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- Un escursionista ha perso la vita a Poffabro, Friuli Venezia Giulia, dopo una scivolata fatale di oltre 100 metri lungo il sentiero CAI 973.
- L'incidente è avvenuto a quota 1300 metri, tra le casere Valine e Salinchieit, a causa del cedimento delle punte dei bastoncini su un tratto ghiacciato.
- Il soccorso alpino ha dovuto affrontare un intervento complesso a causa del terreno impervio e della fitta vegetazione, richiedendo l'uso di corde e l'intervento dell'elisoccorso per raggiungere la vittima, ruzzolata per circa 150 metri.
Oggi, 20 marzo 2026, alle ore 05:13, ripercorriamo una tragica vicenda che si è consumata il giorno precedente nelle montagne del Friuli Venezia Giulia. Un escursionista ha perso la vita in un incidente avvenuto sopra Poffabro, precisamente nella zona di Frisanco. L’allarme è stato lanciato intorno alle 12:30 del 19 marzo, in seguito a una scivolata fatale che ha visto l’uomo precipitare per oltre cento metri.
La dinamica dell’incidente
La stazione di Maniago del Soccorso alpino friulano ha fornito i dettagli cruciali sull’accaduto. L’incidente si è verificato a quota 1300 metri, tra le casere Valine e Salinchieit. La vittima e il suo compagno stavano percorrendo il sentiero CAI 973 quando, improvvisamente, la situazione è precipitata. Secondo la ricostruzione, l’escursionista ha perso l’equilibrio dopo aver fatto pressione sui bastoncini, le cui punte hanno ceduto su un tratto ghiacciato. Questo ha causato una rotazione incontrollata e la conseguente caduta. Il punto in cui l’uomo ha perso l’equilibrio era, purtroppo, l’unico tratto esposto del sentiero.
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Le operazioni di soccorso
Il compagno di escursione, testimone impotente della tragedia, ha immediatamente lanciato l’allarme. L’uomo è sceso per un tratto al fine di trovare campo per il telefono e poter così contattare i soccorsi. I tecnici del Soccorso alpino, allertati dal Sores, sono intervenuti con l’ausilio dell’elisoccorso regionale. La prima perlustrazione aerea non ha dato esito positivo. Successivamente, due soccorritori della stazione di Maniago sono stati trasportati in quota per coadiuvare le operazioni. Grazie alle indicazioni precise fornite dall’amico della vittima, i soccorritori si sono calati con la corda per circa cento metri, guidando l’elisoccorso verso il punto esatto della caduta. Purtroppo, il tecnico di elisoccorso e il medico, una volta verricellati sul luogo impervio e boschivo, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’escursionista, il quale era ruzzolato per circa 150 metri.

Le difficoltà del soccorso alpino
L’intervento di soccorso si è rivelato particolarmente complesso a causa della natura impervia del terreno e della fitta vegetazione. La necessità di calarsi con la corda e di utilizzare l’elisoccorso in un’area boschiva ha richiesto grande perizia e coordinamento da parte dei soccorritori. La tragedia sottolinea, ancora una volta, i pericoli insiti nell’attività escursionistica, anche su sentieri considerati relativamente sicuri. Un momento di disattenzione o una condizione ambientale sfavorevole possono trasformarsi in un evento fatale.
Riflessioni sulla sicurezza in montagna
La tragica scomparsa dell’escursionista in Friuli Venezia Giulia ci impone una riflessione profonda sulla sicurezza in montagna. La montagna, pur offrendo scenari mozzafiato e un’esperienza rigenerante, nasconde insidie che non vanno mai sottovalutate. È fondamentale affrontare ogni escursione con la massima preparazione, valutando attentamente le condizioni meteorologiche, il livello di difficoltà del percorso e il proprio stato fisico.
Un aspetto cruciale è l’utilizzo corretto dell’attrezzatura. I bastoncini da trekking, ad esempio, possono essere un valido aiuto per mantenere l’equilibrio, ma è essenziale assicurarsi che le punte siano adatte al tipo di terreno e che vengano utilizzati in modo appropriato. In presenza di ghiaccio o neve, è indispensabile l’uso di ramponi e piccozza, oltre a una conoscenza approfondita delle tecniche di progressione su ghiaccio.
Inoltre, è importante non sottovalutare l’importanza della comunicazione. Informare sempre qualcuno del proprio itinerario e dell’orario previsto di rientro può fare la differenza in caso di emergenza. Portare con sé un telefono cellulare carico e un power bank può consentire di lanciare l’allarme in caso di necessità.
Infine, è fondamentale essere consapevoli dei propri limiti e non esitare a rinunciare se le condizioni non sono ottimali. La montagna non è una competizione, ma un ambiente da rispettare e da affrontare con umiltà e prudenza.
Amici appassionati di montagna, questa triste vicenda ci ricorda che la prudenza non è mai troppa. Un consiglio base, ma fondamentale, è quello di pianificare sempre con cura le vostre escursioni, informandovi sulle condizioni del sentiero e del meteo. Un consiglio più avanzato è quello di seguire corsi di formazione specifici sulle tecniche di progressione in montagna e sull’utilizzo dell’attrezzatura di sicurezza.
Questa tragedia ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la montagna. Cerchiamo di viverla con passione, ma sempre con consapevolezza e rispetto, per evitare che un momento di gioia si trasformi in un dramma irreparabile.







