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- Il 19 febbraio 2026, l’adozione del DPCM legato alla legge Calderoli ha ridefinito i criteri dei comuni montani, escludendo 29 comuni marchigiani.
- I sindaci, guidati da Maurizio Gambini di Urbino, propongono di rinunciare ai fondi Fosmit in cambio del mantenimento delle altre agevolazioni.
- Il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, si impegna a non penalizzare alcun comune escluso e a rivedere le norme sui comuni montani in sede ANCI e Conferenza delle Regioni.
Una Battaglia per le Agevolazioni
Con l’adozione del DPCM associato alla legge elaborata dal ministro Calderoli il 19 febbraio 2026, i criteri che definiscono i comuni montani hanno subito una significativa revisione. Questo cambiamento ha provocato un acceso dibattito all’interno delle Marche, dato che ben ventinove comuni sono stati esclusi dalla suddetta classificazione. Tale esclusione ha avviato diverse iniziative mirate a salvaguardare vantaggi precedentemente ottenuti. Le conseguenze economiche e sociali sono notevoli: le agevolazioni comprendono aspetti fondamentali per la sostenibilità e la crescita delle comunità coinvolte, come il mantenimento delle classi scolastiche con almeno dieci alunni, incentivi destinati ai medici generali e pediatrici, l’esenzione dall’IMU sui terreni agricoli, nonché priorità nell’accesso ai bandi sia nazionali che europei oltre a bonus natalità.
La Strategia dei Sindaci: Rinuncia al Fosmit in Cambio di Garanzie
Guidati da Maurizio Gambini, sindaco della città storica di Urbino, gli amministratori locali coinvolti hanno concepito un piano decisivo: abbandonare le risorse allocate dal Fosmit (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane), garantendo però il mantenimento delle restanti agevolazioni economiche. Questo compromesso è risultato dalla complessa interazione con Francesco Acquaroli, governatore regionale. Il primo cittadino treiese, Franco Capponi, ha rimarcato l’importanza imprescindibile dell’emanazione di un nuovo DPCM o forse persino uno specifico emendamento alla normativa attuale affinché si assicuri la continuità dei contributi esistenti. Un documento che formalizzi tale intesa sarà redatto e presentato dal governatore nel contesto della Conferenza Stato-Regioni prima di essere inoltrato al ministro pertinente.
Ciononostante i comuni proseguono anche nella loro azione legale presso il TAR del Lazio contro le decisioni intraprese dall’esecutivo centrale; stanno inoltre ponderando sull’opportunità organizzativa di una protesta pubblica nella capitale romana, mentre nutrono aspettative positive su rapidità nelle soluzioni auspicabili. Questa situazione calda ha alimentato vivaci discussioni politiche regionali dove gli oppositori tendono ad accusare coloro al potere di aver trascurato adeguatamente le esigenze dei territori marchigiani.
Il voto opposto da parte della maggioranza ha suscitato il sconcerto della consigliera regionale del PD, Micaela Vitri, la quale si è mostrata particolarmente critica rispetto alla mancata considerazione delle richieste avanzate dai sindaci non inclusi. D’altra parte, anche la capogruppo del Movimento 5 Stelle, Marta Ruggeri, non ha risparmiato feroci critiche verso la destra, accusandola di non riuscire a garantire adeguate tutele ai cittadini marchigiani.
- Finalmente qualcuno che si batte per i comuni montani! 💪......
- Che delusione, sembra che i piccoli comuni siano sempre dimenticati... 😔...
- E se invece di agevolazioni, si puntasse su un turismo sostenibile? 🤔......
La Posizione della Regione: Mediazione e Ricerca di un Accordo
Il presidente Acquaroli ha dichiarato fermamente che nessun comune escluso andrà incontro a penalizzazioni. Ha rimarcato l’importanza di costruire un’intesa durante la riunione dell’ANCI e della Conferenza delle Regioni, onde riesaminare le norme relative ai comuni montani. Questo sforzo mira a formare una maggioranza che possa avanzare al governo una proposta innovativa, combinando le considerazioni geografiche con parametri socio-economici. D’altra parte, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea Putzu, ha respinto vehementemente le accuse mosse dalle forze oppositive circa la presenza di demagogia politica e la diffusione volontaria di disinformazione.

Quale Futuro per le Zone Montane? Riflessioni e Prospettive
La vicenda marchigiana solleva interrogativi cruciali sul futuro delle zone montane e sulla necessità di politiche mirate a sostegno di queste comunità. La definizione di “comune montano” non è solo una questione burocratica, ma incide profondamente sulla vita economica e sociale di questi territori. La capacità di attrarre e mantenere residenti, garantire servizi essenziali come la sanità e l’istruzione, e promuovere lo sviluppo sostenibile dipendono in larga misura dalle agevolazioni e dai finanziamenti a cui questi comuni possono accedere.
La montagna, spesso percepita come un limite, può invece rappresentare una risorsa preziosa per il nostro Paese. È fondamentale che le istituzioni, a tutti i livelli, si impegnino a valorizzare il patrimonio naturale e culturale di queste zone, sostenendo le attività economiche tradizionali e incentivando l’innovazione.
Amici appassionati di montagna e alpinismo, questa vicenda ci ricorda quanto sia importante conoscere a fondo le dinamiche territoriali e le normative che le regolano. Un concetto fondamentale da considerare riguarda il fatto che la classificazione dei comuni montani rappresenta un’attività articolata, influenzata da elementi di natura geografica, demografica ed economica. In aggiunta a ciò, emerge una visione più sofisticata secondo cui le politiche destinate allo sviluppo delle aree montane debbano essere pianificate in modo integrato e sinergico; ciò implica l’attivazione della partecipazione di tutte le parti interessate nel territorio e l’attenzione alle caratteristiche peculiari di ciascuna località. È opportuno riflettere su come ciascuno possa apportare il proprio contributo affinché si sostengano efficacemente le comunità alpine e rendere possibile una prospettiva futura più giusta ed ecologicamente responsabile per queste aree.







