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- Nel 2026 ricorrono i 117 anni dalla nascita di Riccardo Cassin, figura simbolo dell'alpinismo del XX secolo.
- I ricercatori del San Raffaele di Milano hanno dato il suo nome a un gene, il "gene bussola", paragonandolo alla sua capacità di aprire nuove vie.
- Nel 1937 Cassin aprì una nuova via sul Pizzo Badile, dimostrando tenacia e umanità nell'aiutare alpinisti meno esperti.
Il 2 gennaio 2026 ricorrono 117 anni dalla nascita di Riccardo Cassin, figura emblematica dell’alpinismo del XX secolo. Nato a San Vito al Tagliamento nel 1909, Cassin ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’alpinismo, non solo per le sue audaci imprese, ma anche per la sua visione pionieristica della montagna. La sua figura è talmente radicata nella cultura italiana che i ricercatori dell’ospedale San Raffaele di Milano hanno voluto dare il suo nome a un gene, il “gene bussola”, che guida lo sviluppo dei neuroni nel midollo spinale, paragonandolo alla capacità di Cassin di aprire nuove vie.

Dalla boxe alle vette: l’ascesa di un alpinista completo
Cassin, prima di diventare un’icona dell’alpinismo, si è cimentato nella boxe, disciplina che gli ha temprato il corpo e lo spirito. La sua transizione verso la montagna è stata una rivelazione, un’esplosione di talento che lo ha portato a superare i propri limiti e a conquistare vette inesplorate. Le sue prime imprese, come la scalata dello spigolo della Torre Trieste e della parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, hanno subito rivelato un alpinista completo, capace di eccellere sia sul granito che sul calcare, padroneggiando l’arrampicata libera e l’uso dei chiodi, senza temere il ghiaccio e l’alta montagna.
Dopo le ascensioni sulla Torre Trieste e sulla Cima Ovest di Lavaredo, Cassin si è affermato come l’alpinista italiano più completo dell’epoca. La sua abilità nel dominare sia il granito che il calcare, unita alla sua maestria nell’arrampicata libera e nell’uso dei chiodi, lo rendevano un alpinista versatile e senza eguali. La sua determinazione e la sua capacità di affrontare le difficoltà lo hanno reso un leader naturale, capace di ispirare e motivare i suoi compagni di cordata.
- Cassin, un esempio di umanità e coraggio che ispira... ⛰️...
- Alpinismo moderno e tecnologia: si sta perdendo lo spirito...? 🤔...
- Il 'gene Cassin' è una metafora potente, ma forse... 🧬...
La conquista del Pizzo Badile: una via che rispecchia l’anima di Cassin
La via sul Pizzo Badile, aperta nel 1937, è forse l’impresa che meglio rappresenta lo spirito di Cassin. In un’epoca in cui l’alpinismo era promosso dal regime come simbolo di forza e audacia, Cassin si lanciò alla conquista della parete nord-est del Badile, una sfida che sembrava impossibile con i mezzi dell’epoca. Insieme ai suoi compagni Vittorio Ratti e Gino Esposito, Cassin affrontò condizioni meteorologiche avverse e difficoltà tecniche estreme, dimostrando una tenacia e una determinazione fuori dal comune. Durante la salita, il gruppo di Cassin si unì a Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi, due alpinisti di Como meno esperti e attrezzati. Cassin, senza esitazione, li aiutò a superare le difficoltà, dimostrando un grande senso di umanità e solidarietà. La conquista della vetta fu solo l’inizio della tragedia. Durante la discesa, Molteni e Valsecchi, stremati dalla fatica e dal freddo, persero la vita. Nonostante il dolore per la perdita dei suoi compagni, Cassin non si arrese e riuscì a portare in salvo Ratti ed Esposito.
La tragedia del Pizzo Badile segnò profondamente Cassin, ma non lo fermò. Continuò a scalare, aprendo nuove vie e superando i propri limiti, diventando un esempio per generazioni di alpinisti. La sua filosofia, riassunta nel motto “andiamo, proviamo e vediamo”, incarna lo spirito di avventura e la voglia di superare le sfide che caratterizzano l’alpinismo.
Un’eredità di coraggio e umanità: il “gene Cassin” come metafora dell’esplorazione
Riccardo Cassin non è stato solo un grande alpinista, ma anche un uomo di grande umanità e coraggio. La sua capacità di superare le difficoltà, di aiutare i compagni in difficoltà e di non arrendersi mai di fronte alle avversità lo hanno reso un esempio per tutti. La sua eredità è un invito a esplorare i propri limiti, a superare le paure e a non smettere mai di sognare. Il “gene Cassin”, come lo hanno definito i ricercatori del San Raffaele, è la metafora perfetta della sua capacità di aprire nuove vie, non solo in montagna, ma anche nella vita.
Riflessioni sull’alpinismo moderno: tra tecnologia e spirito di avventura
L’alpinismo moderno si avvale di tecnologie avanzate e di materiali sempre più performanti, ma lo spirito di avventura e la passione per la montagna rimangono immutati. La figura di Riccardo Cassin ci ricorda che l’alpinismo non è solo una questione di tecnica e preparazione fisica, ma anche di coraggio, determinazione e rispetto per la montagna.
Notizie e approfondimenti su montagna e alpinismo: Una nozione base è che l’alpinismo è un’attività che comporta rischi significativi, e la sicurezza deve essere sempre la priorità assoluta. Una nozione avanzata è che l’alpinismo può essere un’esperienza trasformativa, che permette di superare i propri limiti e di scoprire nuove dimensioni di sé stessi.
L’eredità di Cassin ci invita a riflettere sul significato dell’alpinismo e sul suo ruolo nella società contemporanea. In un mondo sempre più tecnologico e virtuale, la montagna rappresenta un luogo di libertà, di avventura e di contatto con la natura. L’alpinismo, come lo intendeva Cassin, è un’esperienza che ci permette di riscoprire il nostro rapporto con la natura e di affrontare le sfide della vita con coraggio e determinazione.







