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- Il CAI esprime preoccupazione per il Decreto-Legge n. 23/2026, temendo ripercussioni negative su milioni di persone che praticano attività in montagna.
- Il decreto prevede sanzioni per chiunque venga trovato con strumenti a lama affilata che superino determinate dimensioni, essenziali per la sicurezza e il soccorso in montagna. In caso di possesso di un coltello pieghevole con sistema di blocco e lama superiore ai 5 centimetri, si rischia fino a 3 anni di detenzione.
- Il CAI chiede una deroga specifica per le attività in ambiente montano, sottolineando che la norma attuale mette a repentaglio la sicurezza di escursionisti, alpinisti e soccorritori. Le multe per i minorenni possono arrivare fino a 1.000 euro.
23/2026, il Club Alpino Italiano (CAI) ha formalmente comunicato al Ministero della Giustizia e ai vertici di Camera e Senato le proprie preoccupazioni riguardo a una norma che, nella sua attuale formulazione, potrebbe avere ripercussioni significative su milioni di persone che praticano attività escursionistiche, alpinistiche e di soccorso in ambiente montano.
Le restrizioni imposte dal decreto
Il fulcro della questione risiede nelle misure restrittive introdotte dal decreto, che prevedono sanzioni severe per chiunque venga trovato al di fuori della propria abitazione con strumenti a lama affilata o appuntita che superino determinate dimensioni. Il CAI sottolinea come tali strumenti siano essenziali per la sicurezza, il primo soccorso, la logistica e la gestione delle emergenze in ambiente montano.
Il presidente generale del CAI, Antonio Montani, ha espresso la posizione dell’associazione: “Il CAI condivide pienamente l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza nelle nostre città. Tuttavia, ci auguriamo che sia prevista un’esenzione specifica per le pratiche di escursionismo, alpinismo e soccorso in contesti naturali”.

- Finalmente qualcuno che si preoccupa della sicurezza in montagna! ⛰️......
- Assurdo equiparare un escursionista a un criminale! 😡......
- Ma quindi, se il coltello serve solo per il panino? 🤔......
Il dettaglio della normativa e le possibili conseguenze
Il CAI, fedele al suo impegno nella promozione di una cultura della montagna responsabile e consapevole, ha analizzato attentamente il testo del Decreto-Legge. L’associazione evidenzia come la norma, nella sua attuale stesura, limiti drasticamente la possibilità di portare con sé strumenti a lama, prevedendo sanzioni particolarmente severe.
Il divieto si concentra in particolare sui coltelli pieghevoli con meccanismo di blocco della lama, punta acuta e apertura a una mano. Questi strumenti, purtroppo associati a episodi di cronaca nera nelle città, sono ampiamente utilizzati anche dagli appassionati di montagna e outdoor per attività di soccorso e manovre di emergenza. La norma, così come formulata, consentirebbe il porto di coltelli a lama fissa fino a 8 centimetri, a condizione che vi sia un giustificato e inequivocabile motivo.
Chi è sorpreso in possesso di un coltello pieghevole con sistema di blocco e una lama di lunghezza superiore ai 5 centimetri incorrerà in sanzioni significative: detenzione fino a tre anni, una multa che va da 1.000 a 10.000 euro, e la revoca della licenza di guida e del porto d’armi. Per i minori trovati in possesso di tali oggetti, le sanzioni amministrative, che oscillano tra i 200 e i 1.000 euro, potrebbero essere a carico diretto dei genitori.
L’importanza di una deroga
Il CAI ritiene fondamentale che venga introdotta una deroga specifica per le attività svolte in ambiente montano. *La norma, nella sua attuale formulazione, rischia di penalizzare ingiustamente chi pratica escursionismo, alpinismo e attività di soccorso, mettendo a repentaglio la loro sicurezza e la capacità di intervenire in situazioni di emergenza. L’associazione si appella al senso di responsabilità delle istituzioni, affinché vengano tenute in considerazione le specificità dell’ambiente montano e le esigenze di chi lo frequenta e lo protegge.
Verso un equilibrio tra sicurezza e libertà
La vicenda sollevata dal Club Alpino Italiano pone un interrogativo cruciale: come bilanciare la necessità di garantire la sicurezza pubblica con la tutela delle libertà individuali e la salvaguardia delle attività che si svolgono in ambiente naturale? La risposta non è semplice e richiede un’attenta riflessione da parte di tutti gli attori coinvolti. È fondamentale che le istituzioni ascoltino le istanze del mondo della montagna e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle specificità del settore, evitando di penalizzare ingiustamente chi lo vive e lo ama.
Un aspetto fondamentale da considerare è che l’uso di strumenti come i coltelli in montagna non è legato ad attività illecite, ma è strettamente connesso alla sicurezza e alla sopravvivenza. Impedire o limitare eccessivamente il porto di tali strumenti potrebbe avere conseguenze negative sulla capacità di affrontare situazioni di emergenza e di garantire la sicurezza di chi si avventura in ambiente montano.*
In conclusione, la vicenda del Decreto-Legge n. 23/2026 rappresenta un’occasione per riflettere sul rapporto tra sicurezza, libertà e ambiente, e per trovare un equilibrio che tenga conto delle esigenze di tutti i cittadini, nel rispetto delle specificità di ogni contesto.
Amici appassionati di montagna, questa vicenda ci ricorda quanto sia importante essere consapevoli delle normative che regolano le nostre attività outdoor. Una nozione base di alpinismo è che la preparazione e la conoscenza del territorio sono fondamentali per affrontare le sfide della montagna in sicurezza.
Un concetto più avanzato è che la responsabilità individuale e collettiva sono cruciali per la tutela dell’ambiente montano e per la prevenzione degli incidenti. Riflettiamo su come le nostre azioni, anche le più piccole, possano avere un impatto significativo sull’ecosistema e sulla sicurezza di chi ci circonda.







