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Alpinismo e social media: scalare la vetta o inseguire i «like»?

Esplora come la ricerca di validazione online stia trasformando l'alpinismo, influenzando le scelte degli alpinisti e sollevando interrogativi sull'etica e la sicurezza in montagna.
  • L'ascesa dei social media come Instagram e TikTok sta influenzando le scelte degli alpinisti, portandoli a volte a forzare i limiti della sicurezza e dell'etica per ottenere «mi piace» e «follower».
  • Il Nepal ha introdotto nuove regole per l'ascensione dell'Everest a partire dal 1° settembre 2025, richiedendo agli alpinisti di aver già scalato almeno una vetta nepalese superiore ai 7.000 metri.
  • Nel 2023 sull'Everest si sono registrati 12 decessi e 5 dispersi, in parte imputabili all'alto numero di scalatori privi di esperienza. Il governo locale ha incrementato del 36% il costo del permesso, portandolo a $15.000 per la stagione primaverile.

Tra sfide e opportunità

L’alpinismo, tradizionalmente inteso come una sfida personale, un’avventura esplorativa e un atto di riverenza verso l’ambiente montano, sta subendo una trasformazione radicale nell’era del digitale. L’ascesa dei social network, soprattutto Instagram e TikTok, ha introdotto dinamiche nuove che spesso cozzano con i principi fondamentali di questa attività. La sempre maggiore ricerca di convalida online, quantificata in “mi piace” e “seguaci”, sta influenzando le scelte degli alpinisti, portandoli a volte a forzare i limiti della sicurezza e dell’etica?

I social media hanno reso più accessibili le immagini e le narrazioni di imprese alpinistiche a un pubblico più ampio. Instagram, con la sua enfasi su fotografie di paesaggi spettacolari, e TikTok, con i suoi brevi video che catturano l’attenzione, hanno creato una ribalta mondiale per gli alpinisti. Questa visibilità può trasformarsi in opportunità di sponsorizzazione, partnership commerciali e, in ultima analisi, maggiore fama. Tuttavia, la stessa visibilità può generare una pressione a eccellere, a raggiungere la cima a qualsiasi costo, anche quando le condizioni sono avverse o la preparazione insufficiente.

Molti eventi riportati dalle cronache dimostrano come la superficialità e l’improvvisazione, spesso promosse dalla smania di visibilità sui social, possano tramutarsi in tragedie in montagna. Molti escursionisti, attirati da rappresentazioni idealizzate e stimolanti condivise online, si avventurano su percorsi difficili senza la necessaria preparazione fisica o l’equipaggiamento adeguato, mettendo a rischio la propria incolumità e quella dei soccorritori. Questa tendenza all’esibizionismo e alla spettacolarizzazione dell’esperienza montana si pone in netto contrasto con i principi di cautela, rispetto e consapevolezza che hanno sempre caratterizzato l’alpinismo tradizionale.

La volontà di diffondere online imprese sempre più temerarie e scenografiche rischia di alterare la valutazione del pericolo, inducendo gli alpinisti a minimizzare i rischi oggettivi della montagna, a ignorare le previsioni meteorologiche o a intraprendere itinerari che superano le proprie capacità. La gara per conquistare il maggior numero di “mi piace” e “follower” può scatenare un circolo vizioso di emulazione e di sfida ai limiti, in cui la sicurezza e l’etica sono sacrificate sull’altare della notorietà. Si osserva così una trasformazione progressiva dell’alpinismo, da disciplina fondata sulla preparazione, la conoscenza e il rispetto per la montagna, a forma di intrattenimento eclatante e autoreferenziale, in cui l’obiettivo principale diventa la conquista di un pubblico virtuale piuttosto che la conquista di sé stessi.

“Like” e “follower”: un’arma a doppio taglio nell’alpinismo moderno

I social media offrono agli alpinisti una piattaforma per condividere le proprie avventure, ispirare gli altri e costruire una comunità. Tuttavia, la ricerca ossessiva di “like” e “follower” può distorcere la percezione del pericolo e spingere gli alpinisti a prendere decisioni imprudenti. La pressione di dover pubblicare contenuti sempre più sensazionali può portare a sottostimare i rischi oggettivi della montagna, a trascurare le previsioni meteorologiche o a intraprendere percorsi che superano le proprie capacità. Questo fenomeno solleva interrogativi profondi sull’etica dell’alpinismo nell’era digitale e sulla responsabilità degli alpinisti-influencer nei confronti dei propri follower.

Il Nepal, consapevole dei rischi derivanti dall’afflusso di alpinisti inesperti attratti dai “trend social”, ha introdotto nuove e rigorose regole per l’ascensione dell’Everest. A partire dal 1° settembre 2025, infatti, gli alpinisti dovranno aver già scalato almeno una delle altre sette vette nepalesi superiori ai 7.000 metri. L’obiettivo di questa misura è diminuire il numero di scalatori impreparati e innalzare gli standard di sicurezza sulla vetta più alta del pianeta. Negli ultimi anni, l’Everest ha riscontrato un problema crescente di sovraffollamento, con lunghe file nella cosiddetta “zona della morte” – l’area oltre gli 8.000 metri dove la carenza di ossigeno rende i rischi per la vita estremamente elevati. Nel 2023, si sono registrati 12 decessi e 5 dispersi, in parte imputabili all’alto numero di scalatori privi di esperienza che creavano rallentamenti significativi. Il nuovo requisito esperienziale mira ad assicurare che solo alpinisti adeguatamente formati affrontino l’Everest, diminuendo in tal modo sia i pericoli che la congestione. Oltre all’obbligo di aver precedentemente scalato una cima nepalese oltre i 7.000 metri, il governo locale ha incrementato del 36% il costo del permesso, passando da $11.000 a $15.000 per la stagione primaverile. L’alpinismo rappresenta una fonte di reddito considerevole per il Nepal, contribuendo a oltre il 4% del PIL nazionale. Nel 2024, il paese ha incassato più di 5 milioni di dollari solamente dai permessi per l’Everest e, oltre a questi proventi, le spedizioni generano un notevole indotto economico attraverso l’impiego di guide, portatori (i cosiddetti sherpa) e altri servizi, fornendo sostentamento a migliaia di famiglie nella regione.

Questa presa di posizione da parte del governo nepalese è un segnale importante di come la comunità internazionale stia prendendo coscienza dei rischi derivanti dall’alpinismo “social” e dalla necessità di tutelare la sicurezza degli alpinisti e l’integrità dell’ambiente montano. Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a contenere l’afflusso di alpinisti inesperti e a promuovere un approccio più responsabile e consapevole alla montagna.

Tra tradizione e innovazione: il futuro dell’alpinismo

L’alpinismo tradizionale si fonda su valori come l’umiltà, il rispetto per la montagna, la preparazione fisica e mentale e la consapevolezza dei propri limiti. La vetta è un obiettivo, ma non a tutti i costi. La sicurezza e l’etica vengono prima di tutto. In questo contesto, l’influenza dei social media può rappresentare una minaccia, incentivando comportamenti individualistici, competitivi e rischiosi. Tuttavia, i social media possono anche essere uno strumento prezioso per promuovere la cultura dell’alpinismo, condividere conoscenze e informazioni utili e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della sicurezza e della tutela dell’ambiente montano.

L’articolo “Salute mentale ai tempi dei mass media” evidenzia come la pressione mediatica possa influire negativamente sulla salute mentale degli atleti, portando ad ansia, stress e depressione. Questa dinamica può essere traslata anche al mondo dell’alpinismo, dove la necessità di costante validazione online e la pressione a performare possono generare un forte stress psicologico. La paura di non essere all’altezza delle aspettative dei propri follower, o la necessità di pubblicare contenuti sempre più estremi per mantenere alta l’attenzione, possono spingere gli alpinisti a superare i propri limiti e a mettere a rischio la propria incolumità. La competizione per ottenere il maggior numero di “like” e “follower” può trasformarsi in una vera e propria dipendenza, con conseguenze negative sulla vita personale e professionale degli alpinisti. È quindi fondamentale che gli alpinisti sviluppino una sana consapevolezza di sé e dei propri limiti, imparando a gestire la pressione sociale e a coltivare un rapporto equilibrato con i social media.

In un mondo sempre più connesso e digitalizzato, l’alpinismo è chiamato a trovare un nuovo equilibrio tra tradizione e innovazione. Da un lato, è necessario preservare i valori fondamentali di questa disciplina, come il rispetto per la montagna, la prudenza e la preparazione. Dall’altro, è importante saper sfruttare le opportunità offerte dai social media per promuovere la cultura dell’alpinismo, condividere conoscenze e informazioni utili e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della sicurezza e della tutela dell’ambiente montano. Il futuro dell’alpinismo dipenderà dalla capacità di trovare questo equilibrio e di costruire una comunità online basata su valori condivisi di rispetto, responsabilità e consapevolezza.

Un nuovo orizzonte: l’etica dell’alpinismo nell’era digitale

Nell’era dell’informazione istantanea, i social media possono distorcere la percezione del valore e rendere difficile verificare la veridicità delle imprese alpinistiche. La sfida che si pone è quella di preservare l’integrità dell’alpinismo e di promuovere valori di lealtà, onestà e rispetto per la montagna.

Il tema della “verità” in alpinismo è sempre stato dibattuto, ma l’epoca digitale ha amplificato le difficoltà. Come sottolinea un articolo, la lealtà e l’onestà individuale sono fondamentali, ma i social media possono premiare chi ha più “potenza di tiro” piuttosto che chi ha realmente compiuto un’impresa significativa. È quindi necessario un approccio critico e competente per distinguere tra apparenza e realtà e per promuovere un alpinismo basato su valori etici solidi. Questo richiede un impegno da parte di tutti gli attori coinvolti, dagli alpinisti ai media, per promuovere una cultura della trasparenza e della responsabilità.

L’alpinismo deve resistere alle distorsioni dell’era digitale e promuovere valori di lealtà, onestà e rispetto per la montagna. Solo così sarà possibile preservare l’essenza di questa disciplina e garantire un futuro sostenibile per l’alpinismo e per le generazioni future.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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