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Controesodo montano: una speranza concreta o illusione fugace?

Nonostante la perdita di 7.000 abitanti negli ultimi dieci anni, le valli bergamasche mostrano timidi segnali di ripresa demografica. Analizziamo le strategie di finanziamento e la visione della metro-montagna per capire se un futuro sostenibile è possibile.
  • Negli ultimi 10 anni, le valli bergamasche hanno subito una perdita di 7.000 abitanti, evidenziando la sfida demografica.
  • I 42 comuni di Val Seriana e Val di Scalve sono stati i primi in Lombardia a collaborare per concentrare risorse pubbliche, pari a 14 milioni di euro, in un modello di visione amministrativa innovativo.
  • Il concetto di metro-montagna promuove una reciproca dipendenza tra città e montagna, suggerendo che la depopolazione può essere inquadrata in un contesto più ampio di interconnessioni e scambi.

L’apparente inesorabilità dello spopolamento montano in Italia, un fenomeno che il Cnel aveva addirittura definito “irreversibile”, è messa in discussione da timidi segnali di “controesodo” nelle valli bergamasche. Giovani e meno giovani sembrano attratti da uno stile di vita più autentico e vicino alla natura, ma i numeri parlano chiaro: negli ultimi dieci anni, le valli hanno perso settemila abitanti. Le eccezioni, per quanto incoraggianti, non sono sufficienti a invertire la tendenza. La popolazione anziana è in aumento, le nascite sono rare e il saldo migratorio non compensa il declino demografico.

Strategie di finanziamento e collaborazione tra Comuni

Il 28 gennaio, una delegazione regionale ha visitato Ardesio, Clusone e Endine per illustrare le iniziative legate alla strategia nazionale “Aree interne”. Questo strumento di finanziamento, simile alla legge sulla montagna, mira a superare l’assistenzialismo e promuovere un approccio organico che favorisca il coordinamento tra diverse politiche pubbliche e l’intesa tra i comuni. I 42 comuni di Val Seriana e Val di Scalve sono stati i primi in Lombardia a collaborare per concentrare le risorse pubbliche (14 milioni di euro), inaugurando un modello di visione amministrativa che si spera possa essere replicato. La finalità è assicurare a chi risiede in montagna la possibilità di permanervi, ma le modalità di reperimento e ripartizione dei fondi necessitano di maggiore efficacia. Il nuovo approccio promuove il lavoro in rete e supera i campanilismi.

Cosa ne pensi?
  • Che bello leggere di speranza per le nostre montagne! ⛰️......
  • Sette mila abitanti persi in dieci anni... numeri impietosi 📉......
  • Metro-montagna: un'alleanza inattesa tra città e natura 🤝......

Il concetto di Metro-Montagna

È fondamentale cambiare prospettiva e allargare lo sguardo, creando un’alleanza tra l’area urbana (la “città infinita” della pianura lombarda) e le terre alte. Questo è il concetto di metro-montagna, che presuppone una reciproca dipendenza tra città e montagna. Non si tratta di abbandonare la propria specificità, ma di esaltarla all’interno di un dinamismo già esistente. Si pensi ai mercati dei prodotti agricoli nelle piazze cittadine, ai corsi universitari “de-localizzati” in montagna, allo smartworking in luoghi un tempo inaccessibili, al pendolarismo bidirezionale per servizi stagionali o attività outdoor, e ai flussi generati dallo sfruttamento idroelettrico (con l’obiettivo di una equa distribuzione delle risorse, reimpiegate in incentivi o defiscalizzazioni per chi vive in zone isolate). In questa visione, la depopolazione preoccupa meno, in quanto inquadrata in un contesto più ampio e sfaccettato, dove un’intensa rete di interconnessioni e scambi potrebbe assicurare una mobilità complessa e una interdipendenza reciproca ben superiori a quanto possiamo immaginare oggi.

Superare il Dualismo Montagna-Città: Una Nuova Visione per il Futuro

Diventa imprescindibile sviluppare una capacità di ragionamento plurale, priva del timore per possibili contaminazioni provenienti da ambiti eterogenei, al fine di oltrepassare il millenario dualismo tra l’ambiente montano e quello urbano, che ha storicamente confinato i nostri territori. Soltanto in questo modo sarà possibile edificare un avvenire in cui le regioni montane vengano finalmente riconosciute come parte essenziale di un ecosistema economico e sociale vivace e connesso.

Riflessioni sul Futuro delle Terre Alte

Caro pubblico amante dei luoghi montani, l’argomento concernente lo spopolamento delle regioni alte si presenta come una problematica intricatissima ed estremamente sensibile; esso concerne il fulcro stesso della nostra identità collettiva. *È impossibile trascurare l’attrattiva insita in uno stile esistenziale maggiormente genuino ed elementare; tuttavia è imperativo riconoscere le difficoltà con cui si confrontano coloro che scelgono questa vita sulle alture. Le primarie lezioni derivate dall’alpinismo ci insegnano chiaramente che per conquistare una cima occorre programmazione meticolosa così come collaborazione sinergica. Analogamente all’assunto precedentemente enunciato riguardo alla scalata delle vette alpine: per assicurare il domani alle nostre montagne risulta essenziale creare un legame solido fra zone urbane e rurali, e stabilire connessioni significative tra enti istituzionali e realtà territoriali locali.

Entrando nel merito accademico dell’argomento si introduce allora il concetto sofisticato: la resilienza territoriale. Tale termine indica l’attitudine distintiva degli spazi geografici nell’adattarsi a nuovi scenari variabili, superando ostacoli temporanei ed elaborando nuove forme d’esistenza senza rinunciare né alla loro essenza né ai loro principi fondanti. Questa attitudine versatile richiede non solo piani strategici ben delineati ma anche un’elevata coesione all’interno del tessuto sociale oltre alla propensione ad esplorazioni innovative. Propongo di considerare come ciascuno di noi possa apportare un contributo significativo al fine di rendere le nostre montagne più resistenti e attraenti. Potremmo prendere in carico sostegno per le iniziative locali, dare impulso a un turismo eco-sostenibile, oppure semplicemente diffondere la meraviglia dei nostri paesaggi* tra coloro che ne sono ancora all’oscuro. Non dimentichiamo che il destino delle terre alte riposa sulle nostre spalle.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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