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Bonus montagna 2025: chi ne beneficerà davvero?

La nuova legge sulla montagna promette di rivitalizzare le aree montane italiane, ma i nuovi criteri di classificazione rischiano di escludere molti comuni dall'accesso ai benefici. Scopriamo insieme chi potrà usufruire del Bonus Montagna 2025 e quali sono le implicazioni per il futuro delle comunità montane.
  • La legge 12 settembre 2025, n. 131 mira a contrastare lo spopolamento e migliorare i servizi nelle aree montane italiane attraverso incentivi fiscali.
  • Il "Bonus Montagna 2025" offre agevolazioni ai giovani fino a 41 anni per l'acquisto o ristrutturazione di immobili in Comuni montani, con un credito d'imposta sugli interessi passivi del mutuo per cinque anni.
  • I nuovi criteri di classificazione considerano montani i Comuni con almeno il 25% della superficie sopra i 600 metri o con una pendenza superiore al 20%, oppure con un'altitudine media superiore ai 500 metri.
  • Attualmente, oltre 4.500 Comuni italiani sono classificati come montani, ma la superficie montana effettiva è inferiore al 35% del territorio nazionale, evidenziando la necessità di criteri più precisi.
  • La Conferenza delle Regioni e l'ANCI hanno ottenuto il mantenimento delle deroghe previste dalle leggi regionali e l'impegno delle Regioni a finanziare i Comuni del vecchio elenco, garantendo i servizi essenziali.

Un’Analisi Approfondita

La legge nazionale sulla montagna, ufficialmente designata come legge 12 settembre 2025, n. 131, è stata concepita con l’ambizioso proposito di rivitalizzare le aree montane italiane. L’obiettivo primario è quello di contrastare il fenomeno dello spopolamento, una sfida demografica che affligge molte comunità montane, e di migliorare l’accessibilità ai servizi essenziali per i residenti. Il fulcro di questa iniziativa legislativa è un articolato sistema di incentivi fiscali e contributi, destinati a una vasta gamma di soggetti, tra cui famiglie, giovani, imprese e lavoratori. Inoltre, la legge introduce misure specifiche per sostenere l’agricoltura, promuovere lo smart working e garantire la sicurezza dei sentieri montani.

Tuttavia, nonostante le nobili intenzioni dichiarate, l’implementazione della legge ha suscitato notevoli preoccupazioni tra le comunità locali. Il punto critico risiede nei nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, che rischiano di escludere una porzione significativa dell’Appennino. Questa esclusione potenziale potrebbe avere conseguenze negative per i territori interessati, limitando l’accesso ai benefici previsti dalla legge.

La genesi della legge sulla montagna si colloca in un contesto di riordino della spesa pubblica e di progressivo esaurimento delle risorse straordinarie stanziate attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). In questo scenario, si è resa necessaria una selezione più rigorosa dei territori destinatari degli incentivi. Parallelamente, è emersa l’esigenza di ridefinire in modo coerente il concetto di “montanità” dei Comuni. Al momento, diverse località sono formalmente considerate “parzialmente montane”, sebbene, dal punto di vista geografico e delle funzioni, non presentino le caratteristiche tipiche di un ambiente montano. Questa incongruenza ha portato alla necessità di una revisione dei criteri di classificazione.

Attualmente, oltre 4.500 Comuni italiani sono classificati come montani, su un totale di circa 8.000. Tuttavia, la superficie effettivamente montana del Paese è significativamente inferiore al 35% del territorio nazionale. Questa discrepanza evidenzia la necessità di una definizione più precisa e accurata di “montanità”.

Incentivi Previsti dalla Legge: Il “Bonus Montagna 2025

La legge si propone di incentivare il ripopolamento delle aree montane, intervenendo in primo luogo sulla questione dell’abitazione. A tal fine, è stato introdotto un pacchetto di misure denominato “Bonus Montagna 2025”. I principali destinatari di questo incentivo sono i giovani fino a 41 anni che contraggono un mutuo per acquistare o ristrutturare un immobile da utilizzare come residenza principale in un Comune montano. Il bonus è valido anche per le abitazioni ricavate da fabbricati rurali. È previsto un credito d’imposta sugli interessi passivi del mutuo, erogato per un periodo di cinque anni. Inoltre, le famiglie che risiedono in Comuni montani con meno di 5.000 abitanti ricevono un contributo una tantum per ogni figlio nato o adottato.

La normativa include inoltre facilitazioni per il personale medico, infermieristico e scolastico che opera in strutture ubicate nelle località montane.

Per stimolare l’economia locale, è stata introdotta una flat tax del 15%, applicata sui redditi fino a 100.000 euro, destinata a micro e piccole imprese che avviano nuove attività nei Comuni montani.

Per quanto riguarda l’occupazione, sono previsti sgravi contributivi per un quinquennio per i datori di lavoro che agevolano il lavoro agile (smart working) per i dipendenti che scelgono di stabilirsi permanentemente nei Comuni montani.

Cosa ne pensi?
  • Finalmente un bonus che guarda alle aree montane... 👍...
  • Questi criteri rischiano di escludere chi ha più bisogno... 😠...
  • Montagna non è solo altitudine, ma identità a rischio... 🤔...

I Nuovi Criteri di Classificazione dei Comuni Montani: Un Punto di Svolta

Il fulcro della legislazione risiede nei nuovi criteri di classificazione, stabiliti dal Ministero per gli Affari Regionali. Un Comune è considerato montano se rispetta uno dei due requisiti seguenti: almeno il 25% della sua superficie (escludendo laghi e lagune) si trova a un’altitudine superiore ai 600 metri e almeno il 30% presenta una pendenza superiore al 20%. In alternativa, è sufficiente che l’altitudine media complessiva superi i 500 metri.

In alternativa, è ritenuto sufficiente che l’altezza media generale del comune superi i 500 metri.

In aggiunta, è classificato come montano un Comune “intercluso”, ovvero totalmente circondato da Comuni già riconosciuti come montani, con un’altitudine media pari o superiore ai 300 metri.

L’applicazione di questi criteri ha determinato un cambiamento radicale nella classificazione dei Comuni montani in diverse regioni italiane. In alcune aree, il numero di Comuni riconosciuti come montani si è drasticamente ridotto, con conseguenze significative per l’accesso ai finanziamenti e ai benefici previsti dalla legge.

La revoca della classificazione di Comune montano comporta implicazioni immediate e tangibili per i cittadini, le aziende e gli enti locali.

In primo luogo, le principali misure incluse nel Bonus Montagna 2025 non sarebbero più applicabili.

Tale esclusione ridurrebbe la capacità di questi territori di ottenere finanziamenti e di implementare progetti strategici, con ripercussioni anche sulle forme di gestione associata e sulla capacità delle Unioni di Comuni di pianificare e finanziare servizi condivisi.

Va sottolineato che la legge interviene sulla classificazione della montanità a livello nazionale, non regionale. Pertanto, anche nello scenario più sfavorevole, non si perderebbero tutti i benefici attuali, ma solo quelli di pertinenza nazionale e i programmi europei gestiti dallo Stato in qualità di organismo attuatore.

Invece, rimarrebbero attivi quelli delegati alle Regioni, tramite strumenti impositivi, programmi regionali e bandi europei gestiti a livello regionale, come il FESR e l’FSE.

Invece, resterebbero validi gli interventi di responsabilità delle Regioni, tramite strumenti finanziari, piani regionali e avvisi europei a gestione regionale, come il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo Sociale Europeo (FSE).

Il punto cruciale, più che nella legge stessa, si trova nel decreto attuativo che dovrà tradurre questi criteri in elenchi ufficiali.

È su questo passaggio che si concentrano oggi le preoccupazioni delle comunità montane.

Verso un Futuro Incerto: Le Reazioni e gli Sviluppi Recenti

La questione della classificazione dei Comuni montani ha suscitato un ampio dibattito e una forte mobilitazione da parte delle comunità locali. Numerosi consigli comunali hanno approvato ordini del giorno per esprimere la propria contrarietà al declassamento e per chiedere una revisione dei criteri. Le associazioni di categoria e gli enti locali si sono attivati per sensibilizzare le istituzioni e per presentare proposte alternative.

Il 5 febbraio 2026, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha analizzato il decreto attuativo, registrando un progresso rispetto all’impostazione iniziale, pur senza raggiungere un accordo formale.

Il 5 febbraio 2026, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha esaminato il decreto di attuazione, rilevando un’evoluzione rispetto all’approccio iniziale, sebbene non si sia giunti a una ratifica ufficiale.

L’ANCI ha espresso una valutazione complessivamente favorevole sull’esito della discussione con il Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, evidenziando che i criteri finali permettono un notevole incremento dei Comuni riconosciuti come montani rispetto alle prime proposte, riportando il numero totale a livelli sostanzialmente equiparabili a quelli precedenti.

È stata inoltre accolta una richiesta fondamentale dell’ANCI: il mantenimento delle deroghe previste dalle leggi regionali, ancorate ai precedenti elenchi dei Comuni montani, per garantire i servizi essenziali, insieme all’obbligo per le Regioni di continuare a finanziare, con risorse proprie, i Comuni del vecchio elenco sulla base della classificazione precedente.

Inoltre, è stata approvata una richiesta essenziale dell’ANCI: la prosecuzione delle deroghe contemplate dalle normative regionali, legate agli elenchi preesistenti dei comuni montani, per assicurare i servizi basilari, insieme all’impegno per le Regioni di continuare a erogare fondi propri ai comuni del precedente elenco sulla base della classificazione antecedente.

Riflessioni Conclusive: Montagna, Identità e Sviluppo Sostenibile

La vicenda della nuova legge sulla montagna solleva interrogativi profondi sul futuro delle aree montane italiane. Al di là degli aspetti tecnici e burocratici, emerge la necessità di una visione strategica che valorizzi il ruolo della montagna come risorsa fondamentale per il Paese. La montagna non è solo un territorio da tutelare, ma anche un laboratorio di innovazione sociale, economica e ambientale. È un luogo in cui si possono sperimentare nuove forme di sviluppo sostenibile, basate sulla valorizzazione delle risorse locali, sulla promozione del turismo responsabile e sulla creazione di opportunità di lavoro per i giovani.

Amici appassionati di montagna, riflettiamo un attimo. Questa legge, con le sue complicazioni, ci ricorda quanto sia importante definire cosa intendiamo per “montagna”. Non è solo una questione di altitudine o pendenza, ma di identità, cultura e tradizioni che rischiano di scomparire. La montagna è un ecosistema fragile, un patrimonio da proteggere e valorizzare.

Approfondimento tecnico: Una nozione base di alpinismo ci insegna che la “linea di massima pendenza” è fondamentale per valutare la difficoltà di un percorso. Allo stesso modo, la pendenza e l’altitudine sono parametri chiave per definire la “montanità” di un territorio. Ma una nozione più avanzata ci porta a considerare anche l’esposizione, la presenza di ghiacciai o permafrost, e la biodiversità come elementi essenziali per comprendere la complessità dell’ambiente montano.

Questa legge ci invita a riflettere su come possiamo contribuire a preservare la montagna, non solo come luogo di svago, ma come spazio vitale per le comunità che la abitano e come custode di un patrimonio naturale inestimabile.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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