E-Mail: [email protected]
- L'installazione di Greenpeace contro le Olimpiadi Invernali 2026 evidenzia le contraddizioni ambientali dell'evento, con i cerchi olimpici che «colano petrolio» sulla scritta "Sponsored by Eni".
- Camilla Maria Anselmi, storica dell'arte, sottolinea l'importanza della memoria dei luoghi e del rispetto per l'ambiente alpino, con un focus su rifugi e bivacchi.
- Mario Lualdi, ex guida del CAI di Busto Arsizio, denuncia lo stato critico dei bivacchi, spesso in condizioni deplorevoli, e sottolinea la necessità di un approccio rispettoso verso l'ecosistema e gli altri escursionisti.
- Il presidente nazionale del CAI invita a ripristinare una corretta semantica alle parole utilizzate e ad approfondire ciò che realmente implica vivere esperienze montane autentiche, in contrasto con le «soluzioni esclusive» proposte dai rifugi contemporanei.
- L’etica legata all’alpinismo classico si concentra sull’autosufficienza e sul rispetto per gli ambienti naturali, cercando di minimizzare l'impatto sugli equilibri ambientali, in un contesto in cui il cambiamento climatico ha un ruolo sempre più importante sugli ecosistemi alpini.
L’installazione di Greenpeace di fronte al Duomo di Milano, con i cerchi olimpici che colano petrolio sulla scritta “Sponsored by Eni”, ha acceso i riflettori sulle contraddizioni delle Olimpiadi Invernali 2026. Mentre le “Utopiadi” prendono il via, e il Comitato Insostenibili Olimpiadi 2026 continua la sua battaglia, parlare di montagna diventa un atto di coraggio. In questo contesto, l’iniziativa di Camilla Maria Anselmi, insieme a Monterosa Edizioni, alla Sezione CAI di Busto Arsizio e alla Galleria Boragno, assume un significato particolare: riportare l’attenzione sulla memoria dei luoghi e sul rispetto per l’ambiente alpino.
Rifugi e Bivacchi: Limiti, Frontiere e Memoria
Camilla Maria Anselmi, storica dell’arte e autrice, sottolinea come le montagne vivano grazie alla memoria delle persone. La sua opera letteraria, una narrazione personale che esplora rifugi e bivacchi dedicati a figure femminili, è pensata per gli appassionati della montagna desiderosi di approfondirne la storia. Il confronto verte principalmente su rifugi e bivacchi, considerati come un “limite simbolo di frontiera e confine”. Il bivacco, nato come spazio essenziale e gratuito, rischia di essere snaturato da un alpinismo sempre più veloce e ambizioso, spinto da infrastrutture invasive come strade e funivie. Originariamente pensato come supporto per ascensioni di più giorni, il bivacco sta diventando sempre più una meta turistica in sé, perdendo la sua funzione originaria.

- Che bello questo articolo! Finalmente qualcuno che mette in luce......
- Olimpiadi e turismo di massa: un disastro annunciato 😡, stiamo distruggendo......
- Ma se invece di demonizzare le Olimpiadi, le usassimo per promuovere......
Il Rispetto per i Luoghi e il Significato Autentico dell’Esperienza in Quota
Mario Lualdi, già alla guida della sezione CAI di Busto Arsizio, pone sotto i riflettori lo stato critico dei bivacchi, frequentemente ridotti in condizioni deplorevoli, soprattutto durante emergenze. Anselmi fa notare quanto sia fondamentale avvicinarsi a questi ambienti con il giusto rispetto nei confronti sia dell’ecosistema che degli altri appassionati delle escursioni. In contrapposizione ai bivacchi stessi vi è il rifugio: un luogo differente, che non funge soltanto da base operativa ma rappresenta anche uno spazio dedicato alla pausa e alla scoperta di esperienze genuine. Pamela Lainati mette in rilievo la distinzione tra una sperimentazione autentica, quale può essere la scalata all’alba fino alla vetta, e le soluzioni esclusive proposte dai rifugi contemporanei. Il presidente nazionale del CAI incita tutti a ripristinare una corretta semantica alle parole utilizzate e ad approfondire ciò che realmente implica vivere esperienze montane autentiche.
Riscoprire l’Essenza della Montagna: Un Imperativo Morale
La montagna trascende la sua funzione come semplice palcoscenico per avventure atletiche o come meta turistica. Si configura come uno spazio intriso di ricordi, storia e rispetto profondo. La vera questione è tutelare la natura genuina di tali territori dalla deriva verso forme superficiali che favoriscono un turismo invadente e insostenibile. Diventa quindi cruciale reimparare ad apprezzare il silenzio, il sacrificio personale e la meditazione profonda: questi sono gli ingredienti vitali per vivere intensamente l’autenticità dell’esperienza alpina.
Un Passo Oltre: Riflessioni sull’Alpinismo Consapevole
Amici appassionati delle alte quote andiamo ad analizzare assieme una questione cruciale. Nella sua forma più autentica, l’alpinismo rappresenta un’interazione profonda con il mondo naturale, una prova esigente capace di arricchirci spiritualmente. Tuttavia, quale ne è l’effetto quando tale comunicazione viene compromessa dall’invasività delle strutture create dall’uomo o dalla frenesia nel conquistare cime senza sosta? Come influisce sulla nostra esperienza quel processo commerciale che tramuta tutto in consumabile?
La conoscenza fondamentale relativa alle novità in ambito montano ed alpinistico evidenzia come l’etica legata all’alpinismo classico si concentri sull’autosufficienza nonché sul rispetto per gli ambienti naturali cercando minimamente di influenzarne i delicati equilibri. In contrasto, un approccio più complesso contempla ora i pesanti effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi alpini, sottolineando quanto sia vitale adottare pratiche alpine ecologicamente sostenibili.
Potrebbe dunque essere opportuno prendere tempo. Dobbiamo riscoprire non solo il sentiero ma anche la vera essenza del percorso stesso. Abituarci a valorizzare anche i particolari insignificanti potrebbe aiutarci nella riflessione riguardo al nostro impatto come amanti della montagna; oltre ciò diventa imperativo assumerci responsabilità concrete per garantire questi spazi magnifici alle generazioni future.
L’ambiente montano rappresenta per noi un’occasione imperdibile di sviluppo individuale e di profonda sintonia con il mondo naturale. È essenziale che non ne facciamo cattivo uso.







