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- Ritorna alla luce l'opera di Elios Toschi, Dagli abissi marini alle cime innevate. In fuga oltre l’Himalaya, grazie alla riproduzione inalterata dell'edizione del 1968, proposta da Oaks Editrice.
- Toschi, insieme a Teseo Tesei, inventa nel 1935 il siluro a lenta corsa, un'arma navale che infliggerà danni notevoli alle corazzate britanniche nei porti del Mediterraneo.
- Dopo essere stato catturato e imprigionato, Toschi evade con due compagni e affronta scalate ad altitudini estreme nell'alta valle dell'Indo, in direzione dell'Afghanistan, dopo aver scavato una galleria nel campo di prigionia che ospitava diecimila ufficiali italiani.
L’opera di Elios Toschi, Dagli abissi marini alle cime innevate. In fuga oltre l’Himalaya, torna alla luce grazie alla riproduzione inalterata dell’edizione del 1968, proposta da Oaks Editrice nella collana Ribelli (febbraio 2025). Questo diario autobiografico, quasi irreperibile nella sua prima pubblicazione del 1948 (si contano presumibilmente solo quattro esemplari nelle biblioteche italiane), racconta un’autentica vicenda di iniziazione alla vita di mare, guerra e cattura. Toschi, ufficiale della Regia Marina, è celebre per aver creato con Teseo Tesei i “maiali”, i famigerati mezzi d’assalto subacquei.
Un’avventura senza epica
Toschi narra le proprie vicende subito dopo la fine del conflitto, definendola un’avventura degna dei romanzi di Salgari, ma sprovvista dell’enfasi e della retorica tipiche del genere. Le descrizioni delle usanze e dei costumi delle regioni indiane attraversate sono ricche di dettagli e ricordano i resoconti di viaggio di Livingstone. L’autore, uomo d’azione con le qualità del marinaio e del sommergibilista, privilegia la concisione, lasciando al lettore l’onere di decifrare ciò che rimane sottinteso. Matteo Sacchi, curatore della nuova edizione e giornalista de “il Giornale”, evidenzia questa peculiarità di Toschi nella sua prefazione. Sacchi, nipote di un militare che ha condiviso con Toschi l’esperienza nel campo di prigionia britannico di Yol, offre un ritratto appassionato dell’autore.
- Che storia incredibile, un vero esempio di resilienza... 💪...
- Non so, tutta questa esaltazione dell'eroismo bellico mi lascia perplesso... 🤔...
- Interessante notare come la 'cultura della fuga' sia una forma di resistenza... 🧭...
Genio della fuga e incursore subacqueo
Elios Toschi (Ancona 1908 – Grottaferrata 1989) entra nell’Accademia navale di Livorno nel 1925, dove conosce Teseo Tesei. Insieme, nel 1935, inventano il siluro a lenta corsa, un’arma navale che si dimostrerà fondamentale nella Seconda Guerra Mondiale. Questo strumento, all’apparenza rudimentale, infliggerà danni notevoli alle corazzate britanniche nei porti del Mediterraneo. Grazie a questi siluri e ai barchini esplosivi, le forze speciali subacquee italiane riuscirono a penetrare Gibilterra, la baia cretese di Suda e il porto di Alessandria d’Egitto nel dicembre 1941, causando l’affondamento delle corazzate Queen Elizabeth e Valiant, oltre a danneggiare la petroliera Sagona e il cacciatorpediniere Jervis. Nel 1939, il reparto della Marina specializzato nell’uso di questi mezzi fu trasferito in una base segreta a Bocca di Serchio, in Versilia, prendendo il nome di X Flottiglia MAS. È importante distinguere questa unità dalla famigerata X Mas del principe Borghese, che agì con le forze nazifasciste. Questi incursori, conosciuti come Uomini Gamma, erano ufficiali e sottufficiali altamente preparati, che interpretavano il loro ruolo di assaltatori e la disciplina militare in modo coraggioso e anticonvenzionale. Toschi fa cenno alle difficoltà incontrate a causa di questa loro singolarità.
La prigionia e la fuga impossibile
La prima operazione subacquea di Toschi consistette nel salvare nove superstiti intrappolati nel sommergibile Iride, colato a picco nel Golfo di Bomba nell’agosto del 1940. Trascorso un mese, dal porto di La Spezia salpò il sommergibile Gondar, diretto verso Alessandria d’Egitto, trasportando a bordo un manipolo di sei sabotatori, tra i quali figurava Toschi. Scoperti e presi di mira, i membri dell’equipaggio caddero in mano nemica. Ebbe così inizio la seconda esperienza avventurosa di Toschi, quella di prigioniero e fuggiasco, che occupa la parte preponderante del libro. L’autore descrive la “smania del recluso” e la sua ossessione per l’evasione. Dopo un tentativo vano di scavo di un tunnel in un campo nei pressi di Suez e un tentativo di fuga da una nave diretta in India, Toschi fu trasferito nei remoti campi di Yol, dove erano rinchiusi diecimila ufficiali italiani. Determinato a scappare, Toschi evade con due compagni dopo aver scavato una galleria. Appresa la lingua del posto, i fuggitivi cercano di mimetizzarsi con la popolazione. Si spostano a piedi nell’alta valle dell’Indo, in direzione dell’Afghanistan, affrontando scalate ad altitudini estreme e condizioni climatiche proibitive. Dopo essere stato catturato di nuovo, Toschi tenta una terza fuga, stavolta coronata dal successo. Con l’aiuto di un commilitone che conosce la lingua urdu dei pashtun, riescono a celarsi e a raggiungere Diu, un’isoletta portoghese nei pressi di Goa. Qui, in territorio neutrale, attendono la fine della guerra. Toschi trascorre sei anni lontano dall’Italia, dal settembre 1940.

Un esempio di resilienza e ingegno
La storia di Elios Toschi è un testamento di resilienza, ingegno e spirito di avventura. La sua capacità di adattarsi a situazioni estreme, la sua determinazione nel superare gli ostacoli e la sua profonda umanità emergono chiaramente dalle pagine del suo diario. La sua figura di incursore subacqueo e di fuggitivo instancabile incarna un’epoca di eroismo e sacrificio. La sua storia è un esempio di come l’ingegno umano possa superare anche le avversità più estreme.
Amici appassionati di montagna e alpinismo, la storia di Elios Toschi ci ricorda che la montagna, come il mare, è un terreno di sfida e di crescita personale. La sua fuga attraverso l’Himalaya, con mezzi di fortuna e in condizioni estreme, ci insegna che la determinazione e l’ingegno possono superare anche le difficoltà più insormontabili.
Una nozione base di alpinismo che si applica a questa storia è l’importanza della preparazione fisica e mentale per affrontare le sfide della montagna. Toschi, pur non essendo un alpinista esperto, ha dimostrato una straordinaria resistenza fisica e una grande capacità di adattamento, qualità essenziali per sopravvivere in un ambiente ostile come l’Himalaya.
Una nozione più avanzata è quella della “cultura della fuga”, ovvero la capacità di improvvisare e di trovare soluzioni creative in situazioni di emergenza. Toschi ha dimostrato di possedere questa qualità in modo eccezionale, riuscendo a fuggire da diversi campi di prigionia e a sopravvivere in un ambiente sconosciuto e pericoloso.
La storia di Toschi ci invita a riflettere sul significato della libertà e sul valore della determinazione. Ci spinge a interrogarci su cosa saremmo disposti a fare per raggiungere i nostri obiettivi e su come reagiremmo di fronte a situazioni estreme. La sua vicenda è un esempio di come la forza di volontà e la capacità di adattamento possano permetterci di superare anche le sfide più difficili e di raggiungere la libertà, sia fisica che interiore.







