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- L'assessora Serluca esprime preoccupazione per i nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani che rischiano di penalizzare la Campania.
- Fino al 30% degli attuali Comuni montani della Regione Campania rischiano l'esclusione e la conseguente riduzione dei fondi nazionali.
- Il presidente Roberto Fico si è espresso criticamente riguardo all'impostazione del decreto attuativo durante la Conferenza Unificata del 15 gennaio.
L’assessora all’agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, ha espresso forte preoccupazione riguardo ai nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, previsti dal Dpcm attuativo della legge n. 131 del 12 settembre 2025. Secondo l’assessora, tali criteri, basati su parametri altimetrici e di pendenza, rischiano di penalizzare fortemente la Campania ed escludere territori fragili che rispecchiano pienamente il concetto costituzionale di montagna. La questione è stata al centro di un acceso dibattito durante la recente riunione della Commissione Politica per la montagna della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
L’assessora Serluca ha evidenziato come l’attuale impianto normativo rischi di escludere fino al 30% degli attuali Comuni montani della Regione Campania, con la conseguente riduzione dei fondi nazionali destinati a questi territori. La sua obiezione fondamentale risiede nel fatto che la definizione di “montanità” non può limitarsi a semplici parametri tecnici come l’altitudine o la pendenza del terreno, ma deve necessariamente inglobare fattori socio-economici cruciali come la disponibilità di servizi, il livello di reddito, il fenomeno dello spopolamento e la generale condizione di marginalità.
La Montagna Oltre l’Altimetria: Un Appello alla Considerazione dei Fattori Socio-Economici
L’assessora Serluca ha messo in luce l’inadeguatezza dell’attuale impostazione normativa, evidenziando come la nuova struttura rischi di includere centri che tradizionalmente non sono mai stati considerati montani, beneficiando già di servizi e infrastrutture adeguate, mentre escluderebbe Comuni penalizzati unicamente da quote altimetriche o pendenze meno accentuate, ma che presentano una ben maggiore fragilità economica e sociale. Questa impostazione, a suo dire, ignora la complessità dei territori montani e rischia di consolidare i divari territoriali, sia a livello regionale che nazionale.

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Reazioni e Prospettive Future: Un Confronto Aperto per una Definizione Inclusiva di Montanità
Nel corso della Conferenza Unificata del 15 gennaio, anche il presidente Roberto Fico si è espresso criticamente riguardo all’impostazione proposta per il decreto attuativo. L’assessora Serluca ha annunciato che, a seguito del dibattito tecnico e politico, sarà esaminata la nuova bozza del Dpcm, attesa nei prossimi giorni, che dovrebbe contenere modifiche ai requisiti per l’identificazione dei Comuni montani. La Regione Campania ribadisce con forza la necessità di considerare la montagna non solo come un dato altimetrico e si impegna a sostenere l’introduzione nella legge di parametri di natura socio-economica in tutte le sedi istituzionali.
Oltre i Numeri: Una Visione Umana della Montagna e del Suo Futuro
La vicenda solleva una questione fondamentale: come definire la “montanità” nel XXI secolo? È sufficiente basarsi su dati altimetrici e pendenze, o è necessario considerare anche le sfide socio-economiche che affliggono queste aree? La risposta sembra ovvia: una definizione inclusiva deve necessariamente tenere conto di entrambi gli aspetti.
La montagna non è solo un luogo fisico, ma anche un ecosistema sociale, culturale ed economico. Trascurare uno di questi aspetti significa condannare intere comunità all’isolamento e alla marginalizzazione.
Un concetto base di notizie e approfondimenti su montagna e alpinismo è che la montagna è un sistema complesso e interconnesso, dove l’ambiente naturale e le comunità umane sono strettamente legate. Un approccio avanzato è quello di considerare la montagna come un “laboratorio” per lo sviluppo sostenibile, dove si possono sperimentare soluzioni innovative per affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la marginalizzazione delle aree rurali.
Riflettiamo: cosa possiamo fare, come singoli cittadini e come società, per sostenere le comunità montane e garantire un futuro sostenibile per questi territori? La risposta a questa domanda potrebbe essere la chiave per un futuro più equo e sostenibile per tutti.







