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- Il documentario «Per silenzio e vento» ha inaugurato il 74° Trento Film Festival, offrendo una riflessione sull'alpinismo come ritrovamento interiore.
- Il film include interviste con figure chiave come Reinhold Messner e rievoca leggende come Walter Bonatti, arricchendo la narrazione con diverse prospettive sull'alpinismo.
- Un'analisi di un dizionario del 1874 definisce l'alpinismo come «amore per l'Alpe», sottolineando l'importanza di conoscere e comprendere l'ambiente montano, un concetto che il documentario cerca di recuperare.
- L'esperienza personale di Righetto sul Sass de Stria, dove una guida insultava il suo gruppo per la lentezza, evidenzia i pericoli dell'overtourism e dello sfruttamento intensivo della montagna.
Un invito alla riflessione sull’alpinismo autentico
Il 2026 si apre con un’importante riflessione sul significato profondo dell’alpinismo. Il documentario “Per silenzio e vento”, diretto dal regista vicentino Marco Zuin e ideato dallo scrittore padovano Matteo Righetto, ha inaugurato il 74° Trento Film Festival. La pellicola, proiettata in anteprima al Supercinema Vittoria, arriverà nelle sale a settembre, portando con sé un messaggio potente e necessario.
Zuin sottolinea come la scelta di aprire il festival con il loro lavoro sia motivo di orgoglio, testimoniando una crescente sensibilità verso i temi trattati. Il documentario non vuole essere una polemica, ma piuttosto un invito a considerare la montagna come un luogo di ritrovamento interiore, di riflessione sul presente e sul futuro, e di recupero di una dimensione etica, soprattutto in un’epoca dominata dalla competitività.
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Incontri significativi e la riscoperta del significato di alpinismo
Il film vede Matteo Righetto come protagonista attivo, impegnato in riflessioni profonde all’interno di una baita, rileggendo appunti e stimolando il pubblico. Il documentario presenta incontri con figure di spicco del mondo dell’alpinismo, tra cui Reinhold Messner, Enrico Camanni, l’alpinista egiziana Amer Wafaa e la pastora Katharina Lunger. Ad arricchire l’esperienza visiva e uditiva, ci sono interludi musicali con esibizioni dei Suoni delle Dolomiti e la presenza evocativa delle voci di leggende come Walter Bonatti e altri eroi del passato.
Inevitabile il confronto con Mario Rigoni Stern, figura imprescindibile per la sua poetica legata alla montagna. Righetto, presidente del CAI di Livinallongo-Colle Santa Lucia, sottolinea come Stern sia un modello di riferimento, unito da una fratellanza “salvatica” sui valori.
Il documentario crea collegamenti inaspettati, come quello con Francesco Petrarca e la sua ascesa al Monte Ventoso, analizzata attraverso una lezione in un istituto superiore padovano. Nel brano del poeta, emerge la soddisfazione per l’impresa atletica, ma soprattutto la consapevolezza della necessità di riscoprire se stessi e i propri limiti.
Righetto racconta di essere partito da una domanda fondamentale: cosa significa oggi la parola alpinismo? Indagando, ha trovato una definizione in un dizionario del 1874 che descrive l’alpinismo come “amore per l’Alpe”, identificando l’alpinista come colui che trova piacere nell’esplorare un ambiente montano, lo conosce e desidera approfondirne la comprensione. Recuperare questa dimensione, secondo Righetto, è essenziale.

Overtourism e sfruttamento intensivo: i pericoli per la montagna
Un episodio personale ha segnato profondamente Righetto: durante la ferrata Fusetti sul Sass de Stria con le figlie, una guida che conduceva un gruppo di turisti americani li insultava per la loro lentezza, poiché doveva portare altre comitive in vetta. Questo episodio evidenzia i pericoli dell’overtourism e dello sfruttamento intensivo della montagna, fenomeni che stanno diventando abitudini dannose per l’ambiente e per l’etica dell’alpinismo.
Il documentario denuncia i danni causati dall’overtourism e dallo sfruttamento intensivo della montagna, sottolineando la necessità di un cambiamento di mentalità. Righetto invita tutti a rimettersi in ascolto, ricordando che ogni azione ha conseguenze sugli altri e che le montagne sono la nostra coscienza.
La scelta stilistica di Zuin, di girare tutto ad altezza d’uomo, senza l’utilizzo di droni o panorami dall’alto, sottolinea l’importanza di avere i piedi saldi per terra, come deve fare chiunque si avventuri in montagna.
Un invito all’ascolto e alla consapevolezza: la montagna come specchio dell’anima
“Per silenzio e vento” non è solo un documentario sull’alpinismo, ma un vero e proprio invito all’ascolto e alla consapevolezza. Un’esplorazione profonda del rapporto tra l’uomo e la montagna, un’occasione per riflettere sul significato autentico dell’alpinismo e sulla necessità di preservare questo ambiente fragile e prezioso.
Riflessioni conclusive: l’eco della montagna nel nostro essere
Il film di Righetto e Zuin ci pone di fronte a una domanda cruciale: cosa cerchiamo veramente quando ci avventuriamo in montagna? Forse, al di là della sfida fisica e della conquista della vetta, desideriamo ritrovare un contatto autentico con noi stessi e con la natura. La montagna, con la sua maestosità e il suo silenzio, diventa uno specchio in cui possiamo riflettere la nostra anima e riscoprire i valori fondamentali che spesso dimentichiamo nella frenesia della vita quotidiana.
Amici appassionati di montagna, questo documentario ci ricorda che l’alpinismo non è solo una questione di performance e di record, ma soprattutto un’esperienza interiore profonda. Una nozione base da tenere sempre a mente è che la sicurezza in montagna è fondamentale: pianificare attentamente l’escursione, conoscere i propri limiti e rispettare l’ambiente sono regole imprescindibili. Un concetto più avanzato è quello della “lettura del terreno”: imparare a interpretare i segni della montagna, come le condizioni meteorologiche, la stabilità del manto nevoso e la presenza di pericoli oggettivi, può fare la differenza tra una giornata indimenticabile e una tragedia.
Vi invito a riflettere su questo: la montagna è un luogo di sfida, ma anche di silenzio e di contemplazione. Cerchiamo di viverla con rispetto e consapevolezza, lasciando dietro di noi solo le nostre orme e portando con noi un’esperienza arricchente per il corpo e per lo spirito.
- Sito ufficiale del Trento Film Festival, utile per approfondimenti sul festival.
- Sito ufficiale del festival musicale I Suoni delle Dolomiti, citato nel documentario.
- Sito ufficiale del CAI di Livinallongo-Colle Santa Lucia, citato nell'articolo.
- Pagina ufficiale del Trento Film Festival con la scheda del documentario.







