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- La rassegna «R_Evolution Green» del Teatro Verdi di Pordenone, quest'anno focalizzata sul cibo di montagna, affronta il tema dei «Prosciutti e carne di montagna» con l'obiettivo di superare le semplificazioni e approfondire le implicazioni ambientali, culturali e di responsabilità personale.
- Le antiche pratiche di allevamento alpino, come l'alternanza stagionale degli alpeggi e delle transumanze, hanno contribuito a definire le conformazioni montane, ma sono sempre più sotto pressione a causa della competizione degli allevamenti industriali e dei cambiamenti climatici. L'incontro vedrà la partecipazione di Valentina De Marchi e Luca Battaglini.
- La scelta di un prosciutto o di un taglio di carne di montagna rappresenta un atto che definisce un modello di territorio e una forma di responsabilità individuale e collettiva, come sottolinea Mauro Varotto dell'Università di Padova.
L’appuntamento odierno, 12 febbraio 2026, alle ore 05:36, ci porta a riflettere su un tema cruciale per le terre alte: il ruolo della carne e dei suoi derivati, come i prosciutti, nell’economia, nella cultura e nell’ambiente montano. Un argomento che va ben oltre la semplice alimentazione, toccando le corde della storia, della sopravvivenza e dell’identità di intere comunità.
Un intreccio di storia, cultura e ambiente
Per secoli, la carne in montagna non è stata solo cibo, ma una risorsa fondamentale, un pilastro per economie fragili e un elemento che ha plasmato i paesaggi attraverso il lavoro umano. Discutere oggi di salumi e carne montana implica confrontarsi con un passato millenario fatto di consuetudini, conoscenze e adattamenti, ma anche con le problematiche attuali: i mutamenti climatici, la pressione degli allevamenti intensivi, la competizione a livello globale, il ritorno dei grandi predatori e le nuove sensibilità ambientali.
Questo complesso intreccio è al centro del terzo appuntamento della rassegna “R_Evolution Green”, curata dal Teatro Verdi di Pordenone e dedicata quest’anno al cibo di montagna, con un focus specifico su “Prosciutti e carne di montagna”. La manifestazione mira a superare le semplificazioni per restituire profondità a un argomento che coinvolge l’ambiente, la cultura e la responsabilità personale.

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Tradizioni alpine sotto pressione
Nel contesto alpino, la caccia è stata affiancata da un complesso sistema di allevamento, fondato sull’utilizzo oculato delle diverse altitudini e sull’alternarsi stagionale degli alpeggi e delle transumanze.
Queste metodologie antiche hanno contribuito a definire le conformazioni montane che conosciamo oggi. Nonostante ciò, questi sistemi, pur essendo in grado di combinare la produzione alimentare con l’equilibrio ecologico, si trovano sempre più sotto pressione a causa della competizione degli allevamenti industriali, del restringimento dei pascoli, dei cambiamenti climatici e di narrazioni troppo semplicistiche che riducono la montagna a un’immagine stereotipata anziché a un luogo vivo e vissuto.
L’incontro vedrà la partecipazione di Valentina De Marchi, antropologa culturale con una vasta esperienza nelle pratiche di pastorizia e transumanza, e Luca Battaglini, professore di Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali presso l’Università di Torino.
De Marchi, attraverso il suo lavoro di ricerca e documentazione sul rapporto tra le comunità pastorali e l’ambiente montano, offre una prospettiva antropologica, etnografica e audiovisiva.
Battaglini, invece, interviene portando un punto di vista scientifico e onnicomprensivo sulle questioni inerenti l’allevamento in ambiente montano, i servizi offerti dagli ecosistemi e le condizioni di vita degli animali.
Il confronto tra queste due expertise permetterà di esaminare la carne di montagna non solo come mero prodotto alimentare, ma come esito di un delicato equilibrio tra l’essere umano, gli animali e il territorio.
Scegliere un modello di territorio
Come evidenzia Mauro Varotto, geografo dell’Università di Padova e curatore della rassegna, la scelta di un prosciutto o di un taglio di carne proveniente dalla montagna è un atto che definisce un modello di territorio, un rapporto con l’ambiente, una forma di responsabilità sia individuale che collettiva. L’incontro, introdotto dall’artista Diego Dalla Via, invita a considerare il cibo come chiave di accesso a questioni più ampie e complesse.
Oltre il cibo: un’etica della montagna
In definitiva, l’evento “Prosciutti e carne di montagna” ci spinge a interrogarci sul significato profondo del cibo che consumiamo, soprattutto quando proviene da territori fragili e preziosi come le montagne. Ci invita a considerare le implicazioni ambientali, sociali ed economiche delle nostre scelte alimentari e a riflettere sul futuro di un’agricoltura di montagna che sappia coniugare tradizione, innovazione e sostenibilità.
Amici appassionati di montagna e di alpinismo, riflettiamo insieme su questo tema. La montagna non è solo un luogo di svago o di avventura, ma un ecosistema complesso e delicato, plasmato da secoli di interazione tra uomo e natura. Comprendere il ruolo della carne e dei suoi derivati in questo contesto significa acquisire una maggiore consapevolezza del nostro impatto sull’ambiente e sulle comunità che lo abitano.
Una nozione base di notizie e approfondimenti su montagna e alpinismo è che l’allevamento in montagna, se praticato in modo sostenibile, può contribuire alla conservazione del paesaggio e alla biodiversità. Una nozione più avanzata è che la scelta di prodotti di montagna a filiera corta può sostenere le economie locali e ridurre l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci.
Quindi, la prossima volta che gusterete un prosciutto di montagna, pensate a tutto ciò che c’è dietro: la storia, la cultura, il lavoro, l’ambiente. E chiedetevi: quale modello di montagna voglio sostenere con le mie scelte?







