La mancanza di una cultura della sicurezza e la sottovalutazione dei rischi sono un mix pericoloso che contribuisce in modo significativo all’aumento degli incidenti in montagna.
È fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza dei pericoli e una preparazione adeguata prima di intraprendere qualsiasi attività in montagna. Informarsi sulle condizioni meteo, scegliere percorsi adatti alle proprie capacità, indossare l’equipaggiamento adeguato e comunicare il proprio itinerario a qualcuno sono solo alcune delle precauzioni che possono fare la differenza tra una giornata piacevole e un’esperienza traumatica.
La tecnologia può rappresentare un valido aiuto per la sicurezza in montagna. L’utilizzo di app di geolocalizzazione, come GeoResQ, consente di individuare la propria posizione in caso di emergenza e di inviare richieste di soccorso in modo rapido e preciso. Tuttavia, la tecnologia non può sostituire la preparazione e la consapevolezza dei rischi.
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- 🤔 Interessante l'analisi psicologica del rischio! Ma forse......
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Risorse e tecnologie: un supporto fondamentale per il soccorso alpino
Nonostante le sfide crescenti, il sistema di soccorso alpino in Italia può contare su risorse umane e tecnologiche di grande valore. I soccorritori alpini, professionisti altamente qualificati e animati da una forte passione per la montagna, rappresentano il cuore pulsante del sistema. La loro preparazione tecnica, unita a una profonda conoscenza del territorio, consente loro di intervenire efficacemente in qualsiasi situazione di emergenza.
Oltre al personale specializzato, il soccorso alpino può contare su una flotta di elicotteri moderni ed efficienti, dotati di tecnologie all’avanguardia per la ricerca e il recupero di persone in difficoltà. L’utilizzo di droni, in particolare, si sta rivelando sempre più utile per la ricognizione di aree impervie e la localizzazione di dispersi.
La tecnologia, inoltre, offre un supporto fondamentale per la gestione delle emergenze e il coordinamento degli interventi. L’app GeoResQ, promossa dal CAI, consente agli escursionisti di geolocalizzarsi e di inviare richieste di soccorso in modo rapido e preciso. Questo strumento, che ha già salvato numerose vite, rappresenta un valido esempio di come la tecnologia possa contribuire a migliorare la sicurezza in montagna.
“Se avete un problema, non cercate scorciatoie: fermatevi e chiamate il 112. Qualcuno arriverà sempre“, afferma Luca Boldrini, capo stazione del CNSAS di Varese.
Tuttavia, è importante sottolineare che le risorse disponibili non sono illimitate e che il sistema di soccorso alpino è costantemente sotto pressione. L’aumento degli interventi, unito alla complessità degli scenari operativi, richiede un impegno costante e un investimento continuo in formazione e tecnologie.
È fondamentale garantire un adeguato finanziamento al sistema di soccorso alpino, per consentire l’acquisto di nuove attrezzature, la formazione del personale e il mantenimento di un elevato standard di qualità del servizio. Investire nel soccorso alpino significa investire nella sicurezza di tutti coloro che frequentano la montagna, sia per lavoro che per svago.
Verso un futuro sostenibile: prevenzione, formazione e responsabilità
Il futuro del soccorso alpino in Italia dipende da una serie di fattori, tra cui la prevenzione degli incidenti, la formazione degli escursionisti e la promozione di una cultura della responsabilità. È fondamentale investire in campagne di sensibilizzazione sui rischi della montagna, per informare e educare i frequentatori su come comportarsi in ambiente impervio.
La formazione degli escursionisti deve essere un obiettivo prioritario. Corsi di alpinismo, escursionismo e orientamento possono fornire le competenze necessarie per affrontare la montagna in sicurezza. È importante, inoltre, promuovere l’utilizzo di app di geolocalizzazione e di altri strumenti tecnologici che possono contribuire a migliorare la sicurezza.
La responsabilità individuale è un elemento chiave per la prevenzione degli incidenti. Ogni escursionista deve essere consapevole dei propri limiti e delle proprie capacità, e deve scegliere percorsi adatti al proprio livello di preparazione. È importante informarsi sulle condizioni meteo, indossare l’equipaggiamento adeguato e comunicare il proprio itinerario a qualcuno.
Il sistema di soccorso alpino, inoltre, deve essere in grado di adattarsi alle nuove sfide poste dal cambiamento climatico. L’aumento delle temperature, l’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi e la modifica dei sentieri richiedono una maggiore attenzione e una preparazione specifica.
Investire nella prevenzione, nella formazione e nella promozione della responsabilità è fondamentale per garantire un futuro sostenibile al soccorso alpino in Italia. Solo attraverso un impegno congiunto da parte di istituzioni, operatori del settore e frequentatori della montagna sarà possibile ridurre il numero degli incidenti e garantire un servizio di soccorso efficiente e sicuro per tutti.
Concludendo, è importante capire che la montagna, sebbene meravigliosa, presenta delle insidie. Quindi, prima di avventurarti, informati bene sul percorso, sulle condizioni meteo e porta con te l’attrezzatura adatta. Non aver paura di chiedere consiglio agli esperti e, soprattutto, rispetta i tuoi limiti. La montagna è un ambiente che va affrontato con consapevolezza e responsabilità.
E per chi volesse approfondire, un concetto avanzato da tenere a mente è che la percezione del rischio in montagna è altamente soggettiva e influenzata da numerosi fattori psicologici e sociali. Studiare questi aspetti può aiutare a comprendere meglio i comportamenti a rischio e a sviluppare strategie di prevenzione più efficaci. Quindi, non sottovalutare mai la potenza della tua mente e l’importanza di un approccio consapevole alla montagna.
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Correzioni:
Il caso più recente che ci ha colpito è stato quando siamo intervenuti per recuperare tre persone giunte nei pressi del rifugio Curò calzando semplici scarpe sportive.
In caso di difficoltà, evitate di prendere iniziative avventate: rimanete fermi dove siete e contattate il 112*.







