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- Solo l’1,4% delle guide alpine sono donne, evidenziando una forte disparità di genere nel settore professionale.
- Il progetto «Alpinisti InSuperAbili» dimostra come l'uso di attrezzature specifiche, come il monosci modificato, possa permettere a persone con disabilità di raggiungere vette altrimenti inaccessibili.
- La Federazione Italiana di Arrampicata Sportiva (FASI) partecipa a lezioni universitarie per promuovere il paraclimbing in vista delle paralimpiadi di Los Angeles 2028, sottolineando l'importanza dell'inclusione in ambito accademico.
Uno sport per tutti?
L’alpinismo, attività che suscita visioni di sfide estreme e scenari incontaminati, si scontra con una realtà articolata. Se da un lato personifica l’ambizione umana al superamento dei propri limiti, dall’altro mette in luce persistenti iniquità che ostacolano l’accesso a consistenti segmenti della popolazione. L’idea della vetta come traguardo raggiungibile da chiunque, a prescindere da sesso, capacità fisiche o background socio-economico, contrasta con le reali difficoltà che minoranze e categorie svantaggiate riscontrano nella pratica di questo sport. Come evidenzia l’analisi del mercato del lavoro di Claudia Goldin, le disuguaglianze non spariscono in automatico con l’evoluzione sociale, ma richiedono un’analisi accurata delle cause profonde e un impegno fattivo per eliminare gli impedimenti.
La montagna, in senso metaforico e reale, costituisce un contesto impervio per chi non corrisponde ai modelli tradizionali dell’alpinista. Pregiudizi di genere, ostacoli architettonici, mancanza di equipaggiamento adeguato e consolidate dinamiche di potere contribuiscono a generare un ambiente che, invece di accogliere, allontana. La riflessione sull’inclusione nell’alpinismo non è semplicemente una questione di giustizia, ma un’occasione per rivalutare lo sport stesso, dando valore alla varietà di esperienze e punti di vista che possono arricchirlo.
Uno degli aspetti più lampanti di questa diseguaglianza è rappresentato dalla disparità tra i sessi. Malgrado una sempre maggiore presenza femminile nelle attività all’aria aperta, le donne continuano a confrontarsi con stereotipi che ne minimizzano le abilità e ne circoscrivono le possibilità di leadership. Questo fenomeno, che richiama il “soffitto di cristallo” individuato da Goldin nel contesto lavorativo, si palesa nella difficoltà di accedere a posizioni di comando, nell’essere sottorappresentate nei gruppi di spedizione e nel subire una narrazione mediatica che spesso dà precedenza all’aspetto esteriore o alla vita privata rispetto alle competenze tecniche e atletiche. Anche le guide alpine donne rappresentano una quota minima, pari all’1,4% del totale, evidenziando una persistente sproporzione di genere in ambito professionale.
La storia dell’alpinismo è costellata di figure femminili che hanno sfidato le consuetudini e conseguito risultati notevoli, ma la loro assenza nel racconto dominante contribuisce a perpetuare l’immagine di uno sport eminentemente maschile. Modificare questa narrazione è imprescindibile per incoraggiare le giovani donne ad avvicinarsi all’alpinismo, offrendo modelli positivi e promuovendo un ambiente più comprensivo ed equo. Le donne desiderano spesso praticare l’alpinismo non solo come atlete ma anche come individui con pari diritti e pari dignità.
Anche le persone con disabilità si trovano a fronteggiare difficoltà importanti nell’accesso all’alpinismo. Barriere architettoniche nei rifugi, percorsi inadatti a persone con ridotta mobilità, assenza di attrezzature specifiche e preconcetti culturali rendono difficoltosa, se non impossibile, la pratica di questo sport. Tuttavia, si riscontrano esempi encomiabili di associazioni e progetti che si adoperano per superare queste barriere, dimostrando che, con il giusto sostegno e le appropriate risorse, anche le persone con disabilità possono vivere l’esperienza della montagna in modo pieno e soddisfacente.
Superare gli ostacoli: testimonianze e progetti inclusivi
Di fronte ai molteplici impedimenti che ostacolano l’alpinismo inclusivo, affiorano storie di resilienza e progetti innovativi che schiudono nuovi orizzonti. Narrazioni dirette e iniziative concrete dimostrano come sia possibile superare gli ostacoli e rendere la montagna accessibile a tutti. Queste esperienze non solo offrono un esempio di determinazione e ingegno, ma sollecitano una riflessione più ampia sulle politiche e le pratiche necessarie per promuovere una reale inclusione.
Chiara Personeni, una giovane donna con disabilità, incarna lo spirito di chi non si arrende di fronte alle difficoltà. La sua affermazione “Non è che vivo nonostante la disabilità, vivo insieme alla mia disabilità. Far capire questa cosa significa cambiare la cultura” esprime la necessità di un cambiamento profondo nella percezione della disabilità, non più vista come un limite insormontabile, ma come una condizione che può convivere con la passione per la montagna. La sua esperienza, condivisa da molti altri, sottolinea l’importanza di creare un ambiente accogliente e supportivo, in cui le persone con disabilità si sentano valorizzate e incoraggiate a realizzare il proprio potenziale.
Il progetto “Alpinisti InSuperAbili” rappresenta un esempio concreto di come sia possibile abbattere le barriere fisiche e rendere l’alpinismo accessibile a persone con disabilità motorie. Grazie all’impegno di volontari e all’utilizzo di attrezzature specifiche, come il monosci modificato, questo progetto permette a persone con disabilità di raggiungere vette che altrimenti sarebbero inaccessibili. La testimonianza di Piersandro Maggi, che ha raggiunto il Breithorn grazie a questa iniziativa, è particolarmente toccante: “Roberto e Daniele mi sono sembrati degli angeli venuti dal cielo. Ma il vero regalo che mi è stato fatto è stato condividere quell’emozione con amici di sempre e con persone che non conoscevo, ma con cui si è creato un legame fortissimo.”
Altre iniziative, come le lezioni di sci gratuite e le ciaspolate inclusive organizzate sulla Paganella, dimostrano come sia possibile rendere accessibili le attività invernali in montagna alle persone con disabilità. L’utilizzo di ausili come il dualski e il monoski, insieme al supporto di maestri specializzati, testimonia un impegno crescente verso l’inclusione. Inoltre, il progetto “Brenta Open” promuove una montagna inclusiva e accessibile a tutti attraverso camminate e scalate sulle Dolomiti per persone con disabilità e non. Queste iniziative non solo offrono opportunità concrete di praticare sport in montagna, ma contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica e a promuovere una cultura dell’inclusione.
Tuttavia, è importante riconoscere che l’inclusione non si limita all’abbattimento delle barriere fisiche. Come sottolinea Eleonora Delnevo, alpinista paralizzata alle gambe dopo un incidente, “mai nessun rifugio è davvero accessibile per un disabile in sedia a rotelle.” La sua esperienza evidenzia la necessità di un impegno più ampio per rendere le infrastrutture montane realmente accessibili, garantendo la possibilità di muoversi in autonomia e di usufruire di tutti i servizi. Inoltre, è fondamentale combattere i pregiudizi e gli stereotipi che spesso accompagnano la disabilità, promuovendo una cultura del rispetto e della valorizzazione delle diversità.
La questione degli stereotipi di genere è altrettanto rilevante. Troppo spesso, le donne vengono raccontate secondo canoni che nulla hanno a che vedere con la pratica alpinistica, come la vita familiare o l’aspetto fisico. Questo tipo di rappresentazione, come notato da un’analisi del CAI UGET, finisce per “delegittimare le donne a ricoprire delle posizione di rilievo.” È necessario, invece, promuovere una narrazione più equa e realistica, che metta in risalto le capacità atletiche, le competenze tecniche e la leadership delle donne in montagna.
Anche la vicenda di Mohammad Hassan, il portatore lasciato morire sul K2, solleva interrogativi importanti sull’etica dell’alpinismo e sulla necessità di affrontare le disuguaglianze e le dinamiche di potere che lo caratterizzano. Questo tragico evento, come denunciato da un articolo di Internazionale, mette in luce lo sfruttamento e la mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori locali, in particolare sherpa e portatori, da parte degli alpinisti occidentali. È fondamentale garantire condizioni di lavoro dignitose eque per questi lavoratori, e combattere lo sfruttamento nell’industria dell’alpinismo.

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Politiche e soluzioni per una montagna più inclusiva
Per trasformare l’alpinismo in uno sport realmente inclusivo, è indispensabile un impegno corale da parte di federazioni, istituzioni e società civile. Questo impegno deve tradursi in politiche concrete, volte a rimuovere le barriere che limitano l’accesso e la partecipazione di minoranze e gruppi emarginati. L’obiettivo è creare un ambiente in cui tutti possano sentirsi accolti, rispettati e valorizzati, contribuendo a rendere la montagna un luogo di crescita personale e condivisione.
Un primo passo fondamentale è l’abbattimento delle barriere architettoniche nei rifugi e nelle altre infrastrutture montane. Questo significa progettare e realizzare strutture accessibili a persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive, garantendo la possibilità di muoversi in autonomia e di usufruire di tutti i servizi. Allo stesso tempo, è necessario rendere i sentieri più accessibili, attraverso interventi di manutenzione e la creazione di percorsi adatti a persone con mobilità ridotta. Il tutto senza impattare l’ambiente, ma anzi trovando soluzioni innovative per la sostenibilità dei percorsi e rifugi alpini.
Un’altra priorità è la promozione dell’uguaglianza di opportunità, attraverso programmi di formazione e mentorship rivolti a donne e altri gruppi minoritari. Questi programmi devono mirare a sviluppare le competenze tecniche e di leadership necessarie per eccellere nell’alpinismo, offrendo modelli positivi e creando reti di supporto. Inoltre, è importante promuovere la consapevolezza e la sensibilizzazione sui temi dell’inclusione e della diversità, attraverso campagne di comunicazione, eventi e iniziative culturali.
Il sostegno a progetti e iniziative che favoriscono l’accesso all’alpinismo per tutti è un altro elemento chiave. Questo significa finanziare associazioni che si occupano di alpinismo inclusivo, sostenere la ricerca e lo sviluppo di attrezzature specifiche per persone con disabilità, e promuovere la creazione di eventi e manifestazioni che celebrino la diversità. Allo stesso tempo, è fondamentale combattere gli stereotipi di genere e promuovere una rappresentazione più equa e realistica delle donne nell’alpinismo, attraverso i media e la cultura.
Affrontare lo sfruttamento dei lavoratori locali nell’industria dell’alpinismo è un imperativo etico. Questo significa garantire condizioni di lavoro dignitose eque per sherpa e portatori, attraverso contratti trasparenti, salari adeguati e la fornitura di attrezzature di sicurezza. Inoltre, è necessario promuovere la formazione e lo sviluppo professionale di questi lavoratori, offrendo loro opportunità di crescita e di emancipazione. È fondamentale sostenere attivamente le realtà locali, valorizzare le loro conoscenze e competenze e garantire che siano parte attiva delle decisioni che riguardano lo sviluppo del turismo montano.
Tutto questo deve avvenire nel rispetto della montagna e dell’ambiente. L’alpinismo deve essere praticato in modo sostenibile, riducendo al minimo l’impatto ambientale e preservando la bellezza e l’integrità dei paesaggi montani. Questo significa promuovere pratiche di turismo responsabile, sensibilizzare gli alpinisti sull’importanza della conservazione della natura, e sostenere progetti di ricerca e innovazione per lo sviluppo di attrezzature e tecniche a basso impatto ambientale.
Le federazioni alpinistiche possono giocare un ruolo chiave nella promozione dell’inclusione. Per esempio, la Federazione Italiana di Arrampicata Sportiva (FASI) ha partecipato a lezioni aperte universitarie, evidenziando il paraclimbing in vista delle paralimpiadi di Los Angeles del 2028, il quale sottolinea l’importanza di diffondere la cultura dell’inclusione anche in ambito accademico. Inoltre, diversi gruppi femminili in Francia, come Lead the Climb, offrono attività formative volte alla leadership femminile in montagna, promuovendo la crescita in un ambiente supportivo. Le Federazioni Francesi dei Club Alpini e della Montagna (FFCAM) e della Montagna e dell’Arrampicata (FFME) ospitano diverse associazioni femminili, contribuendo a un modello di alpinismo misto. Queste iniziative francesi dimostrano come le istituzioni possono fare la differenza nel sostenere e promuovere l’inclusione.
Oltre la vetta: una nuova cultura dell’alpinismo
L’alpinismo inclusivo non è solo una questione di politiche e soluzioni concrete, ma soprattutto di un cambiamento culturale profondo. Si tratta di ripensare lo sport stesso, valorizzando la diversità di esperienze e prospettive che possono arricchirlo. Significa superare la logica della competizione e dell’individualismo, promuovendo invece la collaborazione, la solidarietà e il rispetto per l’ambiente e per le comunità locali. È un invito a guardare oltre la vetta, riconoscendo il valore del percorso e della condivisione.
Questo cambiamento culturale richiede un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti: alpinisti, guide alpine, gestori di rifugi, federazioni, istituzioni e media. Ognuno può fare la propria parte, contribuendo a creare un ambiente più accogliente, inclusivo e rispettoso. Gli alpinisti possono scegliere di praticare uno sport più consapevole, prestando attenzione all’impatto ambientale e sociale delle proprie azioni. Le guide alpine possono offrire un servizio più inclusivo, adattando le proprie proposte alle esigenze di tutti i clienti e promuovendo una cultura del rispetto e della valorizzazione delle diversità. I gestori di rifugi possono rendere le proprie strutture più accessibili e accoglienti, offrendo servizi specifici per persone con disabilità e promuovendo la cultura dell’inclusione.
Le federazioni possono adottare politiche che promuovano l’accessibilità, l’uguaglianza di opportunità e la lotta contro le discriminazioni, sostenendo progetti e iniziative che favoriscano l’accesso all’alpinismo per tutti. Le istituzioni possono investire in infrastrutture accessibili, promuovere la formazione e la sensibilizzazione sui temi dell’inclusione e della diversità, e sostenere progetti di ricerca e innovazione per lo sviluppo di attrezzature e tecniche a basso impatto ambientale. I media possono svolgere un ruolo chiave nella promozione di una narrazione più equa e realistica dell’alpinismo, dando voce alle esperienze di minoranze e gruppi emarginati, e combattendo gli stereotipi di genere e le dinamiche di potere che caratterizzano questo sport.
L’alpinismo inclusivo è un’opportunità per riscoprire il vero significato della montagna, non più vista come un terreno di conquista e competizione, ma come un luogo di incontro, di scambio e di crescita personale. È un invito a superare i propri limiti, non solo fisici, ma anche mentali e culturali, aprendosi alla diversità e all’incontro con l’altro. Solo così potremo trasformare la montagna in un luogo veramente accessibile e accogliente per tutti, un luogo in cui tutti possano sentirsi a casa.
Un orizzonte di riflessione: alpinismo, società e cambiamento
Amici appassionati di montagna, quello che abbiamo esplorato oggi è un tema di grande importanza per il nostro mondo: l’inclusione nell’alpinismo. Ci siamo resi conto che la vetta, meta ambita da molti, non è ancora accessibile a tutti. E qui entra in gioco una riflessione che va ben oltre la singola disciplina sportiva. Come nella società, anche nell’alpinismo le disuguaglianze di genere, le barriere per le persone con disabilità e lo sfruttamento dei lavoratori locali sono realtà che non possiamo ignorare.L’alpinismo, in fondo, è uno specchio della società, con le sue luci e le sue ombre. Affrontare queste problematiche significa non solo rendere lo sport più equo e accessibile, ma anche contribuire a costruire una società più giusta e inclusiva. La montagna, da sempre simbolo di sfida e superamento dei propri limiti, può diventare un luogo di incontro, di scambio e di crescita per tutti.
Vorrei condividere con voi una nozione base di alpinismo che si lega strettamente al tema dell’inclusione: la cordata. In alpinismo, la cordata è un gruppo di persone legate insieme da una corda, che si sostengono a vicenda durante la salita. Questo concetto può essere esteso alla società: siamo tutti legati da una “corda” invisibile, che ci unisce e ci rende responsabili gli uni degli altri. L’inclusione, in questo senso, significa fare in modo che tutti abbiano la possibilità di far parte della “cordata”, di essere sostenuti e di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo comune.
E ora, una nozione più avanzata: il “terreno di gioco equo”. Questo concetto, mutuato dalla teoria economica, si riferisce a una situazione in cui tutti i partecipanti hanno le stesse opportunità di successo. Nell’alpinismo, un terreno di gioco equo significa rimuovere le barriere che impediscono a minoranze e gruppi emarginati di accedere allo sport, garantendo parità di condizioni e di risorse. Questo può essere realizzato attraverso politiche che promuovano l’accessibilità delle infrastrutture, la formazione di guide e istruttori specializzati, e il sostegno a progetti che favoriscano l’inclusione. L’obiettivo è creare un ambiente in cui tutti possano competere e realizzare il proprio potenziale, indipendentemente dal genere, dalle abilità fisiche o dalla provenienza socio-economica.
Vi invito a riflettere su queste parole. Come possiamo, nel nostro piccolo, contribuire a rendere l’alpinismo più inclusivo? Quali azioni concrete possiamo intraprendere per abbattere le barriere e promuovere l’uguaglianza di opportunità? La montagna è un patrimonio di tutti, e spetta a noi preservarla e renderla accessibile a tutti, nel rispetto dell’ambiente e delle persone che la vivono.
Il suo punto di vista, “Non vivo nonostante la mia disabilità, ma vivo integrando la mia disabilità nella mia esistenza”, sottolinea l’urgenza di una trasformazione radicale nella concezione della disabilità: non più un vincolo invalicabile, bensì una condizione che può coesistere con la passione per la montagna.
- Approfondimenti sugli studi di Claudia Goldin e il gender gap nel lavoro.
- Sito ufficiale del Club Alpino Italiano, utile per dati sull'inclusione.
- Sito ufficiale delle Guide Alpine Italiane, utile per dati e info.
- Sito ufficiale dell'associazione, approfondisce l'inclusione nell'alpinismo per disabili.







