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- La riforma ha aumentato il numero di comuni montani di 872, portando il totale a 3.715, ma ha escluso 637 enti con riconoscimento storico.
- Nei 168 comuni retrocessi, oltre un terzo degli abitanti vive sotto la soglia di povertà, evidenziando una grave fragilità socio-economica.
- L'ANCI, dopo aver inizialmente avallato una «ghigliottina» che escludeva oltre 1.200 enti, ora esprime un parere favorevole, generando un caos normativo con liste nazionali e regionali differenti.
La riforma attesa da tempo relativa alle zone montane ha preso forma durante la recente Conferenza Unificata ma si rivela una proposta assai distante da quella del riordino organico inizialmente annunciato. Essa emerge piuttosto come un complicato assortimento caratterizzato da deroghe e dati discordanti; tale situazione solleva profonde perplessità riguardo alla sincera intenzione delle istituzioni nel supportare le comunità montane più fragili. Invero, malgrado le asserzioni programmatiche presentate nei discorsi ufficiali, i risultati fattuali restituiscono uno scenario preoccupante: anche se si registra una significativa espansione del numero complessivo dei comuni classificati come montani (+872 enti fino a raggiungere quota 3.715), questo aumento non compensa affatto l’espulsione da questa classificazione di ben 637 enti con riconoscimento storico.
Un aspetto altamente inquietante riguarda il fatto che gli enti esclusi abbiano generalmente mostrato redditi pro-capite molto contenuti e presentano vulnerabilità strutturali che sembrerebbero sfuggire agli accorgimenti previsti dalla riforma stessa. Si può considerare emblematico il caso dei 168 comuni retrocessi: qui infatti oltre un terzo degli abitanti è costretto a vivere sotto la soglia di povertà, con l’indice Istat sulla fragilità comunale, testimoniando una condizione severissima in termini socio-economici. In sostanza, si assiste a una dinamica perversa in cui i comuni più ricchi e situati ad alta quota mantengono il loro status privilegiato, mentre la “montagna povera” di fascia bassa viene esclusa dal riconoscimento statale e, di conseguenza, dai relativi benefici.
Lo “Splendido Isolamento” dell’ANCI e il Caos Normativo
In questo scenario, emerge lo “splendido isolamento” dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che, sedendo da sola ai tavoli decisionali ed escludendo altre voci, si è accorta tardivamente di aver avallato una “ghigliottina” che inizialmente tagliava fuori oltre 1.200 enti. Per porre rimedio ai danni, l’ANCI esprime ora un parere favorevole e si dichiara gratificata per aver assicurato la preservazione delle esenzioni per le normative regionali basate sull’elenco precedente. Ciò nonostante, tale approccio genera un’autentica anarchia normativa: si avrà una lista nazionale per i finanziamenti FOSMIT fondata sui nuovi parametri, affiancata da elenchi regionali “di riserva” per tutelare i fondi minimi. Si crea, dunque, una disparità di trattamento e una complessità burocratica che vanificano l’obiettivo di semplificazione della Legge 131/2025.

- Finalmente una riforma che guarda al futuro delle montagne! 🎉......
- Questa riforma è un disastro annunciato per i piccoli comuni 😡......
- La montagna come 'stato dell'essere', non solo altitudine 🤔......
Una Riforma che Non Serve alla Montagna
L’evidenza suggerisce chiaramente come questa proposta riformistica non corrisponda alle necessità della montagna. Non si tratta altro che di una _manovra tecnica_ in grado di ridurre a semplificazioni il *complicato tessuto territoriale, causando divisioni tra i sindaci locali. Urge abbandonare l’approccio esclusivamente geomorfologico per orientarsi verso soluzioni più olistiche, le quali considerino le autentiche problematiche degli individui impegnati nella salvaguardia delle aree svantaggiate dal punto di vista socio-economico, senza tener conto dell’altezza sul livello del mare. In questo contesto, occorre ribadire con forza che la montagna rappresenta uno stato dell’essere piuttosto che semplicemente un dato altimetrico; risulta essenziale fornire aiuto tangibile a coloro che vivono momenti critici, evitando l’implementazione di parametri adatti solo ai più agiati.
Oltre la Quota: Una Nuova Visione per la Montagna
L’architettura della riforma riguardante la montagna presenta il rischio concreto non solo di mantenere ma anche di aggravare le disuguaglianze già esistenti nelle zone più vulnerabili. Si rende dunque indispensabile adottare un nuovo approccio paradigmatico: porre l’accento sugli individui e sulle loro necessità primarie; ciò implica abbandonare visioni meramente quantitative in favore di una considerazione qualitativa approfondita delle peculiarità territoriali in gioco. Solo mediante tali mutamenti potremo delineare prospettive per una montagna caratterizzata da equità, sostenibilità e resilienza.
Cari amici innamorati delle alture alpine, questa situazione evidenzia con urgenza l’importanza del principio secondo cui non si deve _dare nulla per scontato_, ma occorre altresì rilevare come sia essenziale fare un’attenta riflessione critica sulle scelte politiche destinate a modellare i nostri preziosi ambienti alpini. Un’idea fondante dell’alpinismo sottolinea chiaramente che la preparazione è imprescindibile: comprendere il paesaggio circostante in modo dettagliato permette di individuare i potenziali rischi derivanti dalla pratica alpinistica stessa oltre alla minuziosa pianificazione degli aspetti coinvolti nel percorso intrapreso. Parallelamente a questo concetto basilare emerge la necessità sempre crescente di suscitare interrogativi circa le interazioni sociali ed economiche*, quelle forze invisibili ma determinanti sulla quotidianità delle comunità insediate nelle regioni alpine. Prendiamoci un momento di riflessione collettiva: quali misure possiamo adottare, anche su piccola scala, affinché il nostro domani sia all’insegna della giustizia e della sostenibilità in ambito montano? In che modo possiamo realmente attivare iniziative tangibili per supportare le popolazioni locali e tutelare l’inestimabile bellezza e varietà delle aree montane in cui viviamo? Le soluzioni a tali interrogativi risiedono nella nostra capacità d’azione.







