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- Nel 2025, le squadre di soccorso alpino in Lombardia hanno effettuato 1490 interventi, un aumento significativo rispetto ai 1259 del 2024.
- Il numero di vittime in montagna è salito a 99 nel 2025, superando gli 85 decessi registrati nel 2024, evidenziando un trend preoccupante.
- La VII Delegazione Valtellina - Valchiavenna ha registrato 336 interventi nel 2025, con 19 persone che hanno perso la vita e 370 soccorse.
- Nel corso del 2025, 8930 soccorritori del CNSAS Lombardo sono stati coinvolti nelle operazioni, dedicando quasi 30.000 ore di lavoro (29.924) in 5471 giornate.
Nel 2025, le squadre dislocate sul territorio hanno realizzato un numero impressionante di 1490 interventi, un dato che desta preoccupazione se paragonato ai 1259 del 2024. Tale aumento ha comportato il soccorso di 1986 persone, un numero che mette in luce l’accresciuta domanda di servizi di salvataggio negli ambienti montani. Analizzando i dati degli anni precedenti, emerge una tendenza all’aumento: 1390 operazioni nel 2023 e 1314 nel 2022.
La distribuzione degli interventi a livello di delegazione evidenzia una forte concentrazione in specifiche aree: la V Bresciana conta 308 interventi, la VI Orobica 270, la VII Valtellina – Valchiavenna 336 e la XIX Lariana raggiunge quota 573. A questi vanno aggiunti tre interventi di soccorso in grotta, coordinati dalla IX Delegazione speleologica regionale. Il 2025 è stato segnato anche da un triste aumento del numero di vittime, con 99 persone che hanno perso la vita tra le montagne, le forre o gli ambienti sotterranei, considerando anche malori improvvisi. Questo dato è superiore agli 85 decessi del 2024, ai 92 del 2023 e ai 78 del 2022. Le operazioni di ricerca di persone scomparse sono state 127, un numero che enfatizza la complessità e la frequenza delle situazioni di emergenza.
Analisi Dettagliata degli Interventi in Valtellina – Valchiavenna
La VII Delegazione Valtellina – Valchiavenna ha contato 336 interventi nel 2025, un aumento rispetto ai 250 del 2024, ma in linea con i 316 del 2023 e i 308 del 2022. In questo territorio, 19 persone hanno tragicamente perso la vita e 370 hanno ricevuto soccorso. Le operazioni volte a localizzare persone disperse sono state 31. Esaminando i dati relativi alle singole stazioni, si possono individuare le zone più critiche: Aprica (con 19 interventi), Bormio (36), Chiavenna (24), Livigno (35), Madesimo (8), Morbegno (47), Sondrio (32), Valfurva (31), Valmalenco (52) e Valmasino (52).
Le cause più comuni degli incidenti sono state: cadute, inciampi o scivolamenti nello stesso punto (50 casi); ritardi (37); condizioni fisiche o psicofisiche non ottimali (37); cadute da altezze elevate in scarpate o dirupi (29); presenza di ostacoli sui sentieri (14); piogge intense (4), foschia o nebbia (3) e oscurità (3). Le attività più frequentemente associate agli incidenti sono state: escursionismo (155 casi); ricerca di funghi (27); sci alpinismo (27); attività turistiche e per il tempo libero (18); trekking (15); mtb ed e-bike (15); alpinismo (15); sport e attività sulla neve (8); volo in parapendio (4).

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Il Ruolo Cruciale del CNSAS Lombardo e le Cause degli Incidenti
Il CNSAS Lombardo ricopre un ruolo di primaria importanza nel sistema di emergenza, lavorando in stretta collaborazione con AREU e le centrali del 112. I soccorritori, che includono tecnici, medici e infermieri altamente specializzati, intervengono in zone impervie per prestare soccorso a persone ferite, in pericolo o disperse. Nel corso del 2025, 8930 soccorritori del CNSAS Lombardo sono stati coinvolti nelle operazioni, dedicando quasi 30.000 ore di lavoro (29.924) in 5471 giornate.
Gianluca Crotta, vicepresidente del CNSAS Lombardo, evidenzia come l’aumento degli interventi comporti un carico di lavoro sempre più intenso e strutturato. Le ragioni principali alla base degli incidenti includono dilazioni, perdita dell’orientamento, preparazione fisica e tecnica inadeguata, dotazione non idonea e mancanza di una corretta pianificazione del percorso. Crotta sottolinea inoltre il pericolo derivante dall’imitazione di itinerari visti sui social media, spesso affrontati da individui non sufficientemente preparati. La prevenzione e la sicurezza sono elementi chiave: scegliere percorsi adeguati, consultare previsioni meteo e bollettini, prestare attenzione all’attrezzatura e alla formazione con professionisti qualificati come le guide alpine e il CAI.
Un’analisi più approfondita delle cause degli incidenti rivela: cadute, inciampi, scivolamenti nello stesso punto (303 casi); condizione fisica o psicofisica non all’altezza (298); cadute da un’altezza considerevole su scarpate, pendii o in dirupi (205); ritardo (125); perdita dell’orientamento (117); presenza di ostacoli lungo sentieri, itinerari o vie (53); cadute su superfici erbose (50); cadute su superfici innevate (49); condizioni meteorologiche avverse (14); oscurità (5); attacchi di mammiferi (4); morsi di rettili (4); punture di insetti (3). Le attività con il maggior numero di persone coinvolte sono: escursionismo (803); attività turistiche e ricreative (91); raccolta funghi (67); *pratica di attività in montagna che richiede l’uso di funi o progressione libera (56); alpinismo (56); mtb ed e-bike (54); sci alpinismo (50); trekking (44); attività e sport sulla neve (39); running e trail running (31); sci fuori pista (27); bicicletta (25); arrampicata sportiva (19); vie ferrate (15); caccia (13); pesca (3); ciaspole (3).
Verso una Montagna Più Sicura: Prevenzione e Consapevolezza
L’aumento degli interventi di soccorso alpino in Lombardia nel 2025 costituisce un segnale d’allarme da non sottovalutare. La montagna, con la sua bellezza e le sue sfide, richiede rispetto, preparazione e consapevolezza. L’iniziativa “Sicuri in montagna d’inverno”, promossa dal CNSAS e dal CAI, rappresenta un importante passo avanti verso la prevenzione degli incidenti e la promozione di una cultura della sicurezza.
“È fondamentale comprendere che la montagna non è un parco giochi, ma un ambiente severo che richiede una preparazione adeguata e una valutazione accurata delle proprie capacità.” La conoscenza del territorio, la pianificazione dell’itinerario, l’utilizzo di attrezzatura adeguata e la consultazione delle previsioni meteorologiche sono elementi imprescindibili per affrontare la montagna in sicurezza.
Un concetto base, spesso trascurato, è la valutazione del rischio. Prima di intraprendere qualsiasi attività in montagna, è essenziale valutare attentamente i pericoli potenziali e adottare le misure necessarie per mitigarli. Questo include la conoscenza delle condizioni del sentiero, la presenza di neve o ghiaccio, il rischio di valanghe e la possibilità di cambiamenti improvvisi del tempo.
Un concetto avanzato è la gestione del rischio residuo*. Anche dopo aver adottato tutte le misure preventive, rimane sempre un certo livello di rischio. La capacità di gestire questo rischio residuo, attraverso la conoscenza delle tecniche di autosoccorso, la capacità di prendere decisioni rapide e informate e la consapevolezza dei propri limiti, può fare la differenza tra un’esperienza positiva e un incidente.
Riflettiamo: la montagna è un luogo di meraviglia e di sfida, ma anche di potenziale pericolo. La nostra responsabilità è quella di affrontarla con rispetto, preparazione e consapevolezza, per proteggere noi stessi e gli altri.







