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Nuova legge sulla montagna: quali comuni rischiano l’esclusione?

L'Associazione Rurale Italiana contesta i criteri altimetrici della riforma Calderoli, avvertendo che centinaia di comuni montani potrebbero perdere finanziamenti e identità culturale. Scopriamo insieme i dettagli e le possibili conseguenze.
  • L'Associazione Rurale Italiana (ARI) critica la nuova legislazione sulla montagna del Ministro Calderoli, basata su criteri altimetrici inadeguati.
  • La riforma potrebbe ridurre il numero di Comuni montani riconosciuti da circa 4000 a soli 2800, con un impatto significativo sulle realtà regionali.
  • Regioni come la Puglia potrebbero subire una riduzione tra il 45% e il 65% dei Comuni montani riconosciuti, con conseguente perdita di fondi e agevolazioni.

In data odierna, 29 gennaio 2026, l’Associazione Rurale Italiana (ARI) ha sollevato una netta contrarietà riguardo alla recente legislazione sulla montagna avviata dal Ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli. I punti di contesa riguardano principalmente i criteri di classificazione adottati per i Comuni montani da questa legge; tali parametri sono stati giudicati *inadeguati e rischiosi per la preservazione di molti territori.

Criteri Altimetrici e Rischio di Esclusione

In base alle valutazioni dell’ARI, è emerso che la riforma fonda le sue basi su parametri meramente altimetrici e relativi alla pendenza, trascurando così elementi cruciali come le peculiarità socioeconomiche locali, il grado d’isolamento delle infrastrutture, l’accessibilità ai servizi fondamentali e la vulnerabilità demografica delle aree interessate. Tale approccio corre il rischio concreto di non considerare ben centinaia di Comuni che storicamente appartengono all’ambito montano, creando effetti devastanti sulla loro identità culturale ed economica. Secondo le proiezioni attuali, si prevede una contrazione nel numero dei Comuni montani ufficialmente riconosciuti da circa 4000 a solamente 2800; ciò comporterebbe un impatto notevole sulle realtà regionali colpite.

Cosa ne pensi?
  • Finalmente qualcuno che si preoccupa delle nostre montagne! ⛰️......
  • Questa legge rischia di distruggere intere comunità montane! 😡......
  • E se invece vedessimo questa legge come un'opportunità? 🤔......

Impatto Disomogeneo e Perdita di Risorse

Secondo quanto rilevato dall’ARI, l’effetto della legge si manifesterà in modo non uniforme su tutto il territorio nazionale. Se da una parte Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige vedranno solamente marginali contrazioni nella loro situazione attuale – così come il Veneto che rimarrà pressoché invariato – dall’altra parte sono principalmente le regioni Centro-Sud a rischiare conseguenze maggiormente sfavorevoli. Specificamente parlando della Puglia, è previsto che possa subire una riduzione compresa fra il 45% e il 65% dei Comuni montani attualmente riconosciuti. Inoltre, anche alcune zone settentrionali come Piemonte o Liguria interna (dove si persegue un riconoscimento della montanità esteso alle aree appenniniche) si trovano a fronteggiare perdite oltre il 20%. Tale disconoscimento comporta inevitabilmente un decremento delle risorse disponibili: fondi economici, agevolazioni fiscali e iniziative di supporto verranno a mancare, aggravando ulteriormente i problemi legati alla crisi demografica e alla decrescita produttiva in tali territori.

Critiche al Metodo e Richieste di Modifica

L’Associazione Rurale Italiana esprime una forte opposizione all’utilizzo esclusivo di parametri geografici, i quali si rivelano gravemente discriminatori nei confronti dei Comuni che affrontano sfide di marginalizzazione, anche se non raggiungono soglie specifiche. Inoltre, viene messa in evidenza l’insufficienza del dialogo con le rappresentanze locali* e gli organismi associativi: ciò denota un’evidente negligenza nei confronti delle peculiarità degli ambiti territoriali. L’ARI, dunque, sollecita il Governo e il Parlamento a rinunciare o ad apportare modifiche celeri alla legislazione vigente; essa propone l’inserimento di parametri valutativi più comprensivi, capaci di riflettere autenticamente la situazione socioeconomica delle popolazioni coinvolte. Infine, si richiede un dialogo produttivo tra tutte le entità coinvolte per garantire la salvaguardia del futuro delle aree montane italiane.

Verso una Montagna a Due Velocità?

La riforma, a detta dell’ARI, potrebbe istituire un sistema a “due velocità” per le zone montane, minando la vitalità dei progetti di sviluppo sostenibile, la protezione ambientale, l’agricoltura tipica delle alture e le tradizioni rurali. L’associazione ha inviato una lettera formale alla Conferenza Stato-Regioni per chiedere di rigettare la revisione e invita tutte le istituzioni e le realtà civiche a sostenere l’appello per un ripensamento della legge.

Riflessioni sulla Montagna e il Suo Futuro

Gentili lettori,

la questione in oggetto sottolinea l’ardua impresa della definizione chiara ed efficace della realtà montana. Invero, non si tratta semplicemente dell’altezza geografica per categorizzare un’area come «montuosa»; sono indispensabili altresì servizi adeguati, infrastrutture solide, opportunità economiche floride, ma ciò che veramente fa da pilastro a tutto questo è una comunità vibrante ed estremamente resiliente. La dimensione alpina va oltre il mero aspetto topografico: rappresenta piuttosto una rete intricatissima d’interazioni sociali ed ecologiche.

Semplificando il concetto sul tema della cultura alpinistica, sarebbe utile evidenziare come la montagna sia caratterizzata da una vulnerabilità intrinseca, facile preda dei capricci climatici assieme all’emorragia demografica dei suoi abitanti, venendo spesso lasciata all’abbandono totale o parziale. Infatti, c’è anche da considerare quella visione più elaborata secondo cui l’ambiente alpino costituisce pure uno spazio privilegiato dove prende forma l’innovazione sociale, ospitando esperimenti avanguardistici in ambiti quali l’economia circolare, e ancora più turismo eco-compatibile ed agricoltura ad alta tecnologia.

Se rimarranno inalterate le normative vigenti, potremmo trovarci con serie difficoltà a rifornire i luoghi alpini dei fondi necessari onde fronteggiare le sfide contemporanee unitamente alle aspettative future. Fondamentale appare pertanto affermare l’urgenza di una rivisitazione concettuale sulle politiche relative alla montagna, considerando puntualmente gli aspetti distintivi dei singoli territori insieme alla fondamentale partecipazione attiva delle rispettive comunità locali. Consideriamo l’importanza della nostra azione collettiva nella creazione di un avvenire che sia tanto ecologico quanto accogliente per le montagne italiane.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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