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- Una nuova sbarra, posizionata a 2,5 km dalla vetta del Monte Camicia, impedisce l'accesso a Fonte Vetica, scatenando la protesta di alpinisti ed escursionisti.
- Pasquale Iannetti ha notificato le sue preoccupazioni a diversi enti, tra cui l'amministrazione regionale e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, criticando la chiusura della strada.
- Il sindaco di Calascio, Paolo Baldi, sottolinea come l'impedimento immotivato delle attività sportive in montagna rappresenti un colpo all'economia del territorio, che sta vivendo un momento di crescita grazie all'ecoturismo.
La questione dell’accessibilità al Monte Camicia, una delle cime più iconiche del Gran Sasso, si riaccende con l’installazione di una nuova sbarra sulla strada che conduce a Fonte Vetica. Questo ostacolo, posizionato a 2,5 km dalla meta, sta generando forti polemiche tra alpinisti, scialpinisti ed escursionisti, costretti ora a un lungo e faticoso tratto a piedi sull’asfalto per raggiungere le loro destinazioni preferite, come la Miniera abbandonata e il bivacco Desiati (ex-Lubrano). La chiusura, denunciata dalla guida alpina Pasquale Iannetti, solleva interrogativi sulla gestione del territorio e sulla fruibilità della montagna da parte degli appassionati.
Le Ragioni della Protesta: Un Grido di Allarme per la Montagna
Pasquale Iannetti, da anni impegnato nella difesa del territorio del Gran Sasso, ha espresso con forza il suo disappunto per questa decisione, definendola un’ingiustizia nei confronti di chi vive e ama la montagna. La chiusura della strada non solo complica il lavoro delle guide alpine, ma penalizza anche tutti coloro che desiderano praticare attività escursionistiche e alpinistiche in questa zona. Iannetti ha formalmente notificato le sue preoccupazioni a svariati enti, tra cui l’amministrazione regionale e provinciale, la giunta comunale, l’autorità del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, l’organismo turistico del Gran Sasso e il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rivolgendo critiche esplicite al primo cittadino di Castel del Monte, Matteo Pastorelli, e all’ormai ex presidente del Parco, Tommaso Navarra. Le critiche si estendono anche al “popolo della montagna”, accusato di silenzio e di mancata indignazione di fronte a questo provvedimento, e al CAI, sospettato di complicità con i “potenti”.
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- Questa sbarra è inaccettabile, un vero affronto...😡...
- E se la sbarra fosse un'opportunità per un turismo...🤔...
La Tradizione degli Sbarramenti: Un Problema Annoso nel Gran Sasso
La chiusura delle strade di montagna durante l’inverno non è una novità nel Gran Sasso. Da anni, la Provincia dell’Aquila e altri enti preposti alla gestione del territorio adottano questa politica, motivandola con la necessità di garantire la “massima sicurezza”. Tuttavia, questa logica restrittiva finisce per limitare l’accesso a vaste aree del massiccio, penalizzando escursionisti, alpinisti e scialpinisti. La strada che sale da Fonte Cerreto a Campo Imperatore viene sbarrata al bivio per Monte Cristo, quella da Santo Stefano di Sessanio al Lago Racollo è chiusa alla base di un tratto esposto a sud, e la strada del Vasto, da Assergi al Passo delle Capannelle, è interrotta oltre il bivio per San Pietro della Jenca e il santuario di San Giovanni Paolo II. La mancanza di informazioni chiare e tempestive sulle chiusure stradali scoraggia molti a visitare il Gran Sasso, spingendoli verso altre destinazioni. L’unica eccezione sembrava essere la strada che sale da Castel del Monte, ma ora anche questa è stata interessata dalla nuova sbarra. Sul versante teramano, la provinciale da Fano Adriano a Intermesoli e Pietracamela è interrotta da anni a causa di una frana, con gravi conseguenze per l’economia locale e per gli impianti sciistici di Prato Selva.

Reazioni e Prospettive: Un Appello per un Turismo Sostenibile e Accessibile
Le proteste contro la chiusura della strada per Fonte Vetica si fanno sentire anche da parte degli amministratori locali. Paolo Baldi, sindaco di Calascio, sottolinea come l’impedimento immotivato delle attività sportive in montagna rappresenti un colpo all’economia del territorio, che sta vivendo un momento di crescita grazie all’ecoturismo. Gianluca Museo, presidente del Centro Turistico del Gran Sasso, evidenzia la possibilità di intervenire tempestivamente in caso di pericolo valanghe, senza dover ricorrere a chiusure generalizzate. Il sindaco di Castel del Monte, Matteo Pastorelli, precisa che la decisione di installare la sbarra è stata presa dalla Provincia, ma ammette la lentezza e l’onerosità della procedura per ottenere l’autorizzazione alla riapertura. Nonostante le difficoltà, si auspica l’apertura di un tavolo di confronto tra istituzioni, operatori turistici e appassionati della montagna, al fine di trovare soluzioni che concilino la sicurezza con la fruibilità del territorio e lo sviluppo di un turismo sostenibile e accessibile a tutti. La vicenda solleva interrogativi sul ruolo delle aree protette e sulla necessità di garantire il diritto di accesso alla montagna, come sancito dalla legge che istituì il Parco Nazionale di Yellowstone nel lontano 1872: “for the enjoyment of the People”.
Verso Nuove Strategie di Gestione: Un Futuro Possibile per il Gran Sasso
La questione della sbarra a Fonte Vetica è sintomatica di una problematica più ampia, che riguarda la gestione del territorio montano e la sua fruibilità da parte degli appassionati. È necessario superare la logica degli sbarramenti indiscriminati e adottare strategie più flessibili e mirate, basate su una valutazione accurata dei rischi e su una comunicazione trasparente e tempestiva. L’utilizzo dei bollettini Meteomont e l’impiego di mezzi tecnici adeguati possono consentire di monitorare costantemente le condizioni meteorologiche e nivologiche, intervenendo solo in caso di reale pericolo. Allo stesso tempo, è fondamentale investire nella manutenzione delle strade e nella prevenzione del rischio valanghe, al fine di garantire un accesso sicuro e agevole alle zone montane. Solo in questo modo sarà possibile valorizzare il patrimonio naturale del Gran Sasso e promuovere un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Amici appassionati di montagna, la vicenda del Monte Camicia ci ricorda quanto sia importante la conoscenza del territorio. Prima di affrontare qualsiasi escursione, è fondamentale informarsi sulle condizioni meteo, sui pericoli oggettivi e sulle eventuali restrizioni di accesso. Una nozione base di alpinismo è saper leggere una cartina topografica e orientarsi con la bussola, strumenti indispensabili per affrontare un’escursione in sicurezza. Un consiglio più avanzato è quello di frequentare corsi di nivologia e autosoccorso in valanga, per acquisire le competenze necessarie a valutare il rischio e a intervenire in caso di emergenza.
Questa situazione ci invita a una riflessione profonda: la montagna è un bene comune, un patrimonio da tutelare e da condividere. È necessario trovare un equilibrio tra la sicurezza e la fruibilità, tra la conservazione e lo sviluppo. Solo attraverso un dialogo costruttivo tra istituzioni, operatori turistici e appassionati sarà possibile costruire un futuro sostenibile per il Gran Sasso e per tutte le montagne del nostro Paese.
- Pagina del Parco con comunicazioni istituzionali utili per approfondire la questione.
- Ordinanze del Comune di Castel del Monte relative alla viabilità locale.
- Pagina descrittiva del Monte Camicia, utile per approfondire la sua importanza.
- Sito ufficiale del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.







