E-Mail: [email protected]
- Uno studio dell'Università Statale di Milano ha rivelato l'infiltrazione di materiali plastici nelle vette delle Alpi e Prealpi lombarde, un ecosistema montano estremamente sensibile.
- Tra il 2020 e il 2024, sono stati analizzati 28 transetti, raccogliendo 979 pezzi di plastica, suddivisi fra mesoplastiche e macroplastiche, dimostrando l'impatto dell'attività umana.
- Il 31% dei rifiuti plastici rinvenuti è riconducibile agli imballaggi alimentari, localizzati prevalentemente nei primi tratti dei percorsi escursionistici, mentre una percentuale simile è costituita da indumenti tecnici.
- La concentrazione di plastica diminuisce allontanandosi dal punto di partenza dell'escursione, con il picco massimo registrato nel primo chilometro, suggerendo l'importanza di interventi mirati in queste aree.
Il problema dell’inquinamento da plastica ha invaso persino i luoghi più alti delle Alpi, una questione di grande rilevanza emersa attraverso un’indagine recente. Secondo quanto riportato dai ricercatori coinvolti nello studio, i materiali plastici – specialmente sotto forma di microplastiche – sono stati rinvenuti a elevate altitudini e stanno influenzando negativamente gli ecosistemi montani. È chiaro che la salute ambientale di queste regioni preziose è messa a rischio, suggerendo l’urgenza di attuare interventi decisivi per tutelare la loro integrità naturale. Una ricerca dettagliata promossa dall’Università Statale di Milano ha reso evidente un fenomeno inquietante: l’infiltrazione massiccia di materiali plastici nelle vette delle Alpi e Prealpi lombarde. Questa indagine scientifica, apparsa sul Journal of Environmental Management, si erge come il primo vero sforzo per tracciare meticolosamente come tali materiali si distribuiscano in un ecosistema montano estremamente sensibile. La spinta iniziale proviene dall’osservazione diretta della crescente accumulazione di plastica nei contesti alpini; da qui scaturisce l’esigenza dei ricercatori non solo di misurare ma anche classificare i vari tipi.
Sotto l’abile guida della dottoranda Taise Litholdo e con l’appoggio del professor Roberto Ambrosini, lo studio mette in luce che questa forma fortemente inquinante della plastica non conosce confini e invade persino gli angoli più isolati delle Alpi. Tra il 2020 e il 2024 sono stati analizzati ben 28 transetti ed immense quantità di plastica sono state raccolte; ciò dimostra chiaramente che l’attività umana, protagonista indiscussa dello scenario contemporaneo, rappresenta l’origine predominante dell’inquinamento riscontrato. Nello specifico, gran parte degli scarti trovati risulta essere riconducibile agli imballaggi alimentari, i quali risultano prevalentemente localizzati nei primissimi tratti lungo i percorsi escursionistici.

Dettagli della Ricerca: Quantità, Tipologie e Origine dei Rifiuti
Un gruppo di studiosi ha intrapreso uno studio approfondito su 28 transetti posti ad elevate altitudini, durante il quale è stato raccolto un numero complessivo di 979 pezzi di plastica, suddivisi fra mesoplastiche e macroplastiche. Questi artefatti sono stati analizzati dettagliatamente secondo parametri quali peso, dimensione iniziale d’uso e composizione chimica del polimero. Ogni singolo transetto ha registrato una media approssimativa di circa 35 articoli, corrispondente a più di 24 grammi di plastica.
Dallo studio emerge chiaramente che le tipologie di plastica prevalenti comprendono imballaggi destinati al cibo con una notevole percentuale del 31%, seguiti dagli indumenti tecnici realizzati per escursioni in quantità simile, fino all’attrezzatura occorrente durante passeggiate all’aria aperta. Tuttavia, non si può negare che la prima campionatura di affidabilità illustra almeno alcuni malintesi fatali.
- Finalmente uno studio serio sull'inquinamento alpino! 🏔️ È ora di......
- Che disastro! 😡 La plastica sulle Alpi è inaccettabile, ma......
- Invece di focalizzarci solo sulla 'plastica cattiva', pensiamo a... 🤔...
Fattori Influenzanti e Possibili Soluzioni
Contrario a qualsiasi aspettativa iniziale, i dati sulla distribuzione dei rifiuti non mostrano una correlazione evidente con variabili come la presenza di rifugi, l’altitudine, la posizione geografica o il livello di affluenza sui percorsi. Emergere da questa analisi ha evidenziato un fenomeno inequivocabile lungo i transetti: man mano che ci si allontana dal punto d’origine dell’escursione, è osservabile una netta diminuzione della concentrazione della plastica; infatti il picco massimo si registra nel primo chilometro.
In risposta a tali constatazioni, il professor Roberto Ambrosini sottolinea l’importanza dell’implementazione immediata e strategicamente mirata delle iniziative atte a limitare l’accumulo indiscriminato dei rifiuti nelle aree montane. Fra le soluzioni raccomandate figurano soprattutto l’installazione di appositi contenitori per la raccolta differenziata, collocati strategicamente all’inizio degli itinerari pedonali; l’aumento della disponibilità di contenitori portatili suggeriti agli escursionisti; e infine campagne educative volte ad affrontare ed arginare il problema dell’abbandono della plastica nelle zone montane.
Un Futuro Sostenibile per le Montagne: Riflessioni e Prospettive
La scoperta della presenza diffusa di plastica nelle Alpi e Prealpi lombarde solleva interrogativi importanti sul nostro rapporto con l’ambiente montano. È fondamentale che ognuno di noi si senta responsabile della salvaguardia di questi ecosistemi fragili. L’inquinamento da plastica non è solo un problema estetico, ma rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità e la salute dell’ambiente.
Come appassionati di montagna, dobbiamo interrogarci sulle nostre abitudini e adottare comportamenti più sostenibili. Ridurre l’uso di imballaggi monouso, portare con sé i propri rifiuti e partecipare attivamente a iniziative di pulizia sono solo alcuni dei modi in cui possiamo fare la differenza. La consapevolezza e l’azione collettiva sono essenziali per preservare la bellezza e l’integrità delle nostre montagne per le generazioni future.
Un concetto base di alpinismo e frequentazione della montagna è il principio del “Leave No Trace”, che invita a minimizzare il proprio impatto sull’ambiente naturale. Un concetto più avanzato è quello della “carbon footprint” legata alle attività outdoor, che spinge a considerare l’impatto ambientale dei trasporti, dell’attrezzatura e dei consumi durante le escursioni. Riflettiamo su come le nostre scelte individuali possano contribuire a un futuro più sostenibile per le montagne.







