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- A soli 9 anni, Luca Vuerich ha raggiunto la vetta del Grossglockner (3798m), dimostrando una precoce passione per la montagna.
- Vuerich ha compiuto la prima invernale della «Cengia degli Dei» sul Jof Fuart, un percorso di 7km a oltre 2000m di quota, noto anche come «Via eterna».
- Nel 2003, insieme a Nives Meroi e Romano Benet, ha scalato il Gashebrum I, Gashebrum II e Broad Peak in soli 20 giorni, un'impresa straordinaria che testimonia la sua abilità in alta quota.
L’alpinismo perde una stella: omaggio a Luca Vuerich, spirito libero delle montagne
La comunità alpinistica è in lutto per la prematura scomparsa di Luca Vuerich, guida alpina e fotografo di talento, avvenuta il 22 gennaio 2010 a causa di una valanga in Slovenia. La sua eredità, però, continua a vivere attraverso le sue imprese, le sue immagini e il bivacco a lui dedicato nel Gruppo del Montasio. Vuerich, nato a Gemona del Friuli l’11 dicembre 1975, ha incarnato lo spirito dell’alpinismo puro, coltivato fin dalla tenera età grazie alla passione trasmessagli dal padre Luciano.
Un talento precoce forgiato sulle Alpi Giulie
Fin da bambino, Luca Vuerich ha dimostrato un’innata predisposizione per la montagna. A soli nove anni, accompagnato dal padre, ha raggiunto la vetta del Grossglockner (3798m), lasciando a bocca aperta i suoi compagni di classe. La sua passione per lo sci, praticato a livello agonistico fino ai 17 anni, ha contribuito a temprarne il fisico, preparandolo alle sfide delle spedizioni in alta quota. Oltre alle gare, Vuerich nutriva un profondo apprezzamento per la serenità dello scialpinismo e l’ebbrezza offerta dalle discese più audaci, come dimostrato dalla sua prima discesa con gli sci della parete sud dello Jof di Montasio, caratterizzata da pendenze che superano i 60°. Ispirato da figure leggendarie come Ignazio Piussi, Enzo Cozzolino ed Emilio Comici, Vuerich ha sempre espresso gratitudine verso coloro che gli hanno insegnato ad affrontare la montagna con rispetto, umiltà e, soprattutto, divertimento.
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Imprese memorabili tra le Alpi e l’Himalaya
Luca Vuerich ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’alpinismo, realizzando imprese di grande rilievo sia sulle Alpi che in Himalaya. Le sue prime ascensioni invernali, come quella della via “Sanjski Ozebnik” sul Tricorno (1200m, difficoltà V-VI/5+ su ghiaccio e 5+/A0 su roccia) e della fessura Lomasti-Mazzillis sulla Cima Grande della Scala (400m, difficoltà VIII grado), testimoniano la sua audacia e la sua abilità tecnica. Sul Jof Fuart, ha compiuto la prima invernale della “Cengia degli Dei”, un percorso di 7km a oltre 2000m di quota, noto anche come “Via eterna” per la sua lunghezza e difficoltà. La sua perizia nell’arrampicata su ghiaccio era così straordinaria che Nives Meroi dichiarava che “poteva scalare anche sul vetro”. Tra le sue realizzazioni più significative, spicca la salita della cascata Riofreddo, la prima di grado 7 sulle Alpi Giulie italiane. In totale, Vuerich ha compiuto 600 salite sulle Alpi e aperto oltre 30 nuove vie nelle Giulie, dimostrando il suo profondo amore per la montagna e la natura.

Spedizioni in alta quota e collaborazioni con Nives Meroi e Romano Benet
La passione di Luca Vuerich per l’alpinismo lo ha portato a confrontarsi con le vette più alte del mondo. Nel 1998, ha raggiunto i 7500m lungo la via Kinshofer al Nanga Parbat (8125m). Negli anni seguenti, ha preso parte a spedizioni dirette allo Shisha Pagma e al Cho Oyu, e nel 2000 si è cimentato con l’allora inviolata parete nord del Gasherbrum II, raggiungendo i 6500 metri e completando l’ascesa di quattro cime mai scalate prima, tra i 6000 e i 6500 metri, nell’area del K2. L’incontro con Nives Meroi e Romano Benet ha segnato una svolta nella sua carriera alpinistica. Insieme, hanno realizzato imprese straordinarie, come la salita in soli venti giorni di Gashebrum I, Gashebrum II e Broad Peak nel 2003. Nel 2004, Vuerich ha conquistato la cima del Lhotse (8517m), il suo quarto Ottomila, e ha preso parte alla spedizione nazionale “K2-2004 50 anni dopo”, raggiungendo la quota di 7000 metri sul versante nord. Nel 2005, ha tentato la salita del Dhaulagiri, fermandosi a 8100m. Nel 2007, ha compiuto la prima italiana del Khan Tengri (7010m), in Cina, salendo e scendendo dal versante sud in sole 22 ore. Sempre attratto dall’inverno, nel 2008 ha tentato la prima salita invernale del Makalu (8460m) e ha raggiunto la vetta del Manaslu (8163m), suo quinto 8000.
L’eredità di un alpinista appassionato
Oltre alle sue imprese alpinistiche, Luca Vuerich ha lasciato un’importante eredità culturale attraverso le sue proiezioni e le sue conferenze. Nel 2007, ha presentato “Di stile e d’alpinismo”, una raccolta di scatti al Dhaulagiri e al Khan Tengri, in cui sottolineava l’importanza dello stile di salita rispetto al raggiungimento della vetta. Con “Alpi Giulie montagne nascoste”, ha condiviso le sue esperienze tra le cime, le pareti e i percorsi che circondano la sua casa, affrontati in ogni stagione. La sua scomparsa prematura ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo dell’alpinismo, ma il suo spirito libero e la sua passione per la montagna continuano a ispirare generazioni di alpinisti. Il bivacco a lui dedicato sul Foronon del Buinz, nel Gruppo del Montasio, è un simbolo tangibile del suo amore per la montagna e un luogo di rifugio per tutti coloro che condividono la sua passione.
Un esempio di passione e dedizione: riflessioni sull’alpinismo moderno
Luca Vuerich non è stato solo un alpinista di talento, ma anche un esempio di passione, dedizione e rispetto per la montagna. La sua storia ci invita a riflettere sull’essenza dell’alpinismo moderno, che non è solo una questione di performance e record, ma anche di stile, etica e connessione con la natura.
Una nozione base di alpinismo che possiamo trarre dalla storia di Vuerich è l’importanza della preparazione fisica e tecnica, ma anche della conoscenza del territorio e delle condizioni meteorologiche. Un alpinista consapevole sa che la montagna è un ambiente severo e imprevedibile, e che la sicurezza deve essere sempre al primo posto.
Una nozione avanzata è la capacità di adattarsi alle diverse situazioni e di prendere decisioni in modo autonomo e responsabile. L’alpinismo non è solo una questione di seguire una via tracciata, ma anche di saper improvvisare, di trovare soluzioni creative e di affrontare le difficoltà con coraggio e determinazione.
La storia di Luca Vuerich ci ricorda che l’alpinismo è soprattutto un’esperienza umana, un’occasione per mettersi alla prova, per superare i propri limiti e per scoprire la bellezza e la grandezza della natura. È un invito a vivere la montagna con rispetto, umiltà e passione, seguendo l’esempio di chi, come Luca, ha saputo trasformare la sua passione in un’arte.







