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- La guida "Alpi on the road" propone 50 itinerari tra l'Italia e il resto dell'arco alpino, con un focus sul turismo eco-compatibile.
- In Calabria, lungo la Ciclovia dei Parchi, sono sorte 45 nuove strutture ricettive in soli due anni, dimostrando il potenziale del turismo lento.
- L'articolo sottolinea l'importanza di un turismo consapevole e rispettoso, specialmente dopo l'esplosione turistica post-pandemia, quando le aree montane sono state «assalite da individui impreparati».
L’8 gennaio 2026, presso lo spazio culturale Materia di Varese, si è tenuto un incontro con Dennis Falconieri, giornalista e autore per Lonely Planet, per la presentazione della guida “Alpi on the road”. L’evento, introdotto dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli, ha posto l’accento sull’importanza di iniziative gratuite e aperte al pubblico per la creazione di comunità.
Le Alpi: un laboratorio a cielo aperto
Falconieri ha sottolineato la complessità del tema alpino, che abbraccia sette Paesi, culture diverse e territori fragili in continua trasformazione. Le Alpi sono state descritte come un autentico laboratorio sperimentale all’aperto, un crocevia in cui si intrecciano turismo, identità, mutamento e, con crescente frequenza, palesi incongruenze. La guida, frutto della collaborazione tra Falconieri e Piero Pasini con il supporto di UNCEM, propone 50 itinerari tra l’Italia e il resto dell’arco alpino, molti dei quali transnazionali. L’obiettivo è quello di raccontare le Alpi non come una barriera, ma come una cerniera tra popoli, culture, lingue e storie, un territorio da attraversare e non da consumare. I percorsi indicati sono stati ideati per essere esplorati tramite autovettura, camper, treno o bicicletta, prestando una particolare attenzione alla promozione di un turismo eco-compatibile. Non mancano i grandi classici, come le Tre Cime di Lavaredo, ma la guida propone anche modi alternativi per raggiungerli, come trekking o visite in momenti meno affollati.

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Turismo e rispetto: un equilibrio difficile
Durante l’incontro, ampio spazio è stato dedicato ai temi dell’overtourism e del rischio di snaturare le Alpi. Falconieri ha rammentato l’esplosione turistica post-pandemia, quando le aree montane furono assalite da individui impreparati, mossi più dall’attrattiva di un’immagine da pubblicare su Instagram che da un genuino desiderio di vivere l’esperienza. Pur riconoscendo l’importanza di rendere le Alpi accessibili a tutti, ha sottolineato la necessità di consapevolezza, rispetto e infrastrutture adeguate. Un altro tema affrontato è stato l’impatto delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Falconieri ha evidenziato come Cortina sia finita al centro delle polemiche, mentre altri territori coinvolti sono passati quasi inosservati. Sebbene riconoscesse la rilevanza dell’evento, ha enfatizzato come alcune nuove strutture, quali le funivie di recente costruzione, possano facilitare l’accesso a panorami mozzafiato anche per coloro che presentano ridotte capacità motorie. L’equilibrio tra turismo e rispetto è difficile, ma va costantemente ricercato.
Appennini e Sud: la montagna che resiste
La seconda parte della serata si è concentrata sul tema del ritorno alla montagna, con esempi concreti tratti dall’esperienza di Falconieri come autore. Gli Appennini sono stati individuati come più dinamici rispetto alle Alpi in ambito di turismo lento, grazie a iniziative come la Ciclovia dei Parchi della Calabria, la Via Silente e il Sicily Divide, che stanno attirando un pubblico globale e riattivando le economie locali. In Calabria, ad esempio, sono sorte 45 nuove strutture ricettive in soli due anni lungo il percorso della ciclovia. Falconieri ha anche menzionato l’esperienza di Valeria Gallese in Abruzzo, la quale ha rivitalizzato il settore della lana attraverso un progetto di respiro europeo. Ha sottolineato la grande responsabilità che si assume chi scrive una guida, in quanto raccontare un luogo può cambiare la vita di chi ci vive. “La montagna senza montanari non esiste“, ha affermato Falconieri, sottolineando l’importanza di chi abita, lavora, accoglie e cura il territorio. La montagna non può essere solo una cartolina o un parco giochi per chi viene dalla città, ma ha bisogno di infrastrutture, banda larga e trasporti per garantire un futuro a chi sceglie di restare.
Uno sguardo nuovo sulla montagna
Falconieri ha ribadito che l’obiettivo delle sue guide non è tanto quello di indicare cosa vedere, ma come vedere. Il viaggio è un percorso di affinamento della percezione: se si affronta con tranquillità, se ci si ferma e si permette a sé stessi di essere meravigliati, persino luoghi già esplorati innumerevoli volte possono svelare aspetti inediti. La serata si è conclusa con un invito a tornare, restare e sostenere, perché i cammini, anche quelli culturali, si fanno insieme.
Riscoprire l’essenza della montagna: un invito alla riflessione
La serata con Dennis Falconieri ci ricorda che la montagna non è solo un luogo da visitare, ma un ecosistema complesso e fragile, che va rispettato e valorizzato. *Il turismo sostenibile è fondamentale per preservare la bellezza delle Alpi e degli Appennini, ma è altrettanto importante sostenere le comunità locali che vivono e lavorano in questi territori*. Un concetto base da tenere sempre a mente è che la montagna è un ambiente dinamico, in cui la natura e l’uomo sono in costante interazione. Un concetto avanzato è la necessità di una pianificazione territoriale integrata, che tenga conto delle esigenze del turismo, dell’agricoltura, dell’ambiente e delle comunità locali.
La montagna ci offre l’opportunità di riscoprire un ritmo di vita più lento e autentico, di entrare in contatto con la natura e di apprezzare la bellezza dei paesaggi. Ma ci invita anche a riflettere sul nostro ruolo di viaggiatori responsabili, capaci di rispettare l’ambiente e di sostenere le economie locali. _La montagna è un tesoro prezioso che va custodito e tramandato alle future generazioni_.







