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- Il caso della valanga di Pila del 7 Aprile 2018 ha sollevato interrogativi sulla responsabilità degli istruttori del CAI e sulla gestione del rischio in attività alpinistiche organizzate.
- Nel Dicembre 2024, la vicenda dei due alpinisti deceduti sul Gran Sasso ha evidenziato l'importanza di una corretta valutazione delle condizioni meteorologiche e della presenza di una segnaletica chiara sui sentieri.
- Un volontario del Soccorso Alpino ha denunciato pubblicamente ritardi e problemi di coordinamento, con il «rimbalzo di chiamate» tra i diversi enti, compromettendo la tempestività dei soccorsi.
- La legge n. 126/2020 specifica i compiti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), inclusa l'assistenza agli infortunati e il recupero delle salme.
Il soccorso alpino, pilastro fondamentale per la sicurezza nelle aree montane, si trova attualmente al centro di un intenso dibattito. Al di là della sua immagine eroica e salvifica, emergono sempre più frequentemente segnalazioni di inefficienze, negligenze e, in alcuni frangenti, veri e propri abusi. Seppur isolati, questi episodi gettano un’ombra preoccupante su un sistema che dovrebbe essere un punto di riferimento per gli amanti della montagna. La discussione non mira a sminuire l’operato dei soccorritori, spesso volontari che rischiano la propria vita per salvare quella altrui, ma a esaminare criticamente le lacune di un meccanismo complesso, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per un servizio più efficiente e trasparente. La montagna, con la sua imprevedibilità e i suoi pericoli, esige un’organizzazione impeccabile, una preparazione costante e una capacità di intervento che non tolleri errori. Le carenze, qualora presenti, possono avere conseguenze drammatiche. La necessità di una profonda revisione del sistema di soccorso alpino si fa sempre più pressante, per assicurare la sicurezza di chi frequenta la montagna e per tutelare l’immagine di un servizio che rappresenta un fiore all’occhiello per il nostro Paese. La questione ha assunto grande rilevanza nel 2026, stimolando un’analisi approfondita delle dinamiche operative e delle responsabilità implicate. I casi di cronaca, sempre più numerosi, hanno generato un’ondata di indignazione e preoccupazione nell’opinione pubblica, alimentando il dibattito sull’urgenza di un intervento legislativo che garantisca standard di sicurezza più elevati e una maggiore trasparenza nell’erogazione del servizio.
Casi sotto accusa: cronache di negligenze e disservizi
Negli ultimi anni, diverse vicende hanno portato alla ribalta presunte negligenze e disservizi nel sistema di soccorso alpino. Il caso della valanga di Pila, avvenuto il 7 Aprile 2018, rappresenta un esempio emblematico. Durante un corso avanzato del CAI, due scialpinisti persero la vita a causa di una valanga. L’inchiesta che ne seguì ipotizzò “negligenza, imprudenza e imperizia” a carico degli istruttori, accusati di aver sottovalutato il rischio valanghe nell’attraversamento del Colle di Chamolé. La perizia disposta dal giudice avrebbe dovuto accertare se la tragedia fosse dovuta a cause naturali o a errori umani. L’attenzione mediatica si concentrò sull’adeguatezza della preparazione dei partecipanti al corso e sulla corretta valutazione delle condizioni ambientali. Questo tragico evento sollevò interrogativi sulla gestione del rischio in attività alpinistiche organizzate e sulla responsabilità degli accompagnatori.

Un altro caso che ha destato scalpore è la vicenda dei due alpinisti romagnoli deceduti sul Gran Sasso nel Dicembre 2024. I due, bloccati in quota a causa del maltempo, non riuscirono a essere soccorsi in tempo. L’inchiesta, avviata a seguito di un esposto dei familiari, mirava a chiarire se l’accesso alla montagna fosse consentito in presenza di allerta meteo e se la segnaletica fosse adeguata. Nonostante la Procura dell’Aquila abbia chiesto l’archiviazione del caso per omicidio colposo, la vicenda ha evidenziato l’importanza di una corretta valutazione delle condizioni meteorologiche e della presenza di una segnaletica chiara e visibile sui sentieri montani. Il ritardo nei soccorsi, causato dalle avverse condizioni climatiche, ha sollevato dubbi sulla capacità di intervento in situazioni di emergenza e sull’efficacia dei protocolli di comunicazione tra soccorritori e centrali operative.
Infine, non si può dimenticare la denuncia di un volontario del Soccorso Alpino, che ha pubblicamente lamentato ritardi e problemi di coordinamento nell’attivazione dei soccorsi. Secondo il soccorritore, il “rimbalzo di chiamate” tra i diversi enti coinvolti comprometterebbe la tempestività dell’intervento, aumentando i rischi per le persone da soccorrere. Il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico lombardo ha riconosciuto le criticità e ha annunciato iniziative per correggere le procedure di attivazione dei soccorsi. Questa testimonianza interna al sistema mette in luce le difficoltà operative che i soccorritori si trovano ad affrontare quotidianamente e la necessità di una maggiore sinergia tra le diverse componenti del soccorso alpino.
Questi sono solo alcuni esempi di come il soccorso alpino possa fallire nel suo intento di tutelare la sicurezza in montagna. Le cause di questi disservizi possono essere molteplici: errori umani, inadeguatezza delle risorse, protocolli obsoleti, mancanza di coordinamento.
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Protocolli e risorse: un’analisi delle criticità
L’analisi dei protocolli di intervento e delle risorse a disposizione rivela diverse criticità che possono compromettere l’efficacia del soccorso alpino. Innanzitutto, la frammentazione delle competenze tra i diversi enti coinvolti (Soccorso Alpino, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, ecc.) può generare sovrapposizioni, ritardi e difficoltà di coordinamento. La mancanza di un’unica centrale operativa che gestisca tutte le chiamate di emergenza in montagna può determinare un “rimbalzo di chiamate” tra i diversi enti, con conseguente perdita di tempo prezioso. La comunicazione tra i soccorritori e le centrali operative può essere difficoltosa a causa della scarsa copertura telefonica in alcune zone montane e della mancanza di sistemi di comunicazione satellitare efficienti.
In secondo luogo, la formazione dei soccorritori può essere insufficiente o non adeguata alle nuove sfide della montagna. La continua evoluzione delle tecniche alpinistiche e l’aumento del numero di persone che frequentano la montagna richiedono una preparazione costante e un aggiornamento professionale continuo. La mancanza di finanziamenti adeguati può compromettere la qualità della formazione e l’acquisto di nuove attrezzature.
In terzo luogo, le risorse a disposizione del soccorso alpino possono essere insufficienti per garantire un servizio efficiente e capillare su tutto il territorio nazionale. La carenza di personale qualificato, la mancanza di elicotteri e mezzi di trasporto adeguati, la scarsità di attrezzature tecniche e sanitarie possono limitare la capacità di intervento dei soccorritori.
Infine, la prevenzione degli incidenti in montagna è spesso trascurata. La mancanza di campagne di sensibilizzazione sui rischi della montagna, la scarsa informazione sulle condizioni meteorologiche e sui pericoli presenti sui sentieri, la mancata applicazione di norme di sicurezza adeguate possono favorire il verificarsi di incidenti che potrebbero essere evitati. È fondamentale investire sulla prevenzione, attraverso la promozione di una cultura della sicurezza in montagna e la diffusione di informazioni utili per chi frequenta questi ambienti.
Il volontario del CNSAS ha evidenziato come la difficoltà riscontrata risieda, in parte, nel cambiamento di efficacia del numero unico 118 nel corso degli anni. In origine il dialogo tra l’operatore e i referenti del soccorso alpino era continuo e costruttivo, atto a individuare la migliore strategia di salvataggio. Con il tempo, il soccorso alpino ha perso la capacità di far valere il suo know-how agli enti preposti alla gestione delle emergenze. Infatti, il soccorso alpino è l’unico ente in grado di garantire la competenza territoriale, la conoscenza dei luoghi, la preparazione tecnica alpinistica, e la conoscenza della situazione specifica della zona, data dalla continua frequentazione dei luoghi.
Proposte per una riforma radicale
Per superare le criticità evidenziate e garantire un servizio di soccorso alpino efficiente, sicuro e trasparente, è necessario intervenire su diversi fronti. Innanzitutto, è fondamentale razionalizzare e semplificare l’organizzazione del soccorso alpino, creando un’unica centrale operativa che gestisca tutte le chiamate di emergenza in montagna e coordinando l’intervento dei diversi enti coinvolti. È necessario definire protocolli di intervento chiari e condivisi, che stabiliscano le competenze e le responsabilità di ciascun ente e che garantiscano una comunicazione rapida ed efficace tra i soccorritori e le centrali operative.
In secondo luogo, è necessario investire sulla formazione continua dei soccorritori, garantendo una preparazione adeguata alle nuove sfide della montagna e promuovendo l’aggiornamento professionale continuo. È necessario prevedere corsi di formazione specifici per le diverse figure professionali coinvolte nel soccorso alpino (medici, infermieri, tecnici del soccorso alpino, ecc.) e simulazioni di intervento per testare l’efficacia dei protocolli e delle procedure.
In terzo luogo, è necessario assicurare risorse adeguate per il soccorso alpino, incrementando il personale qualificato, acquistando elicotteri e mezzi di trasporto adeguati, dotando i soccorritori di attrezzature tecniche e sanitarie all’avanguardia. È necessario prevedere finanziamenti specifici per il soccorso alpino, garantendo la copertura dei costi di formazione, manutenzione e gestione del servizio.
Infine, è necessario promuovere la cultura della sicurezza in montagna, attraverso campagne di sensibilizzazione sui rischi della montagna, la diffusione di informazioni utili per chi frequenta questi ambienti, l’applicazione di norme di sicurezza adeguate. È necessario incentivare l’utilizzo di dispositivi di sicurezza (casco, imbragatura, corda, ecc.) e promuovere la conoscenza delle tecniche di autosoccorso.
La legge n. 126/2020, che modifica la precedente n. 74/2001, *specifica i compiti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che includono l’assistenza agli infortunati, a chi è in pericolo o a rischio di aggravamento clinico, la ricerca e il salvataggio dei dispersi, nonché il recupero delle salme nelle aree montane, sotterranee e in tutti i contesti geografici di difficile accesso del territorio nazionale. L’art. 1 stabilisce che le funzioni e le attività già svolte da altri organi o organizzazioni con finalità analoghe rimangono inalterate; tuttavia, qualora squadre di diverse entità e associazioni intervengano, il ruolo di coordinamento e di guida delle operazioni spetta al responsabile del CNSAS. Questo compito di direzione è complesso, poiché la legislazione presenta delle ambiguità, per esempio riguardo alla nozione di “impervio”, un termine generico e soggetto a discrezione.*
Oltre l’emergenza: un cambio di mentalità necessario
La riforma del soccorso alpino non può limitarsi a un intervento sulle procedure e sulle risorse. È necessario un cambio di mentalità, che promuova la responsabilità individuale e collettiva nella frequentazione della montagna. È necessario che chi si avventura in montagna sia consapevole dei rischi che corre e che adotti comportamenti prudenti e responsabili. È necessario che le istituzioni, le associazioni alpinistiche e i media collaborino per diffondere una cultura della sicurezza in montagna, che promuova la conoscenza dei rischi, l’utilizzo di dispositivi di sicurezza, la preparazione fisica e tecnica adeguata.
La montagna è un ambiente meraviglioso, ma anche pericoloso. Solo attraverso un approccio responsabile e consapevole è possibile godere appieno delle sue bellezze, riducendo al minimo i rischi di incidenti e garantendo la sicurezza di tutti. Investire nella prevenzione, nella formazione e nella trasparenza è fondamentale per tutelare la vita di chi ama la montagna e per valorizzare il lavoro di chi si impegna a garantire la sua sicurezza.
Amici appassionati di montagna, riflettiamo insieme su questo tema delicato. Spesso diamo per scontato che il soccorso alpino sia sempre pronto a intervenire, ma dietro ogni intervento ci sono persone, risorse e protocolli. È importante essere consapevoli dei limiti del sistema e agire con responsabilità.
Un concetto fondamentale da tenere a mente è quello dell’autosoccorso. Conoscere le tecniche di base per affrontare un’emergenza, saper valutare i rischi e pianificare l’escursione in base alle proprie capacità sono competenze essenziali per ogni frequentatore della montagna.
Un passo in più, per chi desidera approfondire, è lo studio delle carte del rischio valanghe. Questi strumenti, elaborati dagli enti competenti, forniscono informazioni preziose sulla stabilità del manto nevoso e sui pericoli di valanghe in una determinata zona. Saper interpretare queste carte è fondamentale per prendere decisioni consapevoli e ridurre al minimo il rischio di incidenti.
Riflettiamo: siamo davvero preparati ad affrontare le sfide della montagna? Agiamo sempre con prudenza e responsabilità? La risposta a queste domande può fare la differenza tra una giornata indimenticabile e una tragedia.







